Droni, intelligenza artificiale e macchine a guida autonoma stanno rivoluzionando l’uso delle rete: mentre tutti cercano di prevedere come le nuove tecnologie impatteranno sulla vita quotidiana e sul lavoro, in pochi pensano a come cambieranno l’infrastruttura digitale sui cui si muovono i dati. A fare il punto però ci ha pensato la nuova edizione dell’Ericsson Mobility Report, che ha fotografato un dato significativo ma spesso sottovalutato: l’uplink cresce a un ritmo mai visto prima, molto più del download. Finora abbiamo valutato le prestazioni della rete basandoci sul download, ovvero sulla velocità con cui si scaricano i dati. Ma con l’intelligenza artificiale il paradigma si inverte: tecnologie come i veicoli a guida autonoma per poter funzionare devono caricare una mole impressionante di dati. E anche se queste tecnologie sono ancora in fase embrionale, soprattutto in Europa, già si vedono i primi effetti.
Lo studio
Come spiega lo studio, in linea generale il traffico dati (mobile e Fwa) è cresciuto del 22% su base annua, superando le previsioni grazie alla forte spinta in India e Nord America. Entrando nei dettagli, si scopre che la maggior parte degli operatori del settore delle telecomunicazioni registra in particolare un aumento del traffico in uplink superiore a quello in downlink, con un divario molto marcato. Su un campione di 55 operatori, per 43 il traffico uplink è cresciuto più rapidamente del downlink, e per 17 il tasso di crescita è risultato superiore di almeno 1,5 volte. Secondo le stime, con la spinta data dall’intelligenza artificiale entro il 2031 il traffico in uplink è destinato come minimo a triplicare. Gli utenti non si limitano più a consumare contenuti (in particolare video, che oggi rappresentano il 75% del traffico dati mobile), ma producono, caricano e scambiano una quantità crescente di dati. E siamo solo all’inizio, visto che non fanno che moltiplicarsi le possibili applicazioni dell’IA, con l’arrivo dell’intelligenza artificiale fisica che sta trasformando il mondo della robotica.
L’osservatorio Agcom
Il fenomeno investe anche l’Italia: secondo l’Osservatorio Agcom, negli ultimi cinque anni il traffico mobile generato dagli utenti verso la rete (ovvero l’uplink) è aumentato del 165%, superando la crescita del traffico in download, che si è attestata al 128%. Il fenomeno ha registrato un balzo negli ultimi tre ani: tra il 2023 e il 2025 il traffico uplink è cresciuto del 68%, quasi il doppio rispetto al +36% registrato dal traffico downlink. Nel 2025 il traffico uplink rappresentava già il 12,3% di quello complessivo sulle reti mobili nel nostro Paese. Per questo, mentre ancora ragioniamo sullo sviluppo del 5G standalone, bisognerebbe già iniziare a programmare anche lo sviluppo del 6G (le specifiche implementabili dovrebbero arrivare entro l’inizio del 2029, con i primi servizi commerciali attivi intorno al 2030) e soprattutto una nuova architettura delle reti, come ha spiegato Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, in occasione della presentazione del report. Missori è partito da un esempio: «Le reti mobili sono come un’autostrada digitale, progettata per un certo tipo di traffico: quando sono arrivate le app video sugli smartphone, è stato come passare dalle biciclette alle automobili, un traffico più pesante ma che continuava a viaggiare nella stessa direzione (sopratutto verso il download), pagando lo stesso “biglietto”. Oggi, con i nuovi servizi legati all’IA, cambia anche la direzione del traffico: se prima tutte le auto andavano verso valle (il download), ora una quota crescente viaggia verso monte (l’uplink). Le reti, però, sono state progettate in modo asimmetrico, con molte più corsie a favore del download. Allargare una sola corsia non basta più: l’infrastruttura va ripensata».
Il tema investe anche uno dei totem dell’Unione Europea, ovvero la neutralità della rete: oggi lo slicing, ovvero la divisione della rete “a fette” per destinarne una parte a scopi particolare, è consentito ma con moltissimi vincoli. Per fare un esempio che ci riguarda da vicino, durante le Olimpiadi di Milano-Cortina nello Stadio San Siro, che ha ospitato la cerimonia di apertura dei Giochi, Tim ha sviluppato una rete 5G ad hoc con una tecnologia innovativa che ha aumentato di moltissimo la velocità delle connessioni. Sul tema Missori ha sottolineato: «Le reti 5G Standalone sbloccano prestazioni e capacità che permettono agli operatori di offrire qualità di servizio garantita e quindi connettività differenziata. Tornando all’analogia, è come offrire su un’autostrada una corsia riservata: permette di mantenere velocità, prestazioni e affidabilità in qualunque momento, senza essere influenzata dal traffico sulle altre corsie e senza danneggiare chi le percorre, a fronte di un pagamento per il servizio ottenuto». Anche in questo caso, si parla di un nodo chiave per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, un tema sui cui l’Europa deve correre per cercare di recuperare lo svantaggio già accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina. Missori ha anche posto sotto i riflettori il tema delle tariffe: «Un operatore deve poter dire: se un’azienda vuole usare la capacità della propria rete per permettere a un’IA di far funzionare un robot in fabbrica, questo richiede un servizio aggiuntivo, e va remunerato come tale».
I passi per il futuro
Per quel che riguarda lo sviluppo del 5G, a livello globale sorpasserà il 4G entro il 2027. Gli abbonati alla fine dello scorso anno superavano i 3 miliardi, con il 50% del traffico dati mobile generato da reti 5G. Ben il 60% della popolazione globale ha ottenuto l’accesso, pur con forti differenze geografiche. L’Italia si trova in una situazione particolare, con gli operatori che hanno speso circa 6,5 miliardi di euro per acquisire frequenze 5G che stanno utilizzando solo in parte. Secondo il report di Ericsson, il Vecchio Continente deve quindi muoversi in più direzioni: favorire il consolidamento tra operatori; superare il costo eccessivo delle frequenze legandone il rinnovo a oneri di copertura piuttosto che a esborsi immediati; favorire la connettività differenziata rivedendo il principio della net neutrality; e indirizzare gli investimenti pubblici verso reti sicure e grandi verticali dello Stato come difesa, sicurezza pubblica, sanità e trasporti.
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