C’e c’è un settore in Piazza Affari che, tra alleanze e acquisizioni, si evolve senza conoscere tregua, è quello bancario. La mossa più recente porta la firma di Intesa Sanpaolo il weekend scorso ha comunicato la decisione di aumentare da 1 a 1,25 euro per azione la componente in contanti dell’Opas lanciata su Banca Mps, lasciando invariati i rapporti di concambio precedentemente decisi (1,6 azioni Intesa per ogni azione Mps). In aggiunta, Intesa ha esplicitato che la sua Opas decadrà se l’assemblea dei soci di Mps voterà a favore del piano proposto dal ceo Luigi Lovaglio.
Immediate le reazioni da parte degli altri soggetti coinvolti nell’operazione. Delfin, la holding lussemburghese della famiglia Del Vecchio, primo azionista di Mps con il 17,6% del capitale, si è impegnata ad apportare l’intera partecipazione all’offerta e a votare nell’assemblea del 29 ottobre in modo coerente con le condizioni poste da Intesa. Anche Caltagirone, secondo socio dell’istituto senese con il 13,5%, già prima del rilancio sembrava orientato a preferire l’Opas di Intesa. Anche la famiglia Benetton ha comunicato che aderirà all’Opas di Intesa apportando la partecipazione dell’1,45% detenuta nel capitale.
L’operazione proposta da Intesa dovrà ottenere il via libera dell’autorità Antitrust e in tal senso la banca guidata da Carlo Messina si è già accordata per cedere 635 filiali di Mps a Unipol (che poi le girerà a Bper).
Intesa Sanpaolo
A parte l’Opas lanciata su Mps, l’attivismo della banca sul mercato è sempre più evidente. L’istituto occupa le prime posizioni in Italia in termini di efficienza. In attesa dell’incontro con gli analisti, in programma il prossimo 30 ottobre in coincidenza con l’approvazione dei conti del terzo trimestre, i giudizi delle banche d’affari sono tutti estremamente positivi sulle prospettive della società.
Lo scorso 11 settembre Goldman Sachs ha cnfermato il “buy” e alzato a 7,8 euro il target price. In precedenza (4 settembre) Santander aveva a sua volta ribadito il giudizio “outperform” (farà meglio del mercato) e migliorato il prezzo obiettivo, portandolo a 7,7 euro. Quanto all’analisi tecnica di Teleborsa, la resistenza più immediata è stimata a 6,659 euro.
Le attese sono per una fase di reazione intermedia tesa a riposizionare il quadro tecnico su valori più equilibrati e target a 6,976, da raggiungere in tempi ragionevolmente brevi. Il titolo a Piazza Affari vale circa 6,25 euro, il 13% in più rispetto alla quotazione di un anno fa (il 16% se si considera soltanto l’ultimo semestre).
Unicredit
Il titolo, scambiato a metà settimana a poco meno di 80 euro per azione (in crescita del 25% nell’ultimo semestre e del 23% rispetto a un anno fa), è la blue chips del listino di Piazza Affari a più grande capitalizzazione. Il 22 ottobre si riunirà il cda dell’istituto di piazza Gae Alenti chiamato ad approvare i conti del terzo trimestre. Per l’intero 2026 il gruppo guidato da Andrea Orcel stima profitti netti ben superiore a 11 miliardi, o a circa 11,5 miliardi. Il target al 2028 è invece di un utile netto «ben superiore» a 13 miliardi di euro e ben superiore a 15 miliardi nel 2030, entrambi prima del consolidamento integrale di Commerzbank.
Le previsioni degli analisti per Unicredit indicano un quadro generalmente favorevole nel medio termine, sostenuto dai solidi risultati finanziari e dalle strategie di espansione messe in atto dal management. Recentemente Bank of America ha confermato il giudizio buy sulla banca milanese e alzato il prezzo obiettivo a 113 euro, ben superiore ai livelli attuali. Più cauta Banca Akros che è neutral sul titolo con prezzo obiettivo posto a 83 euro. Per il terzo trimestre Akros stima che UniCredit registri un utile netto di circa 2,69 miliardi di euro, inferiore di circa il 7% rispetto al consensus degli analisti.
Secondo l’analisi tecnica di Teleborsa segnali rialzisti si intravedono sul titolo nel breve periodo, grazie alla tenuta dell’area di supporto individuata a quota 79,01 euro. Lo spunto positivo di breve è indicativo di un cambiamento del trend verso uno scenario rialzista, con la curva che potrebbe spingersi verso l’importante area di resistenza stimata a quota 83,06. A livello operativo, lo scenario più appropriato potrebbe essere una ripresa rialzista del titolo, con area di resistenza individuata a 87,11 euro.
Mps
Fondata nel 1472, è la più longeva banca italiana in attività e la più antica al mondo. L’azione a Piazza Affari segna una performance positiva di oltre il 53% rispetto a un anno fa. Quanto agli analisti, il target price medio a 12 mesi per le azioni di Mps è stimato intorno a una media di 11,77 euro. Tutte positive (con target price in rialzo) le ultime raccomandazioni (per la verità non recentissime) delle banche d’affari sul titolo. Il 20 luglio scorso Barclays aveva confermato il giudizio equalweight (pesare correttamente) e alzato a 10,3 euro l’obiettivo di prezzo. In precedenza (8 giugno) Equita Sim lo aveva alzato a “buy”, con un target di prezzo di 11,8 euro. Le azioni della banca quotavano a metà settimana intorno a 11,3 euro, mostrando una fase di correzione di breve termine vicina ai supporti chiave.
Banco Bpm
Gruppo bancario italiano presente in tutta Italia, frutto di aggregazioni tra vari istituti regionali e operativo dal 1º gennaio 2017, è caratterizzato da un forte radicamento locale, in particolar modo in Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. A Piazza Affari il titolo a metà settimana scambiava intorno ai 14,8 euro, in crescita di quasi il 17% rispetto a un anno fa. Positivi i più recenti giudizi degli analisti: Lo scorso 3 settembre Deutsche Bank ha confermato la raccomandazione “buy” e alzato il target price a 18,1 euro, mentre il giorno precedente Morgan Stanley, pur ribadendo un più cauto “underweight” (sottopesare in portafoglio), aveva alzato a 15 euro il prezzo obiettivo.
Bper
Sede a Modena, in Emilia-Romagna, la banca è quotata nell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, presente in tutte le regioni italiane, all’estero ha uffici di rappresentanza a Hong Kong e Shanghai, oltre a mantenere accordi di partenariato con gruppi bancari esteri, istituzioni e studi di consulenza.
Il titolo valeva a metà settimana poco più di 13,5 euro per azione, in crescita del 18% negli ultimi sei mesi e del 40% da un anno a questa parte. Unanimi gli analisti nell’attribuire al titolo forti potenzialità di sviluppo. Lo scorso 3 settembre Deutsche Bank ha confermato la raccomandazione “hold” (mantenere in portafoglio) e alzato il target price, portandolo a 14,4 euro. Il giorno precedente Morgan Stanley aveva ribadito il giudizio overweight (sovrappesare) e alzato a 14,8 euro l’obiettivo di prezzo.
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