Il delisting avrebbe dovuto chiudere definitivamente la fase più complicata della storia di Digital Value. Dopo l’Opa del fondo americano One Equity Partners, il gruppo è uscito da Piazza Affari con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle l’inchiesta giudiziaria dell’autunno 2024 e ripartire sotto una nuova governance. Invece il dossier più delicato potrebbe arrivare proprio adesso. E rischia di costare caro.
La mancata acquisizione Italtel
Al centro c’è la mancata acquisizione di Italtel. Un’operazione da 120 milioni di euro rimasta congelata dopo che l’inchiesta della Procura di Roma aveva travolto l’allora presidente e amministratore delegato Massimo Rossi e alcune società del gruppo. Da allora il contratto è finito davanti al Tribunale di Milano, dove i venditori – Nextalia Credit Opportunities e Clessidra Restructuring Fund – chiedono che venga eseguito integralmente, obbligando Digital Value a rispettare gli impegni sottoscritti. La società ricorda la vicenda nella relazione finanziaria 2025, precisando che il giudizio riguarda proprio la richiesta di esecuzione del contratto ex articolo 2932 del Codice Civile.
Decisione entro ottobre
La decisione è attesa entro ottobre e rappresenta uno snodo decisivo. Perché se il tribunale dovesse dare ragione ai venditori, il conto complessivo potrebbe superare i 130 milioni di euro considerando, oltre al prezzo pattuito, interessi e altri oneri. Una cifra che, secondo diverse valutazioni, metterebbe sotto forte pressione la struttura patrimoniale della società e renderebbe difficilmente evitabile un consistente aumento di capitale da parte del nuovo socio di controllo.
La controversia
È questo il punto che oggi preoccupa maggiormente. Più che la causa in sé, infatti, è il modo in cui il rischio è stato rappresentato nei conti. Nei bilanci disponibili non emergerebbero infatti accantonamenti specifici collegati al contenzioso Italtel, nonostante la rilevanza economica della controversia. Un aspetto che apre più di una domanda. Perché il cda non ha ritenuto necessario costituire un fondo rischi? E tutta la documentazione relativa alla causa è stata condivisa con collegio sindacale, società di revisione e Consob quando Digital Value era ancora quotata?
Il precedente dell’ottobre 2024
Dubbi che non nascono oggi. Secondo quanto risulta, già durante la permanenza in Borsa non sarebbero mancati dissensi sia nel consiglio sia nel collegio sindacale sulla valutazione delle probabilità di successo della causa. Un confronto che ora torna inevitabilmente d’attualità, alla vigilia della decisione del tribunale. Il precedente dell’ottobre 2024 aiuta a capire perché la vicenda venga considerata così delicata. Quando esplose l’inchiesta giudiziaria, Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena revocarono il finanziamento da 90 milioni destinato proprio all’acquisizione di Italtel, sostenendo che il nuovo quadro aveva modificato radicalmente il profilo di rischio della società e richiamando espressamente, nella lettera inviata a Digital Value, anche le incertezze legate all’operazione.
Palla agli organi di controllo
Ora che il gruppo è uscito dalla Borsa, il tema non riguarda più il mercato ma la solidità finanziaria della società. La palla passa agli organi di controllo, alla società di revisione BDO e al collegio sindacale, chiamati a valutare se il rischio sia stato correttamente rappresentato nei conti. Sul piano della governance, invece, le risposte sono attese dal presidente Vittorio Palladino, indicato dal socio di controllo One Equity Partners. Per il fondo americano il primo vero banco di prova potrebbe quindi non essere il rilancio industriale del gruppo, ma l’esito di una causa nata ben prima del delisting. Perché da quella sentenza dipenderà non soltanto il destino dell’operazione Italtel, ma anche gli equilibri finanziari della nuova Digital Value.
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