L’umento dei prezzi dell’energia, legata alle tensioni in Medio Oriente, hanno riacceso uno dei timori principali delle famiglie: vedere erodere il potere d’acquisto dei propri risparmi. È in questo contesto che arriva, a metà giugno, il nuovo Btp Italia Sì, un titolo di Stato pensato proprio per offrire una protezione contro il caro vita. Se a marzo l’inflazione in Italia era all’1,7%, ad aprile era salita al 2,7% fino al 3,2% a maggio. Dopo il successo del Btp Valore di marzo, che ha raccolto oltre 16 miliardi di euro, anche questa nuova emissione si candida a raccogliere un boom di domanda. «È un titolo estremamente interessante – commenta Angelo Dursiani, esperto di reddito fisso – e quindi c’è da aspettarsi una nuova raccolta record o comunque un risultato ancora una volta abbondante».
Cosa c’è da sapere
Il collocamento è previsto dal 15 al 19 giugno, salvo chiusura anticipata per eccesso di domanda. Il titolo è riservato ai risparmiatori individuali e ha una durata di cinque anni, con scadenza nel 2031. Nel corso di questo periodo, lo strumento pagherà cedole semestrali, composte da due elementi: un tasso fisso garantito, che verrà comunicato prima dell’emissione (il prossimo 12 giugno), e una componente variabile legata all’andamento dell’inflazione nazionale. Nel dettaglio, il riferimento sarà l’indice Foi dell’Istat, che misura i prezzi al consumo per le famiglie (esclusi i tabacchi). Si tratta di un indicatore leggermente inferiore rispetto all’inflazione generale rilevata dall’indice Nic, ma comunque rappresentativo dell’andamento del costo della vita. L’importo delle cedole sarà, quindi, calcolato applicando la somma dei due tassi al capitale inizialmente investito.
Ad esempio, ipotizzando di investire 1.000 euro per acquistare un Btp Italia Sì con un tasso fisso minimo del 2% annuo, si otterrebbe ogni semestre in maniera garantita l’1% (2% annuo diviso due). A questo potrebbe aggiungersi la componente legata all’inflazione, se questa salirà rispetto ai sei mesi precedenti. Sempre riguardo alla remunerazione, chi acquisterà il bond durante il collocamento e lo manterrà fino alla scadenza riceverà un premio fedeltà dello 0,6%.
Questi bond si differenziano quindi sia dai Btp€i, indicizzati al tasso di inflazione europea con rivalutazione del capitale corrisposta in unica soluzione a scadenza, sia dai Btp Italia, che prevedono un meccanismo di rivalutazione semestrale del capitale e delle cedole.
I tassi
La convenienza dipende dalle prospettive future dell’inflazione e dal tasso fisso che verrà annunciato dal Tesoro. Per quanto riguarda il primo aspetto, le stime della Commissione rielaborate dalla Banca d’Italia vedono un tasso di inflazione del 3,2% nel 2026, del 2,2% nel 2027 e dell’1,8% nel 2028. Tuttavia, la discesa dei prezzi potrebbe anche essere meno rapida del previsto: «Non credo che nel giro di un paio di anni l’inflazione possa scendere così rapidamente e riuscire a tornare a livelli normali, considerando anche le dinamiche attuali», precisa Drusiani.
L’altro elemento decisivo sarà il tasso reale minimo garantito che il Tesoro comunicherà prima del collocamento e che dovrà garantire una remunerazione sufficientemente elevata per risultare competitivo rispetto alle alternative già disponibili sul mercato. «Al momento, il Btp a cinque anni tradizionale rende il 3,15% lordo annuo. Per cui, per superare di almeno 20-25 punti base il pari scadenza a cinque anni, con una inflazione intorno al 2%, si può ipotizzare che è necessario un tasso minimo di circa 1,20-1,40%», calcola Marco Olivi, portfolio analyst di Intermonte.
Prima di investire è necessario fare alcune valutazioni sul proprio portafoglio. «Due sono i primi ragionamenti da compiere: il primo consiste nel verificare se all’interno del portafoglio siano già presenti strumenti di protezione dall’inflazione, mentre il secondo riguarda la durata media del portafoglio, poichè un’esposizione molto rilevante a Btp a lunga scadenza può generare elevata volatilità in uno scenario così incerto», indica Olivi. Secondo l’esperto, nel caso in cui il conflitto dovesse proseguire, il comparto obbligazionario potrebbe subire pressioni significative. «In questo scenario, – precisa – un incremento della quota investita in questi strumenti potrebbe contribuire a mitigare il problema. Qualora invece l’inflazione tornasse a diminuire, i Btp tradizionali potrebbero beneficiare di vantaggi evidenti rispetto ai titoli indicizzati all’inflazione». Quindi, in pratica, se l’inflazione resta alta, il Btp Italia Sì tende a rendere di più, in caso contrario potrebbe essere più conveniente un Btp tradizionale che oggi offre già rendimenti interessanti.
In pratica
La sottoscrizione del titolo sarà possibile in banca o presso l’ufficio postale dove si detiene un conto titoli, o anche direttamente online, attraverso il proprio home-banking se abilitato alla funzione di trading-online. Non è prevista alcuna commissione per coloro che acquistano nei giorni di collocamento e il taglio minimo acquistabile è di 1.000 euro. A scadenza il capitale è garantito, ma il titolo può essere venduto in qualsiasi momento sul mercato secondario, anche prima della scadenza, per importi multipli di 1.000 euro. Come tutti i titoli di Stato italiani, il Btp Italia Sì beneficia di una tassazione agevolata del 12,5%, inferiore rispetto al 26% applicato alla maggior parte degli altri strumenti finanziari. Inoltre, fino a 50.000 euro investiti in titoli di Stato sono esclusi dal calcolo dell’Isee.
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