Non esiste solo il risiko dei giganti, ma anche quello di banche che lavorano per diventarlo. È il caso di Credem, istituto con sede a Reggio Emilia che ha battuto la concorrenza della cordata Iccrea-Banca Popolare di Puglia e Basilicata su Banca del Mezzogiorno, l’ex Popolare di Bari salvata dallo Stato. Mediocredito Centrale ha concesso al gruppo della famiglia Maramotti un’esclusiva per la trattativa, sulla base di un’offerta che, secondo le indiscrezioni circolate, ammonterebbe a oltre mezzo miliardo di euro. Si tratterebbe di un salto dimensionale non indifferente: rilevare Bdm significa aggiungere alle attuali 474 filiali, concentrate per lo più nel Centro-Nord, altri 218 sportelli in un’area d’Italia dove l’istituto emiliano non ha al momento una presenza significativa. Può raggiungere quote di mercato tra l’8 e il 12% in Campania e Puglia, oltre a rafforzarsi in Abruzzo e Basilicata.
Bilanci a confronto
Il livello di redditività delle due banche non è paragonabile. Da una parte c’è Credem, presieduta da Lucio Igino Zanon di Valgiurata e guidata dal direttore generale Stefano Morellini, che nel 2025 ha registrato utili per 621,5 milioni di euro. Mentre nel 2026, nei primi sei mesi, i profitti sono arrivati a quota 312,9 milioni. Credem è un istituto quotato a Piazza Affari, con una capitalizzazione di Borsa nell’ordine dei 7 miliardi. Dall’altra c’è l’ex Popolare di Bari, che sta ancora completando il suo processo di risanamento e che nel 2025 ha registrato profitti per 31,8 milioni.
Ma Luigi Maramotti, presidente di Max Mara e vicepresidente di Credem, nonché esponente della famiglia azionista di riferimento di Credemholding, che ha in pancia il 79,8% della banca, ha visto nell’operazione ampi margini di crescita. La chiave di lettura non è tanto quello che Bdm è adesso, ma quello che potrebbe diventare confluendo in un gruppo come Credem, che ha costruito negli anni una vera e propria industria del risparmio gestito e assicurativo. A partire da Credem Euromobiliare Asset Management, la società che produce fondi comuni e gestioni patrimoniali, affiancata dalla lussemburghese Euromobiliare International Fund Sicav, dalla Credem Euromobiliare Advisory Sim per la consulenza sugli investimenti e da Credem Euromobiliare Private Asset Sgr, specializzata negli investimenti alternativi e nel private equity.
Sul fronte assicurativo ci sono invece Credemvita, interamente controllata, che opera nel ramo vita e previdenziale, e Credemassicurazioni, joint venture paritetica con Reale Mutua, attiva nei danni e nella protezione. In pratica, una filiera che consente alla banca di guadagnare non soltanto dalla distribuzione dei prodotti finanziari, ma anche dalla loro produzione e gestione. Un’attività che vale già parecchio: nel solo primo trimestre di quest’anno le tre società Credem Euromobiliare Asset Management, Credemvita e Credemassicurazioni hanno realizzato complessivamente 29,2 milioni di utili, prima delle rettifiche di consolidamento.
Ed è qui che l’ex Popolare di Bari potrebbe diventare una miniera di opportunità. Credem acquisirebbe un istituto con un forte legame con le imprese del Sud e una base che in base agli ultimi dati disponibili conta circa 410 mila clienti, ai quali proporre fondi, gestioni patrimoniali e polizze del gruppo, alimentando gli incassi da commissioni e la redditività degli sportelli. Un mestiere che l’istituto emiliano conosce bene, grazie a una rete che affianca ai tradizionali dipendenti bancari centinaia di consulenti finanziari e private banker. La sola Credem Euromobiliare Private Banking, guidata dal direttore generale Matteo Benetti, a giugno contava 373 private banker e 322 consulenti finanziari, per un totale di 695 professionisti distribuiti tra 74 filiali e centri finanziari. Una struttura che amministra masse complessive per 54,6 miliardi di euro, tra raccolta e impieghi. L’integrazione di Bdm potrebbe quindi permettere a Credem non soltanto di aumentare il numero dei clienti serviti, ma soprattutto di accrescere la quantità di prodotti venduti a ciascuno di loro, sfruttando fabbriche già operative senza dover sostenere i costi necessari per crearne di nuove. E facendo leva su una rete commerciale già funzionante.
Solidità patrimoniale
Anche la solidità patrimoniale di Credem, con un Cet1 del 17,45% a livello di gruppo bancario, sarebbe un toccasana per la definitiva stabilizzazione dell’ex Popolare, che deve ancora completare la fase di derisking sui suoi crediti e ha come spada di Damocle alcuni contenziosi collegati alla gestione precedente. Proprio il tema delle cause legali sarà uno dei nodi della trattativa, insieme alle garanzie che Mediocredito Centrale sarà disposto a concedere all’acquirente. Quella dell’ex Popolare non sarebbe l’unica acquisizione degli ultimi anni. Nel 2021 il gruppo ha rilevato la Cassa di risparmio di Cento che ha portato nel perimetro 34 sportelli. Un’operazione più piccola, e in un’area contigua, ma che faceva parte di un piano che ha fatto crescere gli utili di oltre il 76% in cinque anni. Ora Credem entra in una fase di sviluppo su scala nazionale, che rappresenta una sfida più impegnativa ma che in caso di successo può portare al definitivo salto evolutivo.
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