Il sottosegretario al Lavoro e vicesegretario leghista Claudio Durigon minimizza l’effetto della revisione Istat sui conti e difende Quota 64 contro l’impostazione della Ragioneria sulla spesa previdenziale. In manovra la Lega punta anche sulla flat tax al 5% per i giovani e l’innalzamento a 100mila euro della soglia per le partite Iva. Sulla contrattazione rivendica la norma che impone il trattamento economico complessivo anche agli accordi “pirata”.
Dopo la revisione Istat del deficit 2025, l’Italia non esce dalla procedura d’infrazione. Serve uno scostamento?
«Mi dispiace perché quando non si raggiunge un obiettivo, anche per pochi decimali, dispiace davvero. Ma questo non intacca il grande lavoro fatto in questi anni sulla credibilità della nostra economia. Credo che possiamo permetterci di andare in Europa e dire che vogliamo continuare a dare risposte in un momento congiunturale difficile a causa di due grandi guerre, che hanno creato problemi seri a tutti i Paesi».
Perché l’UE dovrebbe capire un deficit più alto?
«Se guardiamo il deficit stimato per il 2026, gli altri Paesi sono tutti molto sopra la nostra soglia: la Polonia è al 6,5%, l’Ungheria al 6,2%, il Belgio al 5,2%, la Francia al 5,1% e anche la Germania arriverà al 4%. Abbiamo bisogno di un intervento più strutturale per il nostro Paese e credo che i mercati e l’Europa possano capire se sforiamo un po’ questo vincolo».
Quota 64 costerebbe circa 1,5 miliardi l’anno, circa 5 in tre anni. Perché puntate su questa misura?
«Oltre al dato dell’Istat è stato pubblicato un aggiornamento della relazione della Ragioneria sulla spesa pensionistica con le regole attuali e future, che evidenzia un’età di uscita sempre più alta. Questo ci obbliga a pensare a una flessibilità in uscita. Andiamo incontro a un mercato del lavoro fortemente impattato dall’intelligenza artificiale: abbiamo grandissimi numeri sull’occupazione e la disoccupazione ai minimi storici, ma quella giovanile e il numero degli inattivi restano troppo elevati».
Che cosa non la convince dell’analisi della Ragioneria?
«Sono rammaricato perché credo sia stata fatta secondo principi sbagliati. Indica una spesa pensionistica record di 326 miliardi, ma c’è anche un record storico negli incassi dei contributi previdenziali, 296 miliardi, grazie all’aumento dell’occupazione. Bisogna chiedersi se questa spesa sia al lordo o al netto e, se è al lordo, a chi torna la parte tassata? Allo Stato, oggettivamente».
Perché la tassazione delle pensioni è importante?
«L’Italia è tra i Paesi europei con la più alta tassazione sulle pensioni. Su un reddito pensionistico di 20mila euro l’anno l’aliquota media è del 20,5%, contro il 19% della Spagna, l’8,7% del Regno Unito, l’8,4% dell’Olanda, l’8,3% della Germania e il 7,3% della Francia. Se la pensione è pagata dallo Stato, il prelievo torna allo Stato: è una partita di giro. Calcolare la spesa pensionistica al lordo nel rapporto con il Pil, secondo me, è un falso di bilancio, termine che uso poco. Mi dispiace che la Ragioneria non metta in evidenza anche il dato al netto».
E l’aumento dell’età pensionabile?
«Siamo la maglia nera in Europa per l’aumento dell’età pensionistica e cresce anche il requisito per l’anzianità, a 43 anni e 4 mesi. I giovani entrano sempre più tardi nel lavoro: rischiamo pensioni a 71 o 72 anni. Per un vero ricambio generazionale e perché i giovani possano contribuire al loro sistema pensionistico serve una flessibilità in uscita. Per noi è prioritario».
I sindacati, la Cgil in testa, contestano l’uso del Tfr. È così?
«No, non c’è alcun utilizzo del Tfr, e purtroppo la Cgil non lo sa. A 64 anni, con 25 anni di lavoro, puoi scegliere di andare in pensione secondo le tue esigenze. Il Tfr è una possibilità in più, per chi vuole una rendita più alta. Più scelta e più libertà al lavoratore non mi sembra un problema: i soldi sono sempre del lavoratore».
Landini dice. Però, che così si perdono soldi.
«Se lavori fino a 80 anni guadagni ancora di più, ma percepisci per meno tempo. È normale che, se contribuisci di meno, prendi qualcosina in meno. Ma è una scelta: il lavoratore decide cosa vuole fare, come e quando. Lo considero un diritto acquisito con gli anni di lavoro, che la legge Fornero ha tolto. Landini ha più volte inneggiato alla rivoluzione sociale: se all’epoca avessero contrastato di più quella riforma, forse oggi non saremmo in queste condizioni, a pensare che andremo in pensione a 71 anni. Questo canale di uscita favorisce anche il ricambio generazionale: gli over 55 sono aumentati del 65%, mentre la disoccupazione giovanile è oltre il 20%. È un circuito virtuoso che vogliamo mettere in atto con la libertà di scelta».
Anche l’intelligenza artificiale preoccupa la Lega: si può pensare a forme di tassazione?
«Quando arriverà il momento, quelle sono le formule. Non si può fermare il vento con le mani: alcuni processi vanno governati per trovare il giusto equilibrio. È normale pensare che un domani tasse e previdenza le paghino anche soggetti che oggi non sono persone fisiche. Le proiezioni del Mef parlano di meno lavoratori e meno contributi, ma si possono trovare altre formule di contribuzione. Quello dei buchi è un problema del domani e non dell’oggi, però è un’evoluzione con cui dovremo confrontarci. Ecco perché mi sono rammaricato di questa ennesima analisi priva di senso politico proveniente dalla Ragioneria».
Come funzionerebbe la flat tax per i giovani?
«Oggi molti giovani vanno all’estero perché il reddito di ingresso nel lavoro non è soddisfacente rispetto al costo della vita. La nostra proposta è un’imposta forfettaria piatta del 5% per cinque anni: il giovane ha più risorse per legarsi al territorio, costruire il suo futuro e restare in Italia».
E per le partite Iva?
«La flat tax è stato un cavallo di battaglia che ci ha fatto crescere tantissimo già nel 2019. Bisogna passare da 85 a 100mila euro: visto l’aumento del costo del lavoro, è un elemento fondamentale perché resti una soluzione per le partite Iva».
Passiamo alla contrattazione. Qual è l’obiettivo?
«Abbiamo fatto una norma molto intelligente: il trattamento economico si equipara al contratto più alto. Abbiamo costruito un Tec, un trattamento economico complessivo, che devono rispettare anche i contratti detti pirata, altrimenti sono esclusi dagli strumenti di sostegno al lavoro. Questo ha innalzato tutta l’attività verso l’alto, eliminando la contrattazione pirata».
È anche libertà sindacale?
«La Costituzione parla di libertà sindacale, che significa libertà e pluralità. Chi voleva un’egemonia deve confrontarsi con chi, giustamente, rivendica la pluralità. Con il trattamento economico fissato sulla soglia più alta si parte per garantire una vera libertà e una vera pluralità sindacale».
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