Meno operazioni, ma capitali che tengono. È questa la fotografia che emerge per il venture capital e il mondo startup in Italia. Secondo l’Osservatorio di Growth Capital e Italian Tech Alliance, nel primo trimestre 2026 sono stati investiti 367 milioni di euro in 53 round. È il numero di deal più basso degli ultimi cinque anni, ma il capitale è in linea con la media recente. Una fotografia che racconta un ecosistema in transizione: meno dispersione, più concentrazione.
Le tendenze in Italia
Il trend più evidente è l’esplosione dell’interesse per l’intelligenza artificiale. L’IA traina il numero di operazioni nel software, insieme a machine learning e cybersecurity. Ma c’è un limite strutturale: in Italia mancano ancora i mega round nel settore.
Il Software si conferma il settore più dinamico per numero di round, mentre il Fintech guida per capitali raccolti. Il round più importante per ammontare è stato quello di Rent2Cash da 100 milioni di euro, seguito da Newcleo (75 milioni) e D-orbit (45 milioni).
Sul fronte della raccolta, il trimestre ha visto anche il lancio di due nuovi fondi VC, per un totale reso pubblico di 85 milioni di euro. I round nelle fasi avanzate prevedono sempre più spesso, oltre al capitale azionario, anche finanziamenti tramite debito o operazioni secondarie.
“L’ecosistema dell’innovazione italiano si conferma solido e capace di esprimere competenze e progettualità di alto livello. Tuttavia, il salto di qualità che attendiamo da molto richiede un cambio di passo da parte delle istituzioni italiane ed europee. Abbiamo assistito a molti annunci e a una crescente attenzione sul tema, ma a questi non sono ancora seguiti interventi strutturali pienamente efficaci. In Italia, ad esempio, resta irrisolta la questione della proroga dell’incentivo fiscale al 30% per gli investimenti in startup, un nodo cruciale per la competitività e l’attrattività del nostro ecosistema. Analogamente mancano ancora gli ultimi e fondamentali dettagli interpretativi per far decollare le importanti misure di incentivo contenute nella Legge Concorrenza. A livello europeo, invece, iniziative come EU Inc, pur andando nella giusta direzione, risultano ancora troppo limitate rispetto alle ambizioni dichiarate con il 28° regime. Se vogliamo davvero competere a livello globale, è necessario passare dalla fase degli annunci a quella delle decisioni concrete, creando un contesto normativo e fiscale capace di sostenere la crescita delle imprese innovative e attrarre investimenti in modo stabile e credibile”, sottolinea Davide Turco, Presidente di Italian Tech Alliance
Si fa largo il venture debt
Uno dei segnali più interessanti riguarda il venture debt, ancora poco utilizzato in Italia ma sempre più centrale altrove. Si tratta di finanziamenti a debito per startup già sostenute da venture capitalist. Negli ultimi anni, in Europa sono diventate sempre più frequenti le operazioni di venture debt superiori a 25 milioni di euro, che rappresentano il 18% delle operazioni e il 90% del valore totale delle stesse. L’attività di Venture Debt in Europa e negli Stati Uniti ha seguito percorsi molto simili negli ultimi anni. Confrontando i due ecosistemi nel periodo 2023-2025, il valore del venture debt negli Stati Uniti è 2,2 volte superiore a quello europeo, mentre il divario nel venture capital è ancora più marcato, con gli investimenti negli Stati Uniti che sono 3,4 volte superiori a quelli in Europa.
“Prevediamo che il venture debt, utilizzato frequentemente negli ecosistemi del Venture Capital avanzati , assumerà gradualmente un ruolo più rilevante anche in Italia”, prevede Fabio Mondini de Focatiis, founding partner di Growth Capital.
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