Per oltre mezzo secolo sono stati il simbolo della controcultura, dei figli dei fiori e delle sostanze da mettere al bando. Oggi, invece, finiscono nei consigli di amministrazione delle multinazionali farmaceutiche e nei modelli di valutazione degli analisti di Wall Street. La rivoluzione degli psichedelici passa tutta da qui: ciò che fino a ieri era considerato una droga oggi viene studiato come possibile cura contro una delle malattie più diffuse e difficili da trattare del nostro tempo, la depressione resistente ai farmaci.
Il caso Eli Lilly
A certificare il cambio di paradigma è Eli Lilly. Il colosso americano, forte dei miliardi generati dai farmaci contro obesità e diabete, ha deciso di investire fino a 3,8 miliardi di dollari per acquisire AtaiBeckley, biotech specializzata nello sviluppo di terapie psichedeliche. Non è soltanto un’acquisizione. È il segnale che una delle principali aziende farmaceutiche mondiali ritiene ormai credibile un settore che fino a pochi anni fa era confinato nei laboratori universitari e guardato con diffidenza dagli investitori.
Lo spray nasale
Al centro dell’operazione c’è Bpl-003, uno spray nasale basato sul 5-MeO-Dmt sintetico, una molecola appartenente alla famiglia degli psichedelici. Il farmaco è destinato ai pazienti affetti da depressione resistente ai trattamenti, una condizione che interessa milioni di persone nel mondo e per la quale le terapie tradizionali spesso non producono risultati soddisfacenti. Dopo aver ottenuto dalla Food and Drug Administration americana la designazione di “breakthrough therapy”, il programma è entrato nella fase avanzata di sperimentazione clinica. Se gli studi confermeranno i risultati preliminari, secondo gli analisti il prodotto potrebbe arrivare a generare ricavi annui compresi fra 1 e 2 miliardi di dollari.
La Fda
A favorire questa svolta è anche il cambiamento del contesto regolatorio e scientifico. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha iniziato negli ultimi anni a concedere più frequentemente la designazione di “breakthrough therapy” ai candidati più promettenti nel campo delle malattie psichiatriche, accelerandone lo sviluppo clinico. Parallelamente, università e centri di ricerca hanno prodotto un numero crescente di studi che, pur richiedendo ulteriori conferme, hanno contribuito a restituire credibilità a molecole rimaste ai margini della medicina per quasi cinquant’anni. Per Big Pharma il rischio reputazionale che fino a pochi anni fa scoraggiava gli investimenti si è così progressivamente ridotto, lasciando spazio a valutazioni sempre più industriali e finanziarie.
Investimento strategico
Per Lilly l’operazione rappresenta anche un investimento strategico sul futuro. Dopo aver costruito un’enorme posizione finanziaria grazie al boom dei farmaci metabolici, il gruppo americano cerca ora nuove aree terapeutiche in grado di sostenere la crescita del prossimo decennio. Le neuroscienze sono una di queste e gli psichedelici rappresentano probabilmente il segmento più promettente, ma anche il più controverso.
Nuove prospettive scientifiche
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha infatti completamente cambiato prospettiva. Studi condotti da centri come Johns Hopkins University e Imperial College London suggeriscono che sostanze come psilocibina, Lsd e Dmt non agiscano semplicemente come antidepressivi tradizionali. La loro caratteristica sarebbe quella di aumentare la plasticità del cervello, favorendo la formazione di nuove connessioni neuronali e interrompendo quei circuiti mentali rigidi che caratterizzano molte forme di depressione. L’interesse economico è alimentato anche dai limiti delle terapie oggi disponibili. La depressione colpisce centinaia di milioni di persone nel mondo e rappresenta una delle principali cause di disabilità. Una quota rilevante dei pazienti non risponde adeguatamente agli antidepressivi convenzionali oppure interrompe le cure per gli effetti collaterali o per la scarsa efficacia. È proprio questa fascia di malati che le nuove terapie psichedeliche puntano a raggiungere, proponendosi non come sostituti dei farmaci tradizionali, ma come opzione per i casi più complessi.
Le differenze con gli antidepressivi tradizionali
È un approccio radicalmente diverso rispetto ai farmaci oggi disponibili. Gli antidepressivi convenzionali devono essere assunti quotidianamente e spesso richiedono settimane prima di produrre effetti. Le terapie psichedeliche, invece, puntano su poche somministrazioni effettuate in ambiente clinico, accompagnate da un intenso supporto psicoterapeutico. L’obiettivo non è tanto alleviare temporaneamente i sintomi quanto provocare un cambiamento profondo e duraturo del funzionamento psicologico del paziente.
La carica delle biotech
Gli investimenti continuano ad aumentare. Diverse biotech stanno sviluppando terapie basate su psilocibina, Mdma, Dmt e altre molecole psichedeliche, mentre le autorità regolatorie statunitensi mostrano una crescente disponibilità ad accelerare i programmi più promettenti. Secondo le stime del settore, il mercato delle terapie psichedeliche potrebbe superare i 12 miliardi di dollari entro il prossimo decennio, entrando in concorrenza con quello degli antidepressivi tradizionali.
Approccio scientifico
Il cambiamento è anche culturale. Per decenni il dibattito sugli psichedelici è stato dominato dalla contrapposizione tra proibizionismo e liberalizzazione. Oggi la discussione si è spostata sul terreno della medicina, della ricerca clinica e della capacità di trasformare sostanze considerate per anni soltanto droghe in strumenti terapeutici. L’investimento miliardario di Lilly non garantisce che gli psichedelici diventeranno la prossima rivoluzione della psichiatria, ma certifica che Big Pharma è ormai convinta che valga la pena scommetterci miliardi.
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