Torna la paura dell’AI a Wall Street. Oggi ServiceNow, colosso americano dei software aziendali, ha perso circa il 25% in Borsa, avviandosi a registrare la peggiore seduta della sua storia. A innescare le vendite sono stati i risultati del terzo trimestre, inferiori alle attese sul fronte degli utili, che hanno riacceso i timori sulla capacità delle società informatiche tradizionali di resistere alla concorrenza dell’intelligenza artificiale.
È il ritorno della cosiddetta SaaSpocalypse, il crollo dei titoli software che tra fine gennaio e inizio febbraio aveva bruciato circa mille miliardi di dollari di capitalizzazione in una settimana. Allora a scatenare le vendite erano state anche le nuove applicazioni di Anthropic, capaci di automatizzare attività fino a quel momento affidate a programmi a pagamento. Il timore degli investitori è che le imprese possano sostituire parte dei software tradizionali con strumenti di AI, mettendo a rischio ricavi e margini di un settore che per anni ha beneficiato della crescita degli abbonamenti.
I conti
I conti di ServiceNow hanno alimentato queste preoccupazioni. Nel terzo trimestre i ricavi sono aumentati del 20,5% a 4,11 miliardi di dollari, sostanzialmente in linea con le attese, mentre l’utile rettificato per azione si è fermato a un dollaro, contro gli 1,02 previsti dagli analisti. A pesare soprattutto le prospettive: per il quarto trimestre la società prevede ricavi compresi tra 4,25 e 4,26 miliardi, inferiori ai 4,36 miliardi attesi dal mercato.
Eppure ServiceNow ha rivisto al rialzo le previsioni sui ricavi da abbonamenti per l’intero 2026, portandole a 15,78-15,79 miliardi di dollari. Il valore dei nuovi contratti annuali legati all’AI è cresciuto del 65%. Numeri che, tuttavia, non sono bastati a rassicurare gli investitori.
© Riproduzione riservata