Non solo petrolio e gas: i trasporti marittimi sono vitali anche per le terre rare e le materie prime critiche su cui si basano transizione energetica, sviluppo dell’IA e digitalizzazione. Un nodo messo in luce dal settimo rapporto Med & Italian Energy Report, intitolato Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies, frutto della sinergia scientifica tra Srm (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e l’Esl@energycenter Lab del Politecnico di Torino, e realizzato con la collaborazione della Fondazione Matching Energies.
Vantaggio competitivo
Lato energia, l’Ue è dipendente al 56,9% dall’export, contro il 24 della Cina e l’autosufficienza degli Usa (l’Italia sale al 74%, anche se con il calo di un punto percentuale nel 2025 rispetto al 2024). E i tentativi di ridurre questa dipendenza attraverso le energie rinnovabili hanno fatto crescere la domanda di materie prime critiche come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare, essenziali per veicoli elettrici, batterie, reti e tecnologie green.
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Per dare un’idea della crescita vertiginosa del settore, basti pensare che le tonnellate di nichel (utilizzato nelle batterie) movimentate via mare sono passate da 5,7 milioni del 2000 a 58,5 a fine 2025 a livello globale.
La bauxite (principale fonte per la produzione dell’alluminio) è passata da 30,6 milioni di tonnellate del 2000 a 236,4 del 2025. Crescita consistente anche per il manganese (utilizzato nelle batterie e come elemento chiave per gli acciai speciali)che passa da 7,1 milioni di tonnellate del 2000 a 45,2 del 2025; e il rame (utilizzato nei componenti elettronici, batterie e veicoli), il cui commercio è passato da 10,2 milioni di tonnellate del 2000 a 40,4 del 2025.
Il cobalto
Il comparto terre rare e minerali critici è però completamente dominato dalla Cina sia per quel che riguarda la produzione, sia per quel che riguarda la raffinazione: cosa che sancisce un monopolio di fatto di Pechino anche di materie prime estratte in altri Paesi. Come sottolinea il rapporti, “il controllo della raffinazione è il vero vantaggio competitivo. La Cina domina non solo l’estrazione di alcune risorse, ma soprattutto la raffinazione e la lavorazione intermedia. Controlla, ad esempio, circa il 78% della raffinazione globale di cobalto. Anche le economie avanzate che cercano di delocalizzare produzioni strategiche restano dipendenti da input che provengono quali esclusivamente dalla Cina. Il controllo dei minerali critici equivale al controllo della base della transizione tecnologica“.
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Per quel che riguarda la bauxite, il 90% di quella che arriva via mare proviene da Guinea e Australia ed è destinata quasi interamente alla Cina. Le Filippine – con l’84% del totale – dominano l’export di nichel, il Sudafrica con il 55% del totale quello di manganese.

I flussi di rame sono prevalenti sulle rotte Cile-Cina e Perù-Cina. Per il cobalto, la Repubblica Democratica del Congo rappresenta oltre l’80% delle esportazioni mondiali.
Nucleare
Anche nel settore nucleare, chiave per ridurre la dipendenza energetica (come dimostra il caso della Francia in Europa) si verifica però una pericolosa concentrazione, che questa volta ha al centro Mosca e non Pechino. Le riserve di uranio sono estremamente concentrate (l’84% del totale è distribuito in otto
Paesi) e il 92% della produzione globale di uranio è controllata da sette Stati tramite le rispettive compagnie estrattive. Il principale collo di bottiglia è rappresentato dai servizi di arricchimento, con la compagnia di stato russa Tvel che ne detiene il 40% della capacità industriale.
L’Italia
Per quel che riguarda il nostro Paese, i traffici di materie prime (dry bulk) sono strategici: il totale dei traffici delle rinfuse solide italiane, in cui si ritrovano anche le componenti metallifere, ha sfiorato 50 milioni di tonnellate nel 2024 e 30 milioni nel primo semestre 2025.
Il settore marittimo italiano riveste una posizione importante anche per la movimentazione di Oil and Gas: il totale complessivo dei traffici di rinfuse liquide ha sfiorato 170 milioni di tonnellate nel 2024 e superato le 80 nel primo semestre 2025 pari al 34% del traffico merci del Paese. L’Italia inoltre ha la seconda flotta europea di navi cisterna e la quarta flotta europea di navi per rinfusiero, elementi che rappresentano un punto di forza strategico del nostro Paese.
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