Per Bank of America l’operazione Tim per Poste Italiane è un “clear shot”, un’occasione da gol con solo il portiere davanti, destinata a generare valore rilevante per tutti gli azionisti. La banca d’affari Usa ha rivisto la raccomandazione su Poste da underperform a buy e alzato il target price da 21,5 a 28,8 euro, prezzando un potenziale upside di circa il 35% rispetto alle quotazioni attuali.
Poste, che oggi è già azionista di riferimento di Tim con una quota del 27,3%, ha messo sul piatto un’offerta che valorizza il gruppo tlc complessivamente 10,8 miliardi di euro. Il piano industriale dell’aggregazione prevede sinergie annue ante imposte per 0,7 miliardi, di cui circa 0,5 miliardi di risparmi di costo – inclusi minori oneri finanziari grazie al migliore rating di Poste – e oltre 0,2 miliardi di sinergie di ricavo.
Secondo BofA, l’utilizzo delle DTA e della struttura fiscale del gruppo consentirà di pagare imposte minime su tali sinergie, traducendosi in circa 700 milioni di benefici netti e in un aumento dell’utile per azione stimato nell’ordine del 25% entro il 2029. Gli analisti sottolineano che le sinergie di costo potrebbero risultare superiori a quelle indicate nel prospetto, lasciando spazio per sorprese positive sul fronte della redditività.
La banca d’affari inserisce l’operazione nel più ampio “tesoretto” M&A del mercato tlc italiano, considerato tra i meno consolidati d’Europa. In scenari europei più concentrati l’Arpu risulta quasi doppio rispetto a quello domestico e il semplice passaggio da quattro a tre operatori mobili in Italia potrebbe valere circa 1 euro di Arpu addizionale, pari a 200-250 milioni di utili netti aggiuntivi per il combinato Poste-Tim.
Il nuovo target di 28,8 euro è frutto di una media tra due scenari: Poste standalone, valorizzata 26 euro per azione dopo il naturale incremento dell’Eps, e un caso in cui l’operazione Tim va a buon fine, con fair value di 31,5 euro grazie alle sinergie e a dividendi più generosi. In quest’ultimo scenario sono incluse anche le prospettive di razionalizzazione del mercato domestico e il ruolo centrale dell’ex monopolista telefonico nelle infrastrutture digitali del Paese.
Sul fronte strategico, l’ad Matteo Del Fante – intervistato dal Financial Times – difende l’opa sottolineandone la coerenza industriale e la capacità di creare valore nel medio-lungo periodo. L’ad invita a guardare oltre la sola metrica del premio iniziale, enfatizzando la possibilità per gli azionisti Tim di partecipare alla più solida traiettoria di crescita di Poste post integrazione, con la riapertura del rubinetto dei dividendi dopo anni di digiuno per la telco.
Il manager insiste sulla forte complementarità tra il dna retail di Poste e il posizionamento di Tim su corporate e pubblica amministrazione, in un disegno che punta a una piattaforma integrata tra logistica, servizi finanziari e infrastrutture digitali.
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