Nel mare magnum delle fiere d’arte, sempre più numerose e spesso inclini a riproporre formule espositive simili, Artissima continua a distinguersi per un’identità precisa. Non è soltanto una questione di qualità delle gallerie, di presenze internazionali o della capacità di intercettare un collezionismo vivace. La manifestazione torinese, che in questi giorni torna negli spazi dell’Oval Lingotto per la sua 33ª edizione, rappresenta soprattutto un esempio virtuoso di come una fiera possa diventare qualcosa di più di un appuntamento commerciale: un motore culturale per una città, un luogo di ricerca e un punto d’incontro tra istituzioni pubbliche, realtà economiche e finanziarie, fondazioni private, imprese e collezionisti. È proprio questa la peculiarità che rende Artissima, diretta per il quinto anno da Luigi Fassi, una realtà difficilmente assimilabile a una generica kermesse fieristica.
La sua vocazione è dichiaratamente contemporanea, con una particolare attenzione alla sperimentazione, agli artisti emergenti e alla riscoperta di ricerche che meritano una nuova visibilità. Una scelta che si riflette anche nella selezione delle gallerie, affidata a un comitato internazionale, e nella presenza di sezioni curate che affiancano il mercato con una proposta critica riconoscibile. I numeri confermano l’apertura internazionale della manifestazione: sono 183 le gallerie annunciate, provenienti da 35 Paesi e quattro continenti, con una quota del 60% di espositori stranieri e del 40% italiani. Un panorama che guarda all’Europa, ma anche all’Asia, all’America Latina e al Sudafrica, contribuendo a fare di Torino un osservatorio privilegiato sulle geografie più dinamiche dell’arte contemporanea. Il programma si articola in sette sezioni.
Alle quattro consolidate — Main Section, Monologue/Dialogue, New Entries e Art Editions — si affiancano le tre sezioni curate: Present Future, dedicata ai talenti emergenti; Back to the Future, che riporta l’attenzione sui pionieri dell’arte contemporanea e Disegni, riservata a una pratica artistica che negli ultimi anni ha conquistato una rinnovata centralità. Il tema scelto per il 2026, Fancy: A Flexible, Acrobatic Body, richiama l’immaginazione come capacità di attraversare la complessità e aprire nuove possibilità di lettura del presente.
Ma è soprattutto fuori dagli stand che si misura la portata del modello Artissima. La fiera che ha da sempre come main sponsor Intesa Sanpaolo, non si limita a richiamare galleristi e collezionisti: costruisce una rete di sostegno alla produzione artistica, favorisce le acquisizioni e rafforza il rapporto tra il mercato e le istituzioni che hanno il compito di conservare, studiare e rendere accessibile l’arte. Il dato più significativo è il fondo acquisizioni di Fondazione Arte CRT, che mette a disposizione 300 mila euro per opere destinate alle collezioni della GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Un investimento che permette di trasformare l’incontro con le gallerie in un’occasione concreta di arricchimento del patrimonio pubblico, dando alle opere selezionate una prospettiva che va oltre i giorni della fiera. Non si tratta di un intervento episodico. Negli anni, anche attraverso le acquisizioni realizzate ad Artissima, Fondazione Arte CRT ha costruito una collezione di quasi mille opere, con circa 380 artisti rappresentati e un investimento complessivo superiore a 43 milioni di euro. Pittura, scultura, fotografia, video, grandi installazioni e nuovi linguaggi testimoniano l’ampiezza di una raccolta che si è consolidata nel tempo fino a raggiungere un rilievo nazionale e internazionale. È questo un esempio concreto di collaborazione tra sistema fieristico e istituzioni museali: la fiera offre accesso diretto alla ricerca artistica internazionale, la fondazione mette a disposizione le risorse, i musei assicurano alle opere una destinazione pubblica e una prospettiva di conservazione e valorizzazione.
Il mercato, in questa prospettiva, non rimane separato dalla vita culturale della città, ma contribuisce ad alimentarla. Accanto al fondo acquisizioni, Artissima 2026 promuove un articolato programma di riconoscimenti: dodici premi, un fondo dedicato e una menzione speciale, organizzati insieme a partner, aziende, fondazioni e istituzioni. Un sistema che sostiene artisti e gallerie secondo modalità differenti, dalla ricerca alla produzione di nuove opere, dalle acquisizioni alle residenze, fino alla possibilità di sviluppare progetti espositivi ed editoriali. Tra le novità figura il Seletti Wonder Award, che segna l’ingresso dell’azienda nel mondo dell’arte contemporanea attraverso un riconoscimento destinato a un artista capace di offrire uno sguardo originale sulla realtà. Il premio prevede un contributo alla ricerca e la possibilità di realizzare insieme all’azienda un progetto speciale, che sarà presentato nel 2027. È un esempio interessante di collaborazione tra impresa e creatività: non una semplice operazione di visibilità, ma un’occasione per mettere in relazione competenze, immaginari e linguaggi diversi.
Prosegue inoltre il Premio illy Present Future, giunto alla 26ª edizione e dedicato a uno degli artisti selezionati nella sezione che da sempre costituisce una piattaforma di scoperta di nuovi talenti internazionali. Il sostegno di illycaffè testimonia una collaborazione ormai consolidata, nella quale l’impresa affianca la ricerca artistica con un riconoscimento capace di contribuire all’affermazione di nuove carriere.
Diversificati sono gli strumenti attraverso cui la rete dei partner interviene sul sistema dell’arte. Il Premio Orlane per l’Arte valorizza una galleria che si distingue per la qualità della proposta e per la cura nella presentazione degli artisti; il Premio Diana Bracco – Imprenditrici ad Arte riconosce il ruolo della gallerista come figura imprenditoriale, premiando una donna che abbia saputo coniugare ricerca e qualità artistica con una gestione attenta della propria attività. Altri riconoscimenti si concentrano sulla produzione e sulla circolazione delle opere. Il Premio Oelle – Mediterraneo Antico offre una residenza in Sicilia per sviluppare un progetto dedicato all’incontro tra linguaggi e culture del Mediterraneo; il Premio Pista 500, promosso con la Pinacoteca Agnelli, permette all’artista selezionato di realizzare un’opera destinata al progetto espositivo sul tetto del Lingotto, con presentazione prevista nel 2027. La Fondazione Merz rinnova invece il premio «ad occhi chiusi…», che per questa edizione offrirà a un artista la possibilità di realizzare un progetto espositivo o performativo in occasione della prossima fiera.
Non mancano le iniziative dedicate a specifici linguaggi e alla costruzione di nuove opportunità professionali. Il Premio Tosetti Value per la Fotografia prevede l’acquisizione di un’opera destinata alla collezione corporate del family office; il Matteo Viglietta Award, promosso dalla Collezione La Gaia, si concretizza nell’ingresso di un’opera nella raccolta, mentre il Premio Ettore e Ines Fico continua a sostenere i giovani artisti attraverso un’acquisizione. Il nuovo Premio Archivorum Unwritten, infine, riconosce la dimensione editoriale della pratica artistica, sostenendo la realizzazione di una pubblicazione concepita da un artista in collaborazione con Archivorum.
A questo quadro si aggiunge l’Artissima New Entries Fund, con cui la fiera sostiene economicamente tre gallerie emergenti della propria selezione, contribuendo alle spese di partecipazione. È un intervento particolarmente significativo perché agisce su uno dei punti più delicati del mercato: la possibilità, per le realtà più giovani, di accedere a una vetrina internazionale e di confrontarsi con collezionisti e professionisti provenienti da tutto il mondo. La novità di The Curators’ Choice, sostenuta da Fondazione Arte CRT, completa il quadro con un programma di ospitalità per curatori internazionali, invitati a individuare una galleria che non conoscevano e a segnalarne la qualità attraverso una menzione speciale. In questo caso il riconoscimento non passa necessariamente dall’acquisizione o da un contributo economico, ma dalla costruzione di relazioni e dalla possibilità di generare attenzione critica e nuove occasioni di incontro.
È proprio questa pluralità di strumenti a rendere interessante l’esperienza torinese. Non un unico grande finanziatore chiamato a sostenere genericamente la manifestazione, ma una rete di soggetti che intervengono in modi diversi: chi acquista opere per le collezioni pubbliche, chi promuove gli artisti emergenti, chi sostiene le gallerie, chi investe nella fotografia, nella produzione, nell’editoria o nella ricerca curatoriale. A fare da cornice, come già accennato, è il sostegno del main partner Intesa Sanpaolo, affiancato dalle Gallerie d’Italia – Torino, il museo della banca, che conferma il legame con la manifestazione per il settimo anno. Una collaborazione che contribuisce a rafforzare la presenza dell’arte contemporanea nel tessuto culturale cittadino e a mettere in relazione il mondo dell’impresa con quello della produzione artistica. Il risultato è una manifestazione che, per alcuni giorni, concentra a Torino una parte significativa dell’attenzione internazionale sul contemporaneo, ma che non esaurisce il proprio ruolo nella vendita delle opere. La fiera agisce come un acceleratore: porta collezionisti e professionisti, valorizza le istituzioni locali, crea occasioni per i giovani artisti e rende più visibile un patrimonio di iniziative culturali che continua a vivere durante tutto l’anno.
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