Alla vigilia del Salone del Mobile, è inevitabile interrogarsi sulla natura e sull’intensità delle difficoltà che fronteggiano quotidianamente le imprese manifatturiere italiane della filiera legno-arredo e del tessile per la casa. Alle tensioni geopolitiche e ai rincari energetici si affianca infatti un fattore meno discusso che da anni erode la competitività del Made in Italy: la crescente pressione della concorrenza da Est, in particolare dalla Polonia.
Polo produttivo chiave
Se si sposta lo sguardo dal segmento del design di alta gamma alla fascia intermedia del mercato, balza subito all’occhio quanto la competizione si sia progressivamente intensificata, soprattutto sul fronte dell’export intraeuropeo, dove le imprese italiane si confrontano con operatori sempre più aggressivi sul piano dei costi e della capacità produttiva. Non a caso, l’industria del mobile polacca è tra i principali poli produttivi a livello globale. Secondo i dati forniti a Moneta da FederlegnoArredo, il Paese è uno dei protagonisti assoluti in Europa.
Nel 2025 le esportazioni della filiera Legno-Arredo polacca in Europa hanno raggiunto i 20,1 milioni di euro, in crescita dell’1,7% rispetto al 2024. Germania, Francia e Paesi Bassi sono i principali mercati di destinazione. Il comparto è trainato dall’arredamento, che vale 13,8 milioni di euro. La Germania resta il primo sbocco, la richiesta si concentra soprattutto nelle vendite di imbottiti, mobili vari, parti di mobili e complementi d’arredo. Si tratta di un comparto ampio e fertile, che – secondo i dati della camera di commercio polacca del 2024 – conta circa 32mila imprese e impiega quasi 196 mila addetti, aggiudicandosi come uno dei settori chiave dell’economia del Paese.
Vocazione all’export
La vocazione all’export è il nucleo del business: due terzi della produzione è destinata ai mercati esteri. «Il prodotto proveniente dalla Polonia si colloca in una fascia intermedia: intercetta chi non può permettersi l’arredo di design, ma al tempo stesso non intende rinunciare alla qualità scegliendo soluzioni a basso costo come quelle cinesi», spiega a Moneta Fabrizio Gili, responsabile vendite di Satis, azienda manifatturiera di poltrone e divani artigianali del pistoiese.
«La competizione con l’Europa dell’Est si è fatta sempre più serrata: quelli che un tempo erano i nostri principali clienti – i francesi – oggi si orientano verso quel tipo di prodotto».
Pesano i costi
A pesare è soprattutto il differenziale di costo: i prezzi risultano più competitivi, così come il costo del lavoro. Il problema è che l’export è anche il tesoretto delle aziende manifatturiere italiane: secondo i dati del 2025 di FederlegnoArredo sul fronte dell’export, per l’Italia l’Europa si conferma il principale mercato di destinazione, assorbendo oltre il 66% del totale. Non è un caso che, infatti, proprio in direzione di Parigi guardassero molti dei prodotti delle numerose aziende del nostro territorio. Ad esempio il famoso modello di divano “scorniciato“ di Quarrata per anni è stato amatissimo dai francesi.
Dati negativi
I dati sull’export del mobile del mese di gennaio 2026 non sono buoni: a gennaio le esportazioni di mobili italiani nel mondo, pari a circa 700 milioni di euro, calano del 13,1%, con una flessione diffusa sia nei mercati europei, che scendono del 9% sia in quelli extra Ue che crollano del 17,4%.
A pesare maggiormente è la brusca contrazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti, che segnano un calo del 28,5%. Ma la flessione contagia anche altri mercati chiave storici: la Germania arretra del 18,4%, la Spagna del 15,3%, la Francia del 6,1%, il Regno Unito del 6,7% e i Paesi Bassi del 3,4%. Ancora più marcata la discesa della Cina, dove il calo raggiunge il 46,6%. Qualche segnale in controtendenza arriva invece da Austria e Repubblica Ceca, entrambe in crescita del 12,2%. Si tratta però di mercati dai volumi ancora limitati, insufficienti a compensare le perdite registrate nelle principali destinazioni commerciali.
FederlegnoArredo
«La capacità di reazione della nostra industria è stata messa a dura prova in questi ultimi anni, ma le risposte non si sono fatte attendere» spiega il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin. «Adesso si rende ancor più necessario rafforzare la presenza internazionale delle imprese, accompagnandole con maggiore decisione nei processi di diversificazione verso nuovi mercati ad alto potenziale, riducendo al tempo stesso l’esposizione alle aree più instabili, difendendo il posizionamento del prodotto italiano su qualità e valore aggiunto, evitando dinamiche di competizione esclusivamente basate sul prezzo».
Da non sottovalutare poi, per la clientela che si rivolge a prodotti più low cost, la competizione cinese. «Un elemento da monitorare riguarda infatti le dinamiche commerciali globali indotte dai dazi Usa» aggiunge Feltrin. «Nel 2025 l’Unione Europea ha registrato un incremento delle importazioni dalla Cina nella Filiera legno-arredo dell’1,3%, a fronte di una riduzione degli acquisti dagli altri Paesi extra Ue dell’1,6%. Fenomeno evidenzia una sostituzione nelle quote di mercato e un rafforzamento della pressione competitiva sui produttori europei».
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