La crisi demografica in Italia non si arresta: dal 2008 il Paese ha perso il 35,8% delle nascite. Entro il 2050, secondo le proiezioni Istat, la popolazione scenderà a 54,7 milioni: un italiano su tre sarà over 65 e quattro famiglie su dieci saranno composte da una persona sola. La fascia in età lavorativa perderà 7,7 milioni di persone, quasi un quinto degli occupabili oggi.
Fra le sfide future, oltre a pensioni, sanità e welfare, anche quelle che investono il sistema produttivo. Non solo mancano lavoratori, ma per di più la denatalità sta cambiando il carrello della spesa, con le imprese che cercano di prevedere e intercettare i nuovi trend.
A lanciare l’allarme è Unione Italiana Food, l’associazione di Confindustria che rappresenta l’industria alimentare italiana, portavoce di 530 aziende per un export da 25 miliardi di euro e più di 100.000 occupati.
Come cambia il carrello della spesa
Unione Italiana Food sta già rispondendo a questo nuovo scenario investendo 3 miliardi di euro all’anno per migliorare prodotti, processi e filiere e ridisegnare il nuovo equilibrio visto che le abitudini di acquisto al supermercato stanno cambiando già oggi.
Nel caffè, la monoporzione – già scelta dall’88% degli over 65 – è la risposta strutturale alla tendenza ad acquisti premium e a una maggior ritualità personale. Nei surgelati, oltre un milione di tonnellate consumate nel 2025 testimoniano la convergenza tra praticità, zero sprechi e qualità nutrizionale che cercano single e anziani. Il prossimo passo – già realtà in Giappone e Nord Europa – sono linee con texture modificata, ridotto sodio e alta densità nutrizionale per la terza età.
Zuppe e pasta funzionale
Nelle preparazioni alimentari (brodi, sughi, zuppe), settore da 5,3 miliardi, si si orienta verso il “food as medicine” quotidiano, come zuppe proteiche o minestre ad alto valore nutrizionale per la terza età. Negli integratori, il mercato da 5,9 miliardi (+3,4%) posiziona l’Italia come leader europeo con il 26% del mercato continentale, trainato da una domanda silver strutturale.
Nella pasta, nuove varianti funzionali – senza glutine, arricchite con proteine, fibre e omega 3 – aprono nuovi mercati. Mentre il cibo per bambini e neonati evolve verso qualità e valore aggiunto, nel segno di un mercato più piccolo ma sempre più esigente.
Allarme occupazione
La demografia impatta anche sulla disponibilità di lavoratori: la difficoltà di reperire operai specializzati supera il 50% in diverse aree del Paese. La fuga di cervelli aggrava ulteriormente il quadro con oltre 93.000 italiani tra i 18 e i 39 anni che hanno lasciato il Paese nel 2024.
Nelle aree dove l’industria alimentare è più radicata, a partire dal Mezzogiorno, la denatalità rischia di innescare un circolo vizioso: meno nascite, meno forza lavoro, spopolamento delle comunità e ridimensionamento delle filiere produttive locali.
Le proposte di Unione Italiana Food
Per far ripartire le nascite, Unione Italiana Food propone una piattaforma che prevede:
- Sostegno diretto alle imprese con decontribuzione strutturale per i periodi di maternità e paternità; incentivi per la stabilizzazione dei lavoratori genitori; premialità certificate per le imprese family friendly
- Infrastrutture sociali: ampliamento dei posti negli asili nido pubblici e privati accreditati e adeguamento degli orari scolastici alle esigenze delle famiglie che lavorano
Evoluzione dei consumi
“L’industria alimentare ha sempre saputo leggere i cambiamenti della società e trasformarli in risposta concreta. L’abbiamo fatto con l’evoluzione dei consumi, con la crescita dell’export, con l’innovazione di prodotto. Oggi siamo di fronte a una sfida diversa per scala e urgenza: la transizione demografica richiede un patto tra imprese e istituzioni – afferma Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food – Le nostre aziende si sono già mosse sui congedi, sul welfare, sulla flessibilità. Ma da soli non si chiude il cerchio. Abbiamo bisogno che lo Stato costruisca con noi un sistema stabile di incentivi perché la genitorialità diventi economicamente sostenibile per le famiglie e competitivamente neutrale per le imprese. La denatalità è una sfida nazionale, anche la risposta deve esserlo”.
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