Decarbonizzare non significa soltanto sostituire le fonti fossili con le rinnovabili. Significa costruire un sistema capace di ridurre le emissioni senza perdere in sicurezza e competitività. È la tesi che Edison porta avanti da tempo con il suo amministratore delegato, Nicola Monti, secondo cui la neutralità tecnologica è uno dei principi cardine del percorso di transizione energetica. Un approccio pragmatico che si accompagna alla visione industriale di lungo termine che è propria del settore energetico.
Il gruppo è impegnato nello sviluppo delle fonti rinnovabili che svolgeranno un ruolo sempre più importante nel mix di generazione elettrica fino a coprirne circa l’80%. Oltre la metà degli investimenti del gruppo, circa 1-1,5 miliardi di euro all’anno, è destinata alla crescita della capacità green, con l’obiettivo di raggiungere 4 GW installati al 2030. Ma la quota restante, per salvaguardare l’affidabilità della rete e garantire sicurezza, diversificazione e programmabilità, dovrà essere assicurata da una combinazione di tecnologie: dalle batterie di accumulo agli impianti termoelettrici, fino al nuovo nucleare.
Guardando ancora più lontano, all’orizzonte del 2050, complice anche un clima politico e sociale più favorevole rispetto a solo qualche anno fa dopo i molteplici shock energetici passati e in corso, parlare di nuovo nucleare non è più tabù. Oggi la flessibilità e continuità del sistema elettrico del Paese e dell’intero continente è garantita dal gas che compensa la variabilità delle fonti rinnovabili. In prospettiva, il nuovo nucleare potrebbe affiancarle con una produzione programmabile e a basse emissioni, contribuendo a ridurre il ricorso ai combustibili fossili e la dipendenza dalle importazioni.
Il nuovo nucleare permette da un lato di rafforzare la sicurezza e l’autonomia energetica europea e dall’altro di trasformare la transizione in un’opportunità industriale. Può contare su approvvigionamenti di combustibile diversificati e su una filiera industriale italiana ed europea già strutturata, valorizzando competenze ingegneristiche e manifatturiere continentali. Sviluppare una tecnologia europea significa fare sistema, mettere a fattor comune le capacità dei singoli Paesi, rafforzando la competitività e l’autonomia strategica del continente.
Le possibili ripercussioni
Le ricadute potenziali vanno ben oltre il settore energetico. Secondo un’analisi realizzata da The European House – Ambrosetti e Ansaldo Nucleare, uno scenario in cui il nuovo nucleare contribuisce per il 10% alla domanda elettrica italiana al 2050 può generare un impatto economico complessivo superiore a 50 miliardi di euro e sostenere fino a 117.000 posti di lavoro, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti. Una filiera europea può quindi trattenere nel continente una quota maggiore del valore generato dagli investimenti e generare ricadute su numerosi comparti.
È in questo quadro che si inserisce l’impegno di Edison, con Edf e Nuward per lo sviluppo di piccoli reattori modulari (Small Modular Reactor -Smr) da 400 Mw, basati su tecnologia nucleare di terza generazione avanzata. Producono elettricità programmabile a basse emissioni e, in base alla configurazione, possono fornire calore industriale, riducendo il ricorso al gas nei settori più difficili da decarbonizzare.
L’ambizione di Edison è contribuire alla realizzazione del primo impianto in Italia perché sia operativo entro il 2035. Il progetto si inserisce nel programma più ampio di Edf per una prima serie di dieci unità, con costruzioni previste a partire dal 2030 in diversi Paesi europei. La standardizzazione e l’esperienza dei primi impianti potranno favorire la realizzazione delle unità successive, condividendo competenze e prevedendo un contributo paritetico delle industrie di Italia e Francia. Il valore strategico dell’iniziativa risiede proprio in questo coinvolgimento della filiera italiana fin dalle fasi di sviluppo: dalla progettazione dei moduli e dei componenti alla preparazione della produzione in serie, fino alla costruzione e ai servizi. A questo fine, nel giugno 2026 Edison, Edf, Nuward e primari operatori industriali italiani hanno sottoscritto una dichiarazione d’intenti per contribuire allo sviluppo della tecnologia e alla sua diffusione in Italia, Francia e nel resto d’Europa.
Il nuovo nucleare diventa così parte di una visione più ampia: costruire un sistema energetico decarbonizzato e affidabile, riducendo l’esposizione alle tensioni geopolitiche e rafforzando la competitività industriale europea. Per Edison, la sfida non è contrapporre le tecnologie, ma integrarle in un mix equilibrato, capace di sostenere la transizione e garantire al Paese energia sicura, sostenibile e competitiva nel lungo periodo.
Leggi anche:
1. Nucleare, Bruxelles punta 330 milioni
2. I manager invocano l’atomo. La sicurezza energetica è la vera chiave per la crescita
© Riproduzione riservata