E’ in corso una nuova partita sulle batterie e l’Europa potrebbe riscattarsi, dopo aver assistito all’ascesa incontrastata della Cina nel mercato delle ricariche agli ioni di litio. Il terreno di gioco di questa seconda occasione è quello dei sistemi di accumulo di lunga durata, il cosiddetto Long Duration Energy Storage (Ldes), una tecnologia sempre più centrale per la transizione energetica. Perché se la produzione in sé non è più un problema, la conservazione dell’energia pulita rappresenta ancora un limite da superare. Le batterie oggi diffuse, quelle agli ioni di litio, riescono infatti ad immagazzinare e spostare energia solo nell’arco di poche ore, dalle due alle quattro ore, ma non a garantire continuità per un periodo prolungato di tempo. Ecco perché quelle di lunga durata, progettate per erogare energia per sei, dieci, 24 o addirittura 100 ore, si stanno affermando come la prossima inevitabile tecnologia.
Secondo BloombergNEF, questo segmento sta uscendo dalla fase sperimentale per entrare in quella industriale. Dopo un 2025 già da record, quest’anno le nuove installazioni mondiali di sistemi di accumulo a lunga durata dovrebbero quasi quadruplicare rispetto all’anno precedente. Una velocità senza precedenti, sostenuta dall’aumento della quota di rinnovabili nei sistemi elettrici e in vista dell’esplosione dei consumi dei data center e dell’intelligenza artificiale, che richiedono alimentazione continua.
In questa corsa, appena iniziata, l’Europa può prendersi la sua rivincita. La leadership mondiale infatti non è ancora stata assegnata e non esiste ancora una tecnologia dominante. Il continente può far leva sulle proprie competenze nella chimica, nei materiali avanzati, nell’ingegneria industriale e nell’integrazione dei sistemi energetici. Per l’industria europea si apre quindi una finestra strategica. La sfida, ovviamente, è una corsa contro il tempo. La Cina resta comunque il principale mercato mondiale dell’accumulo e non rimane certo a guardare, anzi sta investendo in tecnologie alternative al litio. Ma, a differenza di quanto accaduto in passato, questa volta la partita è ancora aperta. E per l’Europa potrebbe essere una delle poche occasioni concrete per costruire una filiera industriale competitiva in un segmento destinato a diventare essenziale per il sistema energetico.
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