È partito il processo di spegnimento degli altiforni del siderurgico di Taranto. Sono iniziate questa mattina tutte le manovre propedeutiche alla chiusura dell’area a caldo. A comunicarlo alle organizzazioni sindacali è stata l’azienda, dopo la decisione della Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, confermando il decreto della Corte d’Appello di Milano sullo stop degli impianti dell’area a caldo, disposto in accoglimento dell’azione inibitoria promossa da undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini e dalla Regione Puglia.
I sindacati
Secondo quanto riferito da Fim, Fiom, Uilm e Usb in un’informativa, la ditta Liz Italia sta provvedendo a spegnere i bruciatori utilizzati per mantenere in preriscaldo i cowpers degli altiforni. Le operazioni dovrebbero concludersi entro questa settimana, segnando un ulteriore passaggio nel fermo dell’area a caldo. Novità anche per il reparto laminazione: il TNA (Treno nastri) è destinato a ripartire fino al 14 dicembre, quando si fermerà nuovamente. Una seconda ripartenza è prevista a gennaio, con una marcia programmata per circa un mese.
Giallo sulla vendita
È intanto giallo sulle procedure di vendita dell’area a freddo. Il numero uno di Federacciai, Antonio Gozzi spiega che la cordata “sta ancora discutendo, e che c’è tempo fino a domenica 8 novembre per presentare le offerte. Quello è il migliore impianto del mondo e anche per questo bisogna fare un’operazione di sistema”, ha detto Gozzi. Ma da più parti, è sempre più insistente la notizia di un ritiro della cordata.
Secondo quanto risulta al Giornale e Moneta componenti stesse della cordata avrebbero detto di no all’operazione su Taranto. Sintomo che manca l’unanimità sul progetto e difficilmente si potrà arrivare all’8 novembre con una proposta condivida dall’intera cordata.
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