Della serie, prima o poi i nodi vengono al pettine. Ed è quello che succederà nel prossimo futuro con il progressivo calo delle competenze scolastiche fondamentali, come leggere e fare i conti, riscontrato tra i quindicenni a livello globale dall’indagine Pisa. Perché questo peggioramento si tradurrà in maniera automatica in ripercussioni economiche, non certo positive, soprattutto con l’avanzare dell’intelligenza artificiale.
Già in forte calo nel 2022 rispetto all’indagine del 2018, le competenze in matematica e lettura soprattutto segnano una forte flessione all’interno dei paesi Ocse. Il calo, rilevato tra il 2015 e il 2025, è stato di 28 punti per la lettura e 22 per la matematica, ed equivale fino a un anno e mezzo di apprendimento in meno.
Sul piano economico, questo fenomeno avrà conseguenze dirette a cui prestare attenzione. Dai lavori dei ricercatori Eric Hanushek e Ludger Woessmann, emerge infatti la correlazione a lungo termine tra le competenze cognitive della popolazione e la crescita economica.
In particolare, vengono individuati due meccanismi distinti. Da un lato, il livello minimo di competenze della maggioranza degli studenti incide sull’occupabilità, sulla capacità di adottare nuove tecnologie e, in ultima analisi, sulla produttività media. Dall’altro, la fascia superiore della distribuzione, ovvero le competenze degli studenti più dotati, incide maggiormente sulla capacità di innovazione, sulla ricerca e sull’imprenditoria tecnologica.
In pratica, una diminuzione della produttività media e della competitività futura.
Ma non solo. A emergere è anche una preoccupante erosione dello spirito critico che rischia di minare la complementarità del lavoro umano rispetto all’intelligenza artificiale. L’Ocse, infatti, ha evidenziato un regresso delle competenze – nella comprensione scritta – quelle più essenziali nell’era dell’IA: la valutazione delle informazioni, la capacità di stabilire dei collegamenti tra diverse fonti, lo spirito critico. Il rischio è il calo dell’occupabilità, a maggior ragione se le competenze che si stanno deteriorando sono proprio quelle che consentirebbero all’uomo di essere complementare rispetto agli algoritmi, e non sostituibile da questi ultimi.
Certamente, bisogna tenere presente che l’indagine Pisa misura, innanzitutto, una parte soltanto del capitale umano e non può quindi costituire una misura esaustiva della produttività futura. Inoltre, il livello delle competenze misurato all’età di 15 anni non è immutabile e può essere recuperato negli anni successivi e nel corso della formazione professionale. “Infine, – sottolinea Enguerrand Artaz, strategist di LFDE – l’andamento nell’arco di un decennio non basta per effettuare dei calcoli precisi sull’impatto a lungo termine. Tuttavia, resta il fatto che il rendimento scolastico non può essere affrontato esclusivamente in un’ottica sociale, perchè il suo impatto economico a lungo termine è reale e le tendenze recenti in molti Paesi richiedono una presa di coscienza urgente”.
Insomma la crescita a lungo termine si collega strettamente alle abilità cognitive della popolazione. Ecco perché i trend emersi impongono un’immediata riflessione strategica da parte delle istituzioni.
Leggi anche:
1. L’IA frena l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, colpita anche l’Italia
2. Musk sbarca a scuola: l’IA sale in cattedra
© Riproduzione riservata