Rincari del 20%, prezzi che schizzano oltre i 1.000 euro, prodotti top che sfondano i 2.000. E previsioni fosche per il mercato, nel quale Apple dovrebbe arrivare in autunno con il nuovo iPhone pieghevole che si annuncia con un listino da gioielleria. Insomma: come sopravvivere all’aumento del costo degli smartphone? La domanda resterà di attualità per un bel po’: l’aumento delle materie prime, e soprattutto la scarsità di chip e memorie (la cui produzione è stata riversata sullo sviluppo dell’IA), condizionerà gli acquisiti dei dispositivi mobili nei prossimi mesi. Qualcuno perfino dice nei prossimi anni. E gli effetti in realtà si sono già visti, sia nel mondo dei telefoni evoluti che in quello dei pc: Ram vendute dai fornitori a tre/quattro volte il prezzo, e quindi computer che aumentano vorticosamente sui volantini degli store. Con la stessa Apple che ha modificato in salita la sua line up in una notte, dopo l’ammissione del ceo uscente Tim Cook di non riuscire a gestire più i ricavi di iPhone e fratelli tecnologici.
Chi si accontenta gode
La soluzione ovviamente c’è, ma bisogna accontentarsi. Non è un caso infatti che si stia realizzando un boom delle vendite online, sia sulle piattaforme dei prodotti di seconda mano, sia sui negozi dei rivenditori dei dispositivi ricondizionati. Il campionario è vasto, ma mentre su app e siti come Vinted e Wallapop non c’è sempre certezza di avere garanzia o di essere incolumi dalle fregature, servizi come Swappie (specializzato nei prodotti della Mela) o Refurbed garantiscono la sicurezza di rigorosi controlli sui pezzi usati e di una rimessa a nuovo degli stessi, con una graduatoria delle condizioni in cui lo smartphone (o il tablet, o il pc) viene rimesso in circolo. Con la postilla, ovviamente, che non si potrà avere un device di ultima generazione. Ma con il vantaggio di poter risparmiare denaro.
Cambiamenti profondi
Nel mercato degli smartphone di seconda mano e ricondizionati si sta dunque consolidando un cambiamento profondo: se fino a pochi anni fa l’usato era percepito come una soluzione di ripiego, oggi rappresenta sempre più una scelta razionale, conveniente e perfettamente allineata alle nuove priorità dei consumatori. Gli ultimi dati della società di analisi Omdia mostrano che i telefoni ricondizionati costano in media il 37% in meno rispetto ai modelli nuovi, una differenza che per molti utenti vuol dire comunque poter accedere a funzioni avanzate, fotocamere evolute, materiali di qualità superiore e sistemi operativi attuali senza dover sostenere la spesa piena del nuovo.
I marchi
Tra i marchi più forti nel mercato second hand spicca ovviamente Apple (che copre tra il 60% e il 65% dell’intero comparto), seguita da Samsung che ha una quota uguale a quella di tutto il resto delle altre aziende più conosciute messe insieme. Anche i programmi di permuta stanno assumendo un peso sempre maggiore: circa un terzo dei consumatori li utilizza per finanziare l’upgrade del proprio smartphone, trasformando il vecchio dispositivo in una risorsa economica e non più in un semplice rifiuto elettronico. E la crescita del second hand sta accelerando soprattutto in aree come Sud Est asiatico, India e Medio Oriente, dove la sensibilità al prezzo si unisce a una domanda molto elevata di tecnologie affidabili. Il mercato mobile sta entrando in una fase nuova, in cui il ciclo di vita del prodotto si allunga e il valore viene distribuito in modo più efficiente lungo la catena.
La ricerca
In questo scenario si innesta la nuova ricerca dell’Istituto Fraunhofer Austria commissionata da proprio da Refurbed, che aggiunge un elemento decisivo al dibattito: l’economia circolare non è soltanto una scelta etica, ma il modello più conveniente dal punto di vista economico. Lo studio ha analizzato il ciclo di vita di sei anni di uno smartphone medio dal valore iniziale di 575 euro, confrontando tre scenari diversi. Nel modello lineare compulsivo, cioè quello in cui il telefono viene sostituito ogni anno, il costo totale raggiunge 3.834 euro in sei anni, con 684 chili di CO2 prodotte e 346 grammi di terre rare e metalli consumati. Nel ciclo tipico osservato in Italia, con utilizzo di tre anni e successivo abbandono in un cassetto o nei rifiuti domestici, il costo scende ma resta alto: 1.294 euro complessivi e un impatto ambientale ancora molto pesante. Il modello circolare, invece, è il più efficiente: uno smartphone acquistato, usato per circa tre anni, rimesso in commercio tramite trade-in, ricondizionato e poi rivenduto per altri tre anni porta il costo totale a 959 euro in sei anni, con appena 83 chili di CO2 e 38 grammi di materie prime critiche consumate.
L’aspetto green
Chiaro dunque che il modo in cui un dispositivo viene utilizzato, rivenduto e reimmesso sul mercato conta molto più del semplice prezzo d’acquisto. Un telefono mantenuto a lungo in circolazione genera costi pari a circa un quarto rispetto a un modello usa-e-getta, mentre un consumatore può ridurre la propria spesa in smartphone di circa il 25% adottando un comportamento più consapevole. Ancora più importante, la ricerca stima che attraverso scelte virtuose come rivendita, uso prolungato e corretta gestione del fine vita sia possibile risparmiare da 274 euro fino a 2.574 euro per dispositivo nell’arco di sei anni.
Il caso dell’iPhone15
E il caso scuola dell’iPhone 15 è particolarmente emblematico: la versione rigenerata risulta mediamente il 46% più conveniente rispetto al nuovo, con un taglio dell’84% delle emissioni di anidride carbonica, dell’87% del consumo d’acqua e del 68% delle materie prime critiche. Economia e circolarità diventano dunque la risposta alla domanda iniziale: in un contesto di pressione economica e di crescente scarsità di risorse, la tecnologia ricondizionata non è più un mercato accessorio ma una leva strategica per consumare meno, spendere meno e costruire un ecosistema digitale più sostenibile. E per sopravvivere alla voglia di avere uno smartphone efficiente senza essere in balia dell’esplosione dei prezzi.
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