La figura dell’usuraio con il taccuino in mano e le minacce sussurrate in un vicolo appartiene al passato. Oggi l’usura si presenta in giacca e cravatta, offre liquidità in poche ore e si propone come soluzione ai problemi di aziende soffocate dalla mancanza di credito. È la nuova frontiera dell’infiltrazione mafiosa nell’economia italiana: una finanza che agisce nell’ombra e che sempre più spesso sostituisce le banche nel rapporto con le imprese in difficoltà. A rendere il fenomeno particolarmente insidioso è il suo spostamento geografico. Le mafie non concentrano più i propri interessi solo nel Mezzogiorno.
Il Nord
Al contrario, guardano soprattutto al Nord, dove si produce ricchezza e dove le aziende rappresentano obiettivi più redditizi. I dati del Rapporto Svimez 2025 parlano chiaro: tra il 2010 e il 2024 sono stati accertati oltre 61 miliardi riciclati nell’economia legale e la quota maggiore si concentra proprio nelle regioni settentrionali. Il meccanismo è semplice quanto devastante. Un imprenditore attraversa una fase di crisi, magari per l’aumento dei costi energetici, del rallentamento degli ordini o delle difficoltà di accesso al credito. Quando le porte del sistema bancario si chiudono, quelle della criminalità organizzata si aprono immediatamente. Arrivano prestiti senza garanzie e senza attese, ma con interessi che possono raggiungere il 300%. A quel punto il debito diventa una trappola. Quando l’imprenditore non riesce più a pagare, il denaro prestato si trasforma in quote societarie, intestazioni fittizie, subappalti obbligati e controllo occulto dell’azienda.
Riciclaggio
Le mafie non cercano più soltanto il profitto dell’usura: puntano a impossessarsi delle imprese, trasformandole in strumenti di riciclaggio e di penetrazione economica. Le vittime ideali sono le pmi, ossatura del sistema produttivo italiano. Nel 2025 le aziende con sofferenze bancarie sono state 122 mila e molti dei settori più esposti coincidono con le eccellenze made in Italy: edilizia, autotrasporti, commercio, turismo e meccanica. È qui che la criminalità organizzata trova terreno fertile per espandere la propria influenza. Le Forze dell’ordine continuano a contrastare il fenomeno. Solo nel 2025 la Guardia di Finanza ha condotto oltre 1.300 indagini contro la criminalità organizzata, coinvolgendo più di 7.400 soggetti e proponendo sequestri per oltre 3,3 miliardi. Ma dietro i numeri si nasconde una realtà più ampia, perché gran parte dei casi non arriva mai alla denuncia.
Silenzio e paura
Ed è proprio questo il punto che preoccupa. Molti imprenditori scelgono il silenzio per paura di perdere l’azienda, il lavoro o la sicurezza personale. Nel frattempo le organizzazioni criminali affinano i propri strumenti, utilizzando professionisti compiacenti e sistemi finanziari sempre più sofisticati per nascondere i flussi di denaro. L’usura moderna non è solo un reato. È una strategia economica che altera il mercato, distrugge la concorrenza e trasferisce ricchezza dall’economia legale a quella criminale. Se non si rafforzeranno gli strumenti di prevenzione, l’accesso al credito e la cultura della denuncia, il rischio è che una parte non piccola del tessuto italiano finisca sotto il controllo di interessi mafiosi.
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