Nei giorni della storica quotazione di Space X, il settore è in fermento e alla vigilia degli Stati Generali della space economy italiana – che si terranno il 15 giugno a Potenza – il nostro Paese è in prima fila per cogliere la spinta propulsiva che deriverà dall’Ipo. Molti analisti considerano l’Ipo di SpaceX come un possibile momento di svolta per l’intero settore spaziale, analogo a ciò che Aws ha rappresentato per il cloud o Arm per i semiconduttori. Questo perché la quotazione targata Elon Musk potrebbe attirare nuovi capitali anche verso aziende europee e italiane della filiera spaziale. L’Italia d’altra parte è pronta a cogliere le opportunità essendo già uno dei principali Paesi europei nel settore spaziale. Il governo ha definito un piano strategico per la space economy con investimenti complessivi per 7,8 miliardi al 2028 (Esa con 3,5 miliardi, l’Asi con 2,3 miliardi e i fondi Pnrr con 2 miliardi), e il settore aerospaziale nazionale ha raggiunto un fatturato di 3,1 miliardi passando da 5.900 a 8.900 addetti.
Oltre 400 aziende
Sono oltre 400 le aziende che operano nella filiera spaziale: dalle infrastrutture (satelliti, moduli spaziali, sensoristica) ai servizi (osservazione della Terra, logistica, telecomunicazioni, navigazione satellitare, cybersecurity). Aziende che spesso operano in distretti. Eccellenze che fanno la differenza visto che l’Italia è uno dei pochi Paesi ad avere una filiera completa su tutto il ciclo: dall’accesso allo spazio alla manifattura, dai servizi per i consumatori ai poli universitari e di ricerca, con un’ottima distribuzione delle attività su tutto il territorio. Il comparto spaziale italiano è composto, per circa l’80%, da piccole e medie imprese innovative, altamente specializzate nei diversi ambiti.
Le start up
Tra le startup più importanti ci sono Argotec che produce satelliti di piccole dimensioni e alta affidabilità e sviluppa soluzioni innovative per il comfort degli astronauti e dei futuri turisti spaziali; Novac che produce supercondensatori solidi modellabili per alte performance; D-Orbit che è impegnata nei servizi e tecnologie di logistica spaziale ed è punto di riferimento a livello internazionale per le tecnologie di trasporto orbitale; Astradyne, che sviluppa strutture dispiegabili per l’industria aerospaziale; CamGraPhic che opera con tecnologia di interconnessione ottica ad ampia larghezza di banda e ad alta efficienza energetica; Kurs che punta a democratizzare le soluzioni di assistenza in orbita, tra cui la rimozione dei detriti spaziali; Picostas che sviluppa e commercializza sistemi di telecomunicazioni per il mercato dei piccoli satelliti.
Le parole di Urso
«Abbiamo riportato lo spazio al centro della politica industriale nazionale e della proiezione internazionale dell’Italia – ha affermato il ministro Urso – Dalle regole agli investimenti, dall’Esa alla Nasa, fino alla nuova sfida lunare, l’Italia dimostra di avere scienza, tecnologia e imprese per stare sulla frontiera più avanzata dello Spazio». L’elenco delle eccellenze tecnologiche continua con Oris che sta sviluppando una soluzione tecnologica innovativa basata sulla trasmissione wireless di energia, in grado di abilitare l’approvvigionamento energetico delle missioni lunari; Arca Dynamics che ha un sistema di osservazione da satellite per il rilevamento e monitoraggio di detriti fino a dimensioni ridotte del millimetro e Sidereus, focalizzata sullo sviluppo di nuovi veicoli per trasformare il volo spaziale.
Il lanciatore Vega
A trainare la sfida italiana sono poi i grandi gruppi come Telespazio, leader dei servizi satellitari nella geoinformazione e nella gestione di infrastrutture spaziali come il Centro Spaziale del Fucino; Thales Alenia Space, uno dei maggiori costruttori europei di satelliti e moduli spaziali, con importanti sedi produttive in Italia, e Avio, specializzata nella propulsione spaziale e nel lanciatore Vega utilizzato dall’Europa per mettere satelliti in orbita.
Baluardo italiano è però Leonardo che sviluppa tecnologie satellitari, elettronica spaziale e partecipa a numerosi programmi europei. A tal proposito, il nuovo ad Lorenzo Mariani ha annunciato che prevede che il via libera europeo al progetto spaziale Bromo con Airbus e Thales arrivi entro la seconda metà del 2027, definendo l’iniziativa «il futuro dello spazio in Europa dal punto di vista del business». Bromo è un progetto per la produzione di satelliti civili e militari in grado di competere con operatori globali come Starlink. «Lo Spazio non è più soltanto ricerca o esplorazione: è industria, sicurezza, comunicazioni, dati, servizi, difesa, competitività.
Il riconoscimento della Nasa
«Chi presidia oggi lo Spazio presidia una parte decisiva dell’economia e della sovranità di domani», ha commentato il presidente dell’intergruppo parlamenatre per lo Spazio, Andrea Mascaretti. Anche per questo, in settimana, il governo ha annunciato che, entro fine legislatura, programmerà con altri Paesi una costellazione satellitare nazionale a bassa orbita che possa garantire le comunicazioni istituzionali e della difesa e che sia interoperabile e integrata con il progetto europeo Iris2.
E un riconoscimento al nostro Paese è appena arrivato anche dalla Nasa, con la scelta di Luca Parmitano come pilota della missione Artemis III, passo fondamentale per riportare l’uomo sulla Luna.
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