Una correzione dei mercati azionari, con lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale, metterebbe a rischio la stabilità finanziaria dell’intera Europa. Non solo. A essere travolti sarebbero soprattutto i piccoli investitori europei che a loro insaputa risultano essere i maggior detentori di questi titoli nei loro portafogli. A lanciare l’allarme è stato un gruppo di economisti della Banca centrale europea (Bce) dopo aver analizzato in un articolo del blog, pubblicato sul sito dell’istituto di Francoforte, le probabilità che questo evento accada e l’esposizione che le famiglie europee hanno sui sette principali titoli dell’IA, i cosiddetti Magnifici 7, ovvero Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet (Google), Meta Platforms, Nvidia e Tesla.
Famiglie europee le più esposte, ecco perchè
Secondo quanto raccolto da questi economisti, la maggior parte dell’esposizione dell’area euro ai Magnifici 7 avviene non tanto per detenzione diretta delle azioni, ma tramite fondi di investimento, e cioè fondi comuni ed Etf. E, altra evidenza, gli investitori dell’area euro che presentano la maggiore esposizione ai titoli tecnologici statunitensi risultano essere proprio le famiglie con ben 440 miliardi di euro, senza oltretutto essere necessariamente consapevoli del rischio di concentrazione associato (proprio perché esposte tramite fondi). Seguono le compagnie assicurative e i fondi pensione.

Allarme per la stabilità finanziaria dell’Eurozona
Da questa prima analisi emerge un rischio elevato per l’intera Eurozona. Gli economisti infatti scrivono: “Una correzione dei Magnifici 7 è una questione di stabilità finanziaria per l’area dell’euro”.
Più nello specifico, gli autori dell’articolo sostengono che “gli effetti di una correzione negli Stati Uniti potrebbero estendersi oltre i mercati finanziari, influenzando il sentiment, le condizioni di finanziamento e l’occupazione nell’area euro. Le conseguenze di un fallimento dell’IA negli Stati Uniti non rimarrebbero un problema esclusivamente statunitense”.
A spiegare questo effetto domino non sarebbe solo l’elevata esposizione delle famiglie europee al settore dell’IA, ma anche una dinamica prettamente finanziaria. Infatti, se da una parte i mercati azionari dell’area euro sono ancora dominati da titoli della “vecchia economia”, che mostrano scarso interesse per l’IA rispetto ai titoli tecnologici statunitensi, riducendo il rischio di una futura correzione, dall’altra i mercati azionari dell’area euro e degli Stati Uniti sono storicamente molto correlati, il che significa che una correzione di Wall Street non lascerà indenne le Borse europee.
A questo aspetto si aggiunge un altro fattore, prettamente di contesto. Gli economisti infatti sostengono che una correzione e instabilità del mercato sarebbe difficile da placare per i responsabili delle politiche economiche (come la Bce): “A differenza dell’episodio delle dot-com, il punto di partenza odierno lascia decisamente meno margine per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le conseguenze”, spiegano.
Se le conseguenze di uno scoppio della bolla IA sarebbero quindi profonde e concrete per l’Europa intera e i suoi investitori, c’è da capire quanto reale sia il rischio che questo evento si realizzi.
Rischio bolla IA, sì o no?
Partiamo dallo stato attuale. Oggi a Wall Street le valutazioni di questi titoli tecnologici sono vicine ai massimi storici, riflettendo l’entusiasmo degli investitori per l’intelligenza artificiale e per il suo impatto sull’economia e sulla crescita dei profitti. Per capire cosa potrebbe avvenire in futuro, gli economisti guardano al passato. “Sosteniamo che la ricerca economica sulle rivoluzioni tecnologiche passate indichi una conclusione preoccupante: è probabile una correzione delle attuali valutazioni di mercato”, scrivono.
Detto in parole povere, lo scoppio di una bolla IA stile dot-com non è così remota. Anzi. L’attuale entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha molti precedenti storici. Per citarne solo alcuni: il boom ferroviario del XIX secolo, l’espansione dell’elettricità e della radio negli anni ’20 e l’impennata di Internet, o “era delle dot-com”, negli anni ’90. “In ognuno di questi casi – sottolineano – una tecnologia realmente trasformativa ha attratto investimenti e le valutazioni di mercato delle aziende che l’hanno adottata sono aumentate vertiginosamente prima di crollare bruscamente”.
La tempistica esatta è impossibile da prevedere in anticipo, precisano. Questi modelli di boom e bust sono identificabili solo a posteriori. Intanto però l’avvertimento è stato lanciato.
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