Una delle sponsorizzazioni più ricche al mondo, da 26 milioni di euro all’anno per venticinque anni. Circa 650 milioni. È quanto Generali verserà nelle casse di Milan e Inter per dare il proprio nome al progetto da 2,3 miliardi del nuovo stadio milanese. I primi gol nell’impianto da 71.500 posti si dovrebbero vedere nell’estate del 2031, nella stagione in cui il Leone di Trieste compirà 200 anni di storia il 26 dicembre del 2031. L’intero progetto – che comprende uffici, aree commerciali, hotel, interventi sulla viabilità, la parziale demolizione dell’attuale San Siro e la destinazione a verde del 50% dell’area – sarà completato nel 2036. Un’operazione ambiziosa, che già attrae i riflettori prima ancora di essere compiuta, tanto che il Milan – appena dopo la presentazione del nuovo stadio – ha strappato un contratto da 500 milioni in dieci anni con Adidas.
Non è soltanto retorica. A regime, il nuovo impianto potrebbe generare circa 100 milioni di euro di ricavi aggiuntivi all’anno solo per il Milan. Senza contare il fatturato delle attività commerciali, che secondo indiscrezioni dovrebbero attestarsi sui 40 milioni: insomma, una in totale cifra fra i 120 e i 140 milioni annui. Quanto all’Inter, è possibile ipotizzare un importo non troppo distante. Una spinta che deriva dall’avere un impianto operativo sette giorni su sette, non solo il giorno della partita. Un salto di scala per due società che, nella stagione 2025-2026, hanno registrato ricavi complessivi per 464 milioni (Milan) e 518 milioni (Inter) e rispettivamente 50 e 90 milioni dal comparto stadio. L’impianto, nelle stime dei club, varrebbe oltre 2,1 miliardi che produrrebbe – al netto di oneri e costi – una plusvalenza di 265 milioni. Sarebbe un primo passo per ridurre il divario con i vertici europei, a cominciare dalla Premier League, che ha costruito parte della propria fortuna anche sugli stadi di proprietà. Un esempio calzante è il Tottenham, che nel 2019 ha inaugurato un impianto con aree commerciali, servizi premium e spazi per eventi. I ricavi da partite sono quasi triplicati in pochi anni, passando da 45 a 126,5 milioni di sterline. Parallelamente, Forbes ha stimato che il valore club sia salito da 1,2 a 3 miliardi di dollari.
È questa la visione delle due proprietà, con RedBird di Gerry Cardinale da una parte e Oaktree, il fondo americano proprietario dell’Inter, dall’altra. Del resto, è una delle logiche degli investitori di private equity: acquistare asset con potenzialità di crescita, investirvi per aumentarne redditività e rivendere. Nessuno può dire oggi se questo sarà il destino di Milan e Inter, ma le logiche del business seguono spesso questa traiettoria.
Ma la strada è ancora lunga e non priva di ostacoli. Il progetto stadio ruota attorno a una joint venture, Nsm Holding, partecipata pariteticamente da Red Stad Co, controllata da RedBird attraverso il Milan, e Blueco Srl, riconducibile a Oaktree attraverso l’Inter. Nsm possiede il 100% di Stadio San Siro Spa, il braccio operativo dell’operazione, dotato di una propria governance. Il consiglio d’amministrazione è composto da sei membri, con la presidente Katherine Ralph, espressione di Oaktree, affiancata dai consiglieri Massimiliano Catanese e Carlo Ligori. In quota RedBird siedono invece Filippo Guidotti Mori, Massimo Calvelli e Francesco Bramante. La presidenza è in alternanza, ogni esercizio si cambia: il Cda del 20 ottobre ha deliberato che a prendere il timone sarà Massimo Calvelli e Ralph sarà la vice. Secondo quanto raccolto, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali, dovrebbe essere nominato un manager – un amministratore delegato o un direttore generale – per la responsabilità operativa del progetto. Tra i nomi possibili ci sarebbe Massimo Ferrari, ex direttore generale di Webuild. Proprio il colosso delle costruzioni guidato da Pietro Salini sarà in prima fila per la realizzazione dello stadio, con la gara che potrebbe partire entro novembre.
Quanto alla struttura finanziaria, il primo tassello è già stato collocato. È stato sottoscritto un contratto di finanziamento da 354 milioni di euro con un pool di banche capeggiato da JPMorgan e composto anche da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Banco Bpm, Bper Banca e Mufg Bank. Le risorse sono destinate a sostenere questa prima fase dell’operazione: 124 milioni per l’acquisizione dello stadio Meazza e delle aree limitrofe, 205 milioni per lo sviluppo dell’area e le attività preliminari alla costruzione e una linea revolving da 25 milioni per le esigenze di liquidità. Il tutto a un tasso variabile, pari all’Euribor maggiorato di due punti percentuali, che ai valori attuali porta il costo indicativo del denaro vicino al 4,7% annuo.
Resta però da coprire un fabbisogno vicino ai due miliardi. Dove oggi c’è il Meazza, sorgerebbero nove palazzi principali, tra i 5 e i 17 piani. Al centro, anche una piazza per concerti ed eventi. In tutto, sono previsti 52mila metri quadri di negozi, con un grande centro commerciale, oltre 23mila per uffici, 20mila per alberghi e 3mila per un museo dei due club con megastore annesso. Il vecchio San Siro sarà quasi del tutto demolito, ma ne verrà preservata una parte che verrà rifunzionalizzata. Non sono previsti edifici residenziali.
L’idea è reperire le risorse attraverso una combinazione di nuovo credito bancario, capitale apportato dai proprietari RedBird e Oaktree e valorizzazione immobiliare delle aree interessate. Sul tavolo potrebbe esserci anche l’emissione di un bond. Il piano economico prevede 381,7 milioni di euro tra oneri finanziari e costi delle garanzie, pari al 16,6% dell’investimento complessivo. Una cifra che rende evidente quanto la gestione del debito e dei tempi di realizzazione sarà determinante per la sostenibilità dell’opera.
La partita dei finanziamenti dovrebbe entrare nel vivo nel corso del prossimo anno, quando saranno compiuti alcuni passaggi procedurali: nei primi mesi del 2027 ci sarà l’approvazione del Piano attuativo da parte del Comune di Milano, successivamente la Regione Lombardia dovrà approvare la valutazione di impatto ambientale e la Conferenza dei Servizi la fattibilità tecnico-economica. Dopodiché sarà tutto pronto. L’obiettivo è far iniziare i lavori nel 2028.
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