Il mercato del lavoro italiano continua a correre più veloce delle previsioni. Nel secondo trimestre gli occupati hanno toccato il massimo storico di 24,4 milioni, con il tasso di occupazione salito al 63,1%, e il Documento programmatico di finanza pubblica stima per quest’anno una crescita dell’1% e una disoccupazione in calo al 5,7%. Un aumento che ha interessato soprattutto il lavoro dipendente e che, secondo le stime del governo, proseguirà a un ritmo medio dello 0,6% l’anno fino al 2029.
È da questa base che parte la legge di bilancio 2027, una manovra da circa 30 miliardi che punta a trasformare la tenuta dell’occupazione in crescita stabile. Nello scenario programmatico il Pil salirà dello 0,8% il prossimo anno e dello 0,9% nel 2028, sopra il tendenziale, perché le risorse aggiuntive, indirizzate soprattutto alla spesa in conto capitale, «favoriscono l’attivazione di investimenti privati e la creazione di occupazione».
Energia
Il primo capitolo è l’energia. Dei 14,4 miliardi garantiti nel 2027 dalla clausola di salvaguardia europea, 7,2 sono destinati, come si legge nella relazione al Parlamento, «a misure in favore di famiglie, studenti, imprese, pubbliche amministrazioni e al settore delle infrastrutture». Per il sistema produttivo «l’azione sarà rivolta a sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili, a contenere i costi energetici per quelle maggiormente esposte e a favorire la decarbonizzazione», anche attraverso «una nuova Energy Release». È lo strumento più atteso: garantisce agli energivori forniture a 65 euro al megawattora in cambio di nuova capacità rinnovabile.
Secondo il Gse ha già prodotto 480 contratti e coinvolto 3.238 società, con 23,6 terawattora assegnati sui 24 disponibili, un miliardo erogato nel 2025 e 2 quest’anno. L’ipotesi è estenderlo a tutte le pmi, rafforzando anche la garanzia di ultima istanza per i contratti di fornitura a lungo termine a prezzo fisso. «Aiutare le famiglie è necessario», ma ridurre le bollette per le imprese «deve essere una priorità», ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria per l’Energia Aurelio Regina. «Stiamo redigendo una lista di azioni, dagli incentivi per le pompe di calore agli accumuli di energia rinnovabile, per confrontarci con l’Europa», ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.
La domanda statale
Accanto agli aiuti diretti c’è la domanda pubblica. Il programma prevede l’efficientamento di ospedali, scuole, università e impianti sportivi e nuovi investimenti nelle infrastrutture ferroviarie, commesse che si tradurranno in lavoro per le imprese. Tra le poche certezze c’è il potenziamento del conto termico, il cui vecchio meccanismo è stato chiuso dal Gse dopo che nel solo febbraio erano arrivate 1.500 domande per 1,3 miliardi: la revisione allo studio punta a finanziare i progetti dei Comuni sotto i 5 mila abitanti, con una copertura al 100% per il primo intervento e all’80% per i successivi.
Per le imprese edili conta anche il Fondo opere indifferibili, che copre il caro materiali nei cantieri: le risorse del Pnrr rimaste libere possono esservi riassegnate attraverso rifinanziamenti o rimodulazioni, come già avvenuto con il decreto Omnibus 2025.
Difesa e sicurezza
Altri 7,2 miliardi andranno a difesa e sicurezza: per circa due terzi spesa aggiuntiva, per un terzo uscite già programmate che, spostate sotto l’ombrello della clausola, riportano la spesa netta entro i limiti concordati con l’Ue. La parte prevalente finanzierà «programmi di investimento pluriennali», con ricadute dirette sulla filiera industriale, mentre una quota minoritaria coprirà la parte corrente, «con riferimento in particolare al personale, all’esercizio e alle esigenze operative».
La qualità dell’occupazione
La qualità dell’occupazione conta quanto i numeri. Nel secondo trimestre la quota dei dipendenti a tempo indeterminato ha raggiunto l’86,7% e il tasso di partecipazione è salito al 67%, mentre gli scoraggiati sono diminuiti di 107 mila unità in un anno. Anche l’area del lavoro inespresso, che somma disoccupati, inattivi disponibili e sottoccupati, si è ridotta a 4 milioni di persone, circa la metà del picco di oltre 7,9 milioni toccato nel 2014.
Il margine da recuperare si concentra ora tra donne e giovani, ed è lì che punta la manovra: per l’occupazione si stima un impegno di almeno 2 miliardi, con la proroga dell’esonero contributivo per le assunzioni di under 35 e la conferma delle decontribuzioni sui contratti. Una leva decisiva anche per la produttività, che secondo il Cnel tra il 1995 e il 2024 è cresciuta appena dello 0,2% l’anno, contro l’1,2% dell’Ue.
Il Mezzogiorno
Per le imprese, peraltro, una parte importante della dote è già al sicuro. La scorsa manovra ha riportato l’iperammortamento sugli investimenti realizzati fino al 30 settembre 2028 e prorogato fino al 2028 la Zes unica per il Mezzogiorno, che solo quest’anno vale 2,3 miliardi, oltre a rifinanziare Nuova Sabatini e Contratti di sviluppo. Strumenti pluriennali che offrono alle aziende ciò che chiedono più di ogni altra cosa: un orizzonte stabile su cui pianificare.
La sanità e le pensioni
Tra i dossier di spesa, la sanità è uno dei più rilevanti. Il ministro della Salute Orazio Schillaci punta ad almeno 5 miliardi aggiuntivi, soprattutto per personale e retribuzioni, partendo da un Fondo sanitario nazionale già salito a 143,1 miliardi nel 2026. Le ipotesi di lavoro indicano una prima tranche intorno ai 2 miliardi per valorizzare medici e infermieri e accorciare le liste d’attesa.
Sul fronte previdenziale l’adeguamento al costo della vita richiederebbe circa 1,5 miliardi e una cifra analoga l’uscita a 64 anni anche per chi è nel sistema misto. «Va fatta una flessibilità mirata, di scelta non solo anticipata ma anche posticipata, a seconda delle mansioni», ha spiegato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.
L’orizzonte al 2028
Le coperture arriveranno da una spending review da 700 milioni che con i tagli dei ministeri potrebbe superare i 2 miliardi e dall’extragettito Iva. Il Dpfp, del resto, certifica che i conti sono sotto controllo: per il 2027 «non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio», mentre «nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una manovra moderatamente espansiva». L’avanzo primario, cioè il saldo al netto degli interessi, salirà fino al 2,4% del Pil nel 2029, e dal 2028 il rapporto tra debito e Pil tornerà a scendere. È la conferma che la prudenza di oggi è l’investimento che consentirà di sostenere ancora di più crescita e lavoro domani.
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