Citigroup ha ridotto la stima del valore dell’oro per i prossimi tre mesi, fissando il target price a 4.000 dollari per oncia rispetto al precedente parametro di 4.300 dollari. La decisione si fonda sulla constatazione di una carenza di fattori propulsivi in grado di alimentare un rialzo del metallo nel periodo più immediato. Nonostante la correzione della previsione trimestrale, lo scenario prevede la possibilità di incrementi nei mesi estivi, ma solo qualora si registrassero una contrazione dell’attività economica globale o un’accelerazione della dinamica inflattiva.
La banca ha individuato tre elementi determinanti per l’attuale fase di stabilizzazione dei prezzi, a partire dal consolidamento dei rendimenti reali che limita l’attrattiva dei beni privi di cedole o interessi. A questo si aggiunge il posizionamento del dollaro statunitense, che mostra una tendenza al rafforzamento nel breve periodo ed esercita una pressione al ribasso sulle merci scambiate in tale valuta. Infine, la riduzione (provvisoria, a dire il vero) dei fattori di rischio sullo scenario internazionale ha generato un calo della domanda di asset finalizzati alla protezione del capitale. A ciò si aggiunge il balzo degli occupati negli Usa a maggio, che ha aumentato le pressioni per un probabile rialzo dei tassi da parte della Fed.
La flessione della componente legata alla protezione dal rischio si traduce in una moderazione sia negli acquisti di metallo fisico da parte delle banche centrali, sia nei flussi di capitale diretti verso i fondi indicizzati e scambiati in borsa.
L’adeguamento delle stime non modifica l’orientamento della banca per il medio e lungo periodo, tanto che il target relativo all’orizzonte temporale compreso tra i sei e i dodici mesi resta confermato a 4.500 dollari per oncia. Il raggiungimento di tale quota rimane subordinato all’attuazione di politiche monetarie espansive da parte della Federal Reserve o a una ripresa delle tensioni internazionali. L’attuale variazione rappresenta comunque un cambiamento rispetto alle linee previsionali tracciate dall’istituto all’inizio dell’anno, quando la squadra di strateghi della banca aveva innalzato l’obiettivo a tre mesi a quota 5.000 dollari per l’oro e a 100 dollari per l’argento, ipotizzando una prosecuzione del ciclo di crescita fino ai primi mesi del 2026 a causa della carenza di offerta fisica e dei dubbi sull’autonomia decisionale della banca centrale americana.
Visione favorevole invece verso l’argento, di cui si prevede una performance percentuale superiore rispetto a quella dell’oro nel lungo termine.
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