Una più focalizzata sull’Italia e alle prese con la scalata a Mps, l’altra paneuropea e al lavoro per costruire una grande banca tedesca. Intesa Sanpaolo e Unicredit, con una capitalizzazione di Borsa complessiva di circa 218 miliardi di euro, sono i due maggiori istituti italiani e tra quelli di maggior valore in Europa. Rappresentano però due modelli diversi, che si possono raccontare a partire dalle operazioni lanciate nell’ultima ondata di risiko bancario.
Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo nel mirino Mps-Mediobanca, crocevia della finanza tricolore che custodisce, tra i suoi asset più preziosi, il 13,35% di Generali. Quello guidato da Andrea Orcel ha invece puntato su Commerzbank, attraverso un’offerta pubblica di scambio che ha portato Unicredit a sfiorare il 50% dei diritti di voto del secondo istituto tedesco. Due strategie differenti, con un possibile punto di contatto: Generali. Intesa possiede direttamente il 3,13% della compagnia e, attraverso Mediobanca, potrebbe arrivare a detenere una partecipazione del 16,48%. Unicredit è invece azionista del Leone con il 9,05%. Proprio Trieste potrebbe diventare il terreno di una convergenza di interessi: Unicredit potrebbe distribuire le polizze Generali attraverso la rete del nuovo colosso bancario tedesco, rafforzando i dividendi destinati ai suoi azionisti. Intesa compresa.
Qui, però, siamo già a una fase successiva di due progetti che dovranno affrontare un processo di integrazione piuttosto lungo. L’offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps, almeno negli auspici di Ca’ de Sass, dovrebbe invece partire nel corso di novembre o comunque entro la fine dell’anno, con un periodo di adesione compreso tra 15 e 40 giorni, secondo il calendario che sarà definito dalla banca.
L’Antitrust
Diverso il discorso per l’Antitrust, che dispone di 90 giorni dall’avvio dell’istruttoria, il 14 settembre, salvo eventuali proroghe. Il verdetto potrebbe quindi arrivare anche a Opas già iniziata. Il seguito dipenderà dalla percentuale di Mps che Intesa riuscirà a conquistare. Nel frattempo, però, l’appuntamento decisivo è l’assemblea degli azionisti di Rocca Salimbeni del 29 ottobre. Intesa ha avvertito che non proseguirà nell’offerta qualora dovesse passare il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che prevede anche operazioni su Banco Bpm e Banca Generali. I principali azionisti sembrano però orientati a sostenere il progetto di Messina e il destino del banchiere lucano appare ormai segnato. Se l’Opas raggiungerà gli obiettivi, Intesa procederà nel secondo semestre 2027 alla cessione a Unipol di 635 filiali e del marchio Mps. La piena realizzazione delle sinergie, stimate in 2,9 miliardi di euro annui ante imposte, è attesa entro il 2029, quando l’utile netto della super Intesa dovrebbe superare i 16 miliardi.
Nel frattempo, l’istituto non resta fermo e lavora a operazioni per trasferire rischi di credito su oltre 5 miliardi di euro di finanziamenti. Una prima operazione riguarderebbe 1,9 miliardi concessi a fondi d’investimento, garantiti dagli impegni di versamento assunti dai sottoscrittori. La banca sarebbe inoltre vicina a concludere una seconda operazione su 3,3 miliardi di prestiti alle imprese.
Orcel
Anche Unicredit sta realizzando operazioni analoghe in Germania. Il gruppo guidato da Andrea Orcel prepara il trasferimento di una parte del rischio di credito collegato a un portafoglio da 1 miliardo di euro di mutui residenziali. Un’operazione che si inserisce in un mercato immobiliare ancora alle prese con le conseguenze della crisi degli ultimi anni, segnato anche dal dissesto del gruppo Adler, e con l’incertezza sull’evoluzione dei tassi. Quanto alla strategia su Commerzbank, il primo grande passaggio verso l’integrazione con le attività tedesche di Hvb, la controllata di Unicredit, potrebbe arrivare a febbraio 2027.
È allora che Orcel punterebbe a ridisegnare il Consiglio di Sorveglianza e, quindi, del nuovo board. Tra le ipotesi circolate figurano l’uscita del ceo Bettina Orlopp e quella del presidente Jens Weidmann. Per guidare Commerz, Orcel avrebbe pensato a Michael Diederich, ex numero uno di HypoVereinsbank.
Intanto sono in corso interlocuzioni con il governo tedesco, azionista di Commerzbank con il 12,11% del capitale, per delineare il futuro assetto industriale. Restano distanze sul destino della rete internazionale, che Orcel giudicherebbe in parte ridondante e da razionalizzare, ma ci sarebbero aperture sulle richieste di mantenere la sede della banca a Francoforte e la quotazione nella piazza tedesca.
LA ristrutturazione di Commerz
Nel disegno di Orcel, Commerzbank dovrà affrontare una profonda cura dell’efficienza per avvicinarsi al modello di Hvb. Per avere un’idea, il rapporto tra costi e ricavi della banca di Francoforte è del 50,1%, contro il 35,3% indicato per le attività tedesche di Unicredit. In quei quasi 15 punti percentuali di differenza c’è buona parte del lavoro che Orcel intende realizzare, tra razionalizzazione delle strutture, integrazione tecnologica e riduzione delle sovrapposizioni. L’obiettivo è portare l’utile netto annuo del gruppo allargato a circa 21 miliardi di euro entro il 2030.
Il tema Generali
Un traguardo ambizioso, al quale potrebbe contribuire anche Generali, già tra i principali operatori del mercato assicurativo tedesco. Da tempo si parla di dialoghi tra Unicredit e il Leone per partnership nel settore assicurativo, anche nell’ottica di distribuire i prodotti della compagnia in Germania e in altri mercati europei. Intesa Sanpaolo, dal canto suo, si considera un investitore finanziario in Generali e vedrebbe con favore accordi capaci di accrescere la redditività della compagnia. È qui che gli interessi dei due gemelli diversi tornano a incontrarsi, anche a vantaggio di un gruppo assicurativo che, grazie a un azionariato italiano più solido, potrebbe risultare meno esposto a mire straniere.
Certo è che dal cantiere di queste due grandi operazioni potrebbero nascere due campioni europei, capaci di misurarsi senza timori con i concorrenti internazionali anche qualora il quadro normativo europeo dovesse evolvere verso il completamento dell’Unione bancaria e dell’Unione del risparmio e degli investimenti.
Le banche italiane, profittevoli e ben capitalizzate, occupano già i primi posti nell’Eurozona per valore di Borsa: Unicredit e Intesa Sanpaolo sono precedute solo dalle spagnole Banco Santander e Bbva. Una base solida per difendersi e all’occorrenza partire all’attacco.
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