Generali archivia il primo trimestre del 2026 con un utile netto di 1,169 miliardi di euro, in lieve calo del 2,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, frenato da una componente fiscale straordinaria legata alla Francia. Ma al netto di questo effetto una tantum, il gruppo guidato da Philippe Donnet continua a mostrare muscoli operativi solidi: l’utile normalizzato sale del 5,2% a 1,266 miliardi, mentre il risultato operativo cresce dell’8,1% a 2,235 miliardi grazie al contributo positivo di tutti i segmenti di business.
Raccolta premi in crescita
A sostenere i conti è soprattutto la crescita della raccolta premi, salita del 6,8% a 28,2 miliardi. A spingere sono sia il ramo Vita (+7,5%) sia il comparto Danni (+5,8%), nonostante un aumento degli eventi catastrofali che continua a mettere pressione al settore assicurativo europeo. Sul fronte patrimoniale, Generali conferma una posizione di forza con un Solvency Ratio al 212%, già risalito al 214% a metà maggio, un livello che permette al gruppo di ribadire la sostenibilità della politica di dividendi e buyback promessa dal piano industriale.
Modello resiliente
Il direttore finanziario Cristiano Borean ha insistito proprio sulla resilienza del modello Generali, spiegando che gli obiettivi del piano “Lifetime Partner 27: Driving Excellence” restano confermati “anche in scenari geopolitici estremi”. Un messaggio che arriva in una fase in cui i mercati continuano a misurarsi con guerre commerciali, tensioni energetiche e volatilità sui tassi.
Non è un caso che il gruppo abbia voluto rassicurare gli investitori sulla capacità di mantenere una crescita dell’utile per azione tra l’8% e il 10% annuo, oltre a una generazione di cassa cumulata superiore agli 11 miliardi nel triennio 2025-2027. Confermati anche oltre 7 miliardi di dividendi e buyback per almeno 1,5 miliardi complessivi nel periodo di piano.
La sovratassazione francese
A pesare sui risultati trimestrali è stata invece una misura fiscale introdotta da Parigi. La legge di bilancio francese ha imposto una sovratassazione retroattiva riferita all’esercizio 2025, costringendo Generali a contabilizzare immediatamente un impatto negativo di 50 milioni nel trimestre. Per il 2026 il peso aggiuntivo sarà invece distribuito sui vari trimestri, con un costo stimato di circa 40 milioni complessivi nell’anno.
Il mercato
Nel frattempo, il mercato continua a guardare anche alle possibili evoluzioni degli equilibri finanziari attorno al Leone di Trieste. Dopo la salita di UniCredit all’8,72% del capitale, diventando il terzo azionista del gruppo, l’attenzione resta alta sulle prospettive di rafforzamento della partnership industriale tra i due istituti. Borean ha mantenuto una linea prudente ma non ha chiuso la porta: “Siamo focalizzati sull’esecuzione del piano strategico, ma valutiamo tutte le partnership rilevanti che possano accelerare la crescita”.
Leggi anche:
Lovaglio si tiene stretto lo scrigno Generali
Generali, tramonta il maxi-accordo con Natixis
© Riproduzione riservata