Si aggrava sempre di più la crisi di Keir Starmer. E i mercati osservano la parabola discendente con il fiato sospeso, registrando un aumento della volatilità dei Gilt anche per timore che il suo successore aumenti le tasse o faccia schizzare il debito.
A lanciare l’ultimo affondo contro il più che traballante premier inglese laburista è stato Tony Blair, che in un’intervista al veleno ha detto: “Il problema è che non abbiamo un piano coerente e ben elaborato per il Paese in un mondo in rapido cambiamento” per poi tessere le lodi del suo principale sfidante all’interno del Partito Laburista, Andy Burnham, attuale sindaco di Manchester, “un membro straordinario del mio governo”.
L’unica cosa che finora ha impedito a Burnham di sfidare apertamente Starmer è che prima deve entrare in Parlamento: non a caso si è candidato alle suppletive che dovrebbero tenersi il 18 giugno. Se verrà eletto, potrebbe partire la mozione di sfiducia ufficiale contro Starmer.
Il 15 maggio, nel pieno del caos, i titoli di Stato inglesi hanno raggiunto il 5,8% per il Gilt trentennale e il 5,17% per il Gilt a dieci anni, massimi storici dal 2008. Le voci di pace in Iran hanno poi provocato un nuovo calo. Al momento il Gilt trentennale si trova intorno al 5,5 e quello decennale al 4,8.
Ma quanto sull’ottovolante ha influito il timore di un governo Burnham, più spostato a sinistra, e quanto il generale clima di incertezza legato alla guerra in Iran e a crisi energetica e inflazione? Sul tema gli analisti sono divisi.
Vontobel
Secondo Vontobel: “Il mercato presume che il successore di Starmer sarà più orientato a sinistra e adotterà un approccio più aggressivo alla spesa pubblica e quindi all’indebitamento, il che implica una maggiore emissione di titoli di Stato e un potenziale ulteriore riprezzamento dei Gilts“.
In particolare, i titoli di Stato inglese rischiano di scontare una sorta di “rischio politico“. Infatti, spiegano gli analisti, Andy Burnham “propone una piattaforma basata sulla reindustrializzazione, sul controllo pubblico di industrie precedentemente privatizzate e sulla costruzione di case popolari comunali”, politiche che potrebbero portare a un aumento del debito pubblico. E “un nuovo primo ministro che allentasse le regole fiscali aggraverebbe i problemi“.
Inoltre, “se un aumento della spesa fosse finanziato tramite un incremento delle tasse, mantenendo invariata l’emissione netta di Gilt, ci sarebbero altre implicazioni per i mercati. Un’espansione del ruolo dello Stato di questo tipo tende normalmente a essere inflazionistica, e probabilmente peserebbe sia sulla sterlina sia sui Gilt. Saranno inoltre cruciali le implicazioni per la crescita economica, dato il delicato equilibrio tra spesa pubblica e gettito fiscale”.
Saxo
Neil Wilson, UK Investor Strategist di Saxo, in un’intervista ha affermato di credere che Burnham non allenterà i vincoli sul debito in modo eccessivo, cosa che però rischia di portare a un aumento delle tasse nel caso di un suo arrivo a Downing Street.
“Non si tratta di una prospettiva particolarmente positiva per l’economia britannica – ha detto Wilson – Tuttavia, in linea di massima, ritengo che gran parte del rischio, sia quello fiscale che quello politico, sia già stato scontato nei Gilt. Li abbiamo visti scendere da quei livelli massimi e credo che sarà davvero difficile che i rendimenti dei Gilt salgano molto oltre tali massimi. Pertanto, ritengo che, in combinazione con il fatto che la Banca d’Inghilterra, almeno per ora, mantenga un atteggiamento attendista, con un mercato del lavoro che appare leggermente debole e con il governo laburista – o chiunque sia al comando – vincolato dal mercato obbligazionario, dal fatto che non può realmente rischiare di andare controcorrente, i Gilt potrebbero effettivamente registrare una performance piuttosto positiva nei prossimi mesi, proprio a seguito dell’estrema sottoperformance a cui abbiamo assistito”.
Lombard Odier
Lombard Odier, in un’analisi di Bill Papadakis, Senior Macro Strategist, pur riconoscendo che “gli investitori temono che uno spostamento verso sinistra del Partito Laburista sotto una nuova leadership possa tradursi in una politica fiscale molto più espansiva, attraverso un aumento del debito e una maggiore tolleranza verso deficit elevati nel prossimo futuro” e sottolineando che “un eventuale abbandono della disciplina fiscale comporterebbe rendimenti più elevati, quale compensazione richiesta dagli investitori per detenere un’offerta crescente di titoli di Stato”, si dice comunque convinta che “qualunque nuovo primo ministro sarebbe soggetto agli stessi vincoli che oggi gravano sull’attuale governo” e che “un cambiamento radicale della politica fiscale non sia né imminente né particolarmente probabile“.
A pesare di più, secondo la banca di investimento svizzera, le tensioni legate alla guerra in Iran e l’inflazione legata all’aumento del prezzo del petrolio. La pace in Medio Oriente che sembra essere alle porte “comporterebbe una normalizzazione dell’inflazione nel Regno Unito. Questo non solo eliminerebbe le preoccupazioni legate a un aumento dei tassi nel breve termine, ma, insieme a un mercato del lavoro più debole e a una crescita contenuta, creerebbe le condizioni per una ripresa del ciclo di allentamento monetario della BoE nel 2027. Ciò potrebbe rafforzare la nostra visione costruttiva di medio termine sui Gilt”.
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