Entro giugno (ma forse anche prima) in Europa i tassi d’interesse riprenderanno a salire. Il ritocco che la Bce sarà costretta a effettuare sarà infatti la logica conseguenza della ripresa dell’inflazione in tutto il Continente. A prevederlo non sono soltanto uffici studi e operatori finanziari, ma è la stessa Banca centrale europea, che per bocca del vicepresidente Luis de Guindos ha ipotizzato un prossimo intervento legato non tanto allo choc immediato dei prezzi dell’energia, quanto agli «effetti di secondo livello», come l’aumento dei costi del trasporto e il rincaro di tutti gli altri fattori che incidono sulla produzione industriale. Secondo il banchiere, le prossime mosse sono comunque strettamente legate all’andamento del prezzo del petrolio, che gli sviluppi della situazione geopolitica mondiale continuano a mantenere su livelli alti. «Se il caro energia si trasferirà stabilmente su beni e servizi – ha dichiarato – l’inflazione rischia di consolidarsi oltre il target del 2%. Ed è allora che la Bce si sentirà chiamata in causa per agire sui tassi».
Lo scenario internazionale continua a essere condizionato dall’incertezza: il permanere delle tensioni nello Stretto di Hormuz contribuisce a mantenere il prezzo del petrolio oltre la soglia dei 100 dollari al barile. Per questo anche il livello generale dei prezzi continuerà a rimanere alto. Ci saranno conseguenze per Piazza Affari? Quali saranno i principali titoli azionari che potrebbero essere coinvolti, in positivo o in negativo, dall’aumento dei tassi?
In teoria le azioni cosiddette “value”, cioè quelle di società consolidate che distribuiscono dividendi stabili e regolari, godendo così di una domanda costante, dovrebbero consolidare i rialzi. Così come i finanziari, a partire dalle banche e in genere dalle società che erogano credito. Anche le compagnie assicurative possono registrare un apprezzamento delle loro azioni, grazie all’aumento degli utili legati alla crescita dei tassi d’interesse.
In questi giorni, inoltre, l’attenzione è rivolta all’inizio della stagione delle trimestrali. Nel complesso, negli Usa gli analisti prevedono una crescita degli utili vicina mediamente al 20%. In Italia le prime a comunicare i risultati trimestrali sono come da tradizione le banche e le compagnie di assicurazione. Eccone una selezione.
Banco Bpm
Gruppo bancario italiano presente in tutta Italia dal 2017, è caratterizzato da un forte radicamento locale, in particolar modo in Lombardia, Veneto e Piemonte. A metà settimana il titolo veniva scambiato a 12,7 euro, con una performance positiva rispetto a un anno fa di oltre il 41%. Per quanto riguarda i giudizi degli analisti, i più recenti invitano alla cautela, dopo l’ottimismo diffuso che aveva caratterizzato l’inizio dello scorso mese di marzo. L’ultima a pronunciarsi tra le banche d’affari è stata Goldman Sachs, che il 27 marzo ha ridotto a «neutral» la propria valutazione e tagliato il target price a 14,3 euro. Positive invece le precedenti raccomandazioni: il 10 febbraio Intesa Sanpaolo aveva confermato il «buy» e portato il prezzo obiettivo a 14,5 euro, mentre il 6 febbraio Equita Sim lo aveva a sua volta alzato a 15 euro.
Intesa Sanpaolo
Nata il 1º gennaio 2007 dalla fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo-Imi, ha sede legale e amministrativa a Torino e sede secondaria a Milano. In Borsa il titolo valeva mercoledì scorso circa 5,8 euro, nuovo minimo dell’anno, mantenendo però una performance positiva del 36,5% rispetto a un anno fa. Positive le più recenti valutazioni degli analisti. Citigroup ha ribadito il «buy» giovedì 9 aprile, alzando nel contempo a 7,2 euro il target price. Anche Goldman Sachs il 27 marzo scorso aveva aumentato sia l’obiettivo di prezzo (portato a 6,9 euro) sia la raccomandazione («buy», comprare).
Unicredit
Gruppo bancario internazionale, ha la direzione generale e la sede legale a Milano. L’attuale denominazione è stata adottata dal 2003, mentre nel 2005 l’istituto ha concluso con successo un’offerta pubblica d’acquisto sul gruppo tedesco HypoVereinsbank. Quest’ultima operazione ha permesso a Unicredit di estendere maggiormente i propri confini operativi in altri Paesi come Austria, Polonia e Croazia, oltre che naturalmente alla Germania. La capogruppo è quotata a Piazza Affari e fa parte del paniere dell’indice Ftse Mib. A metà settimana il titolo valeva 70,4 euro, con un miglioramento nel corso dell’ultimo anno pari al 46,1%. In miglioramento i più recenti giudizi degli analisti. Lo scorso 9 aprile Citigroup aveva confermato la raccomandazione «buy» e alzato il target price a 84 euro. Il giorno precedente Intesa Sanpaolo aveva anch’essa alzato (a 74,7 euro) il prezzo obiettivo, rimanendo però cauta nel giudizio generale («neutral»).
Generali
È la più grande compagnia italiana di assicurazioni e la terza in Europa per fatturato nel settore, dopo Allianz ed Axa, con 83 mila dipendenti. Il gruppo opera con una strategia distributiva multicanale, attraverso una rete proprietaria globale di agenti e promotori finanziari, affiancata da broker, bancassurance e dai canali diretti. I suoi mercati principali sono l’Europa occidentale, l’America settentrionale e l’Estremo Oriente. Il titolo, quotato a Piazza Affari e appartenente al paniere delle bluechips, valeva mercoledì scorso 36,4 euro, il 22,2% in più rispetto a un anno fa, dopo aver toccato la seduta precedente il nuovo massimo dell’anno a 36,72 euro. Il 23 marzo scorso Barclays aveva giudicato l’azione «underweight» (da sottopesare) ma aveva alzato il target price a 28,5 euro. In precedenza (16 marzo) Deutsche Bank aveva a sua volta alzato l’obiettivo di prezzo, portandolo a 38 euro e riconfermando la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio). Pochi giorni prima anche Equita Sim e Ubs (rispettivamente «hold» e «buy» i loro giudizi) avevano indicato un prezzo obiettivo di 36 euro e 41,2 euro.
Unipol
Opera nei settori assicurativo, bancario, immobiliare e alberghiero. Il gruppo è particolarmente attivo nei settori della previdenza integrativa e della salute e si rivolge a persone, famiglie e imprese. Le sue azioni ordinarie, quotate alla Borsa Italiana dal 1990, fanno parte del paniere delle bluechips che costituisce la base dell’indice Ftse-Mib. Ha sede a Bologna e dà lavoro a 12.600 dipendenti. Il titolo veniva scambiato mercoledì 15 aprile, a ridosso della chiusura, a poco più di 22 euro, con una performance positiva del 56% rispetto a un anno fa. Tutte in miglioramento le più recenti valutazioni, con Barclays che lo scorso 23 marzo aveva confermato la raccomandazione «overweight» (sovrappesare in portafoglio) e indicato un obiettivo di prezzo di 22 euro. Da parte sua Equita Sim sempre il 23 febbraio lo aveva alzato a 23,3 euro, confermando il «buy», mentre alla stessa data Berenberg lo aveva portato a 25,7 euro. Quanto all’analisi tecnica di Teleborsa, aggiornata alle 15.50 del 15 aprile scorso, il primo supporto era indicato a 21,55 euro e il secondo a 20,97 euro, mentre la prima resistenza era collocata a 22,41 euro e la seconda a 23,27 euro. Sempre secondo Teleborsa, «lo status tecnico della società finanziaria e assicurativa è in rafforzamento nel breve periodo, con le implicazioni tecniche che propendono per un ampliamento della performance in senso rialzista».
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