La prima scelta da studente fuori sede è spesso un indirizzo: lo sanno i circa 373 mila universitari che in Italia frequentano un ateneo fuori dalla propria regione di residenza. Trovare casa significa conciliare abitudini, comodità e bilancio mensile, a partire dalla scelta tra un appartamento da condividere con altri studenti e uno spazio più piccolo, ma tutto per sé. Conta poi la posizione: vicino all’università oppure in un quartiere ben servito, con una fermata dei mezzi pubblici a poca distanza e collegamenti agevoli con le sedi delle lezioni. Si tratta di una domanda che pesa sul mercato degli affitti: nelle grandi città, secondo le più recenti rilevazioni, oltre un contratto su quattro riguarda studenti.
Geografie urbane
Torino guida la classifica: metà dei contratti analizzati riguarda studenti. Seguono Firenze, con il 37,8%, Bologna, con il 30,6%, e Milano, con il 29,5%, mentre la media delle grandi città si attesta al 26,3% (dati dell’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa sulle locazioni concluse attraverso le agenzie affiliate). Allargando lo sguardo all’intero territorio nazionale, la quota raggiunge il 14,1%, rispetto all’11,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.
Alla domanda degli studenti italiani si affianca quella internazionale: nel campione analizzato, la componente straniera sale al 21%, dal 15,8% di un anno prima. La Lombardia registra la maggiore concentrazione, con una quota del 36,9%. Ad alimentare la richiesta di abitazioni contribuisce un’offerta formativa sempre più qualificata e internazionale. Per chi arriva dall’estero, la qualità dell’alloggio assume particolare rilievo nella scelta, insieme alla posizione e al prezzo.
LE grandi città
Nelle grandi città, l’ultima rilevazione registra aumenti dei canoni del 2,2% per i monolocali, del 2,3% per i bilocali e del 2,2% per i trilocali. La crescita rallenta rispetto al semestre precedente, mentre Milano e Bologna si distinguono per la stabilità degli affitti. A favorire questa dinamica contribuiscono il ritorno sul mercato di abitazioni prima destinate agli affitti brevi, che alcuni proprietari hanno scelto di rivolgere agli studenti, e i nuovi posti letto negli studentati progressivamente completati.
Spese condominiali e riscaldamento
Per chi cerca casa, però, il canone è soltanto il punto di partenza del confronto economico. Occorre verificare se comprende spese condominiali, riscaldamento, elettricità, gas e connessione Internet oppure se queste voci vadano pagate a parte: due annunci con prezzi simili possono tradursi in esborsi mensili differenti. Vanno considerate anche le somme necessarie all’ingresso, tra cui il deposito cauzionale e l’eventuale compenso dell’agenzia.
A completare la valutazione sono i collegamenti con l’ateneo: un affitto più basso può comportare maggiori costi di trasporto e tragitti più lunghi. La convenienza dell’alloggio dipende quindi dall’insieme delle spese e dal tempo necessario per raggiungere le lezioni.
Le tipologie preferite
La soluzione più affittata dagli universitari è il trilocale, che rappresenta il 33,5% delle locazioni del campione. Seguono i bilocali, con il 26,2%, mentre le abitazioni di quattro locali raggiungono il 16,3%. Una parte degli studenti sceglie infatti di prendere in affitto un appartamento insieme ad altri universitari per contenere i costi. La condivisione permette di ripartire il canone e alcune spese, ma rende utile una valutazione della distribuzione degli ambienti, oltre che della superficie complessiva.
I bagni
Il numero dei locali, infatti, non coincide necessariamente con quello delle camere da letto. Prima di confrontare due proposte occorre verificare quanti spazi siano effettivamente utilizzabili come stanze, se siano singoli o condivisi e quali ambienti restino comuni. Anche il numero dei bagni, la dotazione della cucina e la presenza di arredi incidono sull’organizzazione quotidiana. Per chi si trasferisce per la prima volta, un’abitazione già attrezzata può inoltre ridurre gli acquisti necessari all’ingresso.
La tipologia di contratti
Tra i contratti sottoscritti dagli studenti prevalgono quelli transitori, pari al 68,3%, seguiti dal canone libero (21,9%) e dal concordato (9,8%), quest’ultimo in crescita dal 5,6% di un anno prima. Per orientarsi tra le alternative occorre però distinguere la durata del contratto dalle modalità con cui viene stabilito l’affitto. Il contratto specifico per studenti universitari dura da sei mesi a tre anni e prevede un canone concordato, calcolato entro le fasce stabilite dagli accordi territoriali tra le organizzazioni dei proprietari e degli inquilini. Può essere stipulato nei comuni universitari e in quelli limitrofi da chi frequenta un corso di laurea o di formazione successiva, in un Comune diverso da quello di residenza.
Diverso è il contratto transitorio ordinario, che dura al massimo 18 mesi e risponde a un’esigenza temporanea del proprietario o dell’inquilino, anche legata allo studio. La motivazione deve essere indicata nel contratto e, per durate superiori a 30 giorni, documentata secondo le regole previste. Restano poi disponibili le formule ordinarie. Il contratto a canone libero, comunemente chiamato “4+4”, lascia alle parti la determinazione dell’importo e prevede quattro anni iniziali, con rinnovo per altri quattro salvo i casi di legge. Quello ordinario a canone concordato, il “3+2”, ha invece una durata iniziale minima di tre anni, seguita normalmente da una proroga di due, e un affitto definito sulla base degli accordi locali.
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