Novità in arrivo sul fronte previdenza complementare: il decreto Pnrr introduce infatti una revisione del contributo di vigilanza a carico dei fondi pensione, accusato di essere di fatto una “mini patrimoniale” sui capitali previdenziali accumulati. Un segnale contradditorio, visto che da tempo si cerca di aumentare l’adesione dei cittadini ai fondi pensione, per ora ferma al 38% dei lavoratori.
Le novità della legge di bilancio
In questo senso, nell’ultima legge di bilancio il governo aveva introdotto delle misure per spingere le adesioni alla previdenza complementare: in particolare aveva alzato la soglia di deducibilità ma soprattutto introdotto il criterio del silenzio-assenso sulla destinazione del Tfr: dal 1° luglio, se non indicato diversamente, il trattamento di fine rapporto dei nuovi assunti sarà destinato automaticamente a un fondo di previdenza invece di rimanere in azienda.
Le modifiche al contributo di vigilanza
Con decreto Pnrr, però, sono state introdotte modifiche al contributo annuale di vigilanza dovuto alla Covip, l’autorità che supervisiona il sistema di previdenza complementare. Fino al 2025, il prelievo era dello 0,5 per mille sui flussi annuali versati nei fondi pensione. Dal 2026 cambia invece la base imponibile: la nuova aliquota scende allo 0,06 per mille che però non sarà calcolata solo sui versamenti annuali, ma sull’intero patrimonio accumulato dai fondi pensione. Il totale sarà calcolato sulle risorse complessive accumulate al 31 dicembre 2025, con versamento entro il 30 giugno 2026.
Secondo i dati Mef/Covid relativi al 2025, se il vecchio sistema si applicava su circa 17,4 miliardi di euro di nuovi versamenti annuali, il nuovo schema si applicherà a un patrimonio complessivo pari a 261,2 miliardi di euro.
L’effetto psicologico
Al di là dell’impatto economico della misura, molti temono anche un effetto psicologico: la riforma potrebbe disincentivare l’adesione a forme di previdenza complementare.
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