Prosegue la vendita sui mercati obbligazionari globali con il conseguente rialzo dei rendimenti, che toccano massimi pluriennali. In particolare, il rendimento dei Treasury a 30 anni, il titolo di Stato americano più sensibile agli eventi geopolitici e all’inflazione, oggi è salito fino al 5,322%, il livello più alto da giugno 2007, con un aumento di 1,2 punti base rispetto alla vigilia. Il rendimento del Treasury decennale, che fa da riferimento a mutui e prestiti, ha raggiunto il 4,74%, con un aumento di 1,6 punti base. A mettere sotto pressione il reddito fisso, in particolare quello statunitense, sono diversi fattori tra cui le preoccupazioni per l’inflazione e l’aumento dell’offerta di debito.
Cosa sta succedendo
A spiegare questo movimento è una serie di fattori. Innanzitutto, l’aumento del prezzo del petrolio legato al proseguimento del conflitto in Medio Oriente (le quotazioni si sono riportate sopra i 90 dollari al barile) fa temere una impennata inflazionistica, che costringerà la Federal Reserve a un quanto mai indesiderato rialzo dei tassi entro fine anno. Al momento, un rialzo del costo del denaro Oltreoceano verso la fine dell’anno continua a essere quasi scontato dal mercato, con una probabilità del 93%. A questo riguardo sarà importante osservare i verbali Fed, che verranno pubblicati domani, da cui emergerà con maggiore chiarezza la divergenza di veduta tra i membri del comitato (tre si sono mostrati dissenzienti nell’ultima riunione dell’estate e hanno votato a favore di un aumento di 25 punti). A questo fattore, si aggiungono la crescita del deficit Usa e l’aumento dell’offerta di debito, ovvero delle emissioni di titoli.
I titoli di Stato in Europa
Non solo Treasury. Anche i rendimenti dei titoli di Stato europei si scaldano. Quello del Bund tedesco a 30 anni è salito al 3,78%, il livello più alto dalla crisi dell’Eurozona del 2011, prima di assestarsi intorno al 3,26%, mentre i rendimenti francesi con la stessa scadenza sono aumentati al 4,1%, un valore che non si vedeva dal 2008. Anche il Btp non è immune, con il rendimento sul decennale che è salito al 4,09%.
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