Da una parte c’è la favola del borgo da cartolina, la retorica della vita lenta. Dall’altra c’è la realtà dello spopolamento, che porta con sé servizi carenti e vita difficile. In città, al contrario, c’è la concentrazione di tutto, ma a prezzi insostenibili. L’economista Domenico Cersosimo e la scrittrice Sonia Serazzi raccontano il fenomeno ne La vita piccola (Rubbettino, 15 euro, in libreria dal 23 ottobre). Lo fanno con due stili diversi: Cersosimo argomenta e Serazzi racconta, in un libro che oscilla tra il saggio civile e una scrittura intima e poetica.
E così si racconta di un ragazzo che in città spende mezzo stipendio per una stanza, e c’è un paese dell’Appennino dove una casa costa quanto un’utilitaria, ma la scuola ha chiuso, il medico passa il giovedì e l’ultima corriera parte alle sei. Le città concentrano lavoro, università e ospedali, ma diventano inabitabili per chi non ha già un patrimonio. I paesi avrebbero spazio e prezzi, ma non offrono più le condizioni minime per restare.
Per i due autori, i paesi non sono un paradiso perduto né un cimitero annunciato. Sono comunità vere, con le loro disuguaglianze e le loro piccole economie. Non si salvano con la facciata restaurata, il festival d’agosto o lo slogan turistico. Servono scuole, trasporti, sanità, lavoro. Serve che vivere lontano dal centro non significhi essere cittadini di serie B. Cersosimo, economista all’Università della Calabria e presidente di Riabitare l’Italia, legge i numeri: demografia, flussi, sviluppo diseguale. Serazzi, narratrice dalla scrittura ironica e affilata, racconta le persone: incontri, povertà, resistenze minime. Lui spiega cosa accade ai territori, lei cosa accade a chi li abita. A volte si danno ragione, a volte si contraddicono, e il libro cresce proprio su questo attrito. Alla fine, resta una domanda: la qualità della vita dipende dalla grandezza del luogo o da quello che sa offrire? Il futuro, suggeriscono, non deve essere per forza più grande. Basta che sia abitabile.
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