Conto alla rovescia per il primo appuntamento dell’anno dedicato ai piccoli risparmiatori assetati di titoli di Stato. Il nuovo Btp Valore, giunto alla settima edizione (considerando anche l’emissione del Btp Più che fa parte della stessa famiglia), si ripresenta in un momento decisamente florido per l’Italia che negli ultimi 12 mesi ha incassato a ritmo continuo promozioni da parte delle maggiori agenzie di rating, il deficit è tornato con un anno di anticipo sulla tabellina di marcia sotto il 3% e i Btp continuano a fare la voce grossa con lo spread rispetto al Bund tedesco che staziona sui minimi dal 2008. La finestra di collocamento del nuovo strumento dedicato al pubblico retail va da lunedì 2 marzo a venerdì 6 marzo (fino alle ore 13), salvo chiusura anticipata.
La struttura del nuovo Btp Valore va sostanzialmente a ricalcare quella delle precedenti emissioni; unica variazione rispetto all’ultima versione – risalente allo scorso autunno e che calamitò una domanda per oltre 16,5 miliardi di euro – è la scelta del Tesoro di optare per un leggero accorciamento di un anno della durata (6 anni). Il ritorno a una scadenza più breve «può essere valutata positivamente per diversi motivi – argomenta Paolo Barbieri, senior portfolio manager di Valori Asset Management – a partire dalla riduzione del rischio di tasso in quanto una durata più breve comporta una minore sensazione di volatilità del prezzo sul mercato secondario». In pratica, la duration inferiore rende il titolo meno vulnerabile a eventuali futuri rialzi dei tassi d’interesse andando a cogliere quello che può essere considerato un migliore rapporto rendimento/duration in questo momento; in aggiunta, il piccolo risparmiatore vede il proprio impegno finanziario più gestibile rispetto a un orizzonte di 7 o 8 anni, facilitando il mantenimento del titolo fino a scadenza.
Confermata la presenza di cedole trimestrali crescenti nel tempo attraverso il meccanismo step-up “2+2+2” che vede il rendimento crescere una prima volta dopo due anni e poi ulteriormente dopo quattro. Presente, come di consueto, il premio fedeltà, pari allo 0,8% e che spetta a chi acquista il titolo durante i giorni di collocamento e lo detiene fino alla scadenza; caratteristica che va ad accentuare l’appeal verso i risparmiatori “cassettisti” disposti a mantenere il prodotto in portafoglio fino alla sua scadenza naturale. I tassi minimi garantiti per ciascuno dei tre bienni saranno comunicati il 27 febbraio (al termine del collocamento, questi tassi potranno essere confermati o rivisti solo al rialzo).
Le attese sono di un Mef ancora generoso con rendimento medio di 15-20 punti base superiore rispetto a quello di Btp classici di analoga durata. «Il primo livello può attestarsi tra il 2,9% e il 3% – ipotizza Barbieri – salendo poi di 20/25 punti base cercando di offrire un piccolo vantaggio rispetto ai Btp presenti sulla curva attualmente di pari scadenza».
Sommando tutte le emissioni precedenti questo strumento ad hoc per le famiglie ha raccolto oltre 96 miliardi di euro. «Il successo del Btp Valore risiede nella sua capacità di intercettare le preferenze chiave dell’investitore italiano – spiega Roberto Rossignoli, senior portfolio manager di Moneyfarm – che ha una storica avversione al rischio e questo strumento pensato per i retail è percepito come un rifugio sicuro e immediatamente comprensibile: offre un rendimento predeterminato, una scadenza relativamente breve e la garanzia sul capitale fornita dallo Stato.La motivazione principale all’acquisto, più che il tasso cedolare in sé, è quindi la ricerca di tranquillità e protezione dalla volatilità dei mercati azionari».
Giusto equilibrio
Che porzione di risparmi destinare a questa tipologia di obbligazioni? Molto dipende dal profilo di rischio, dall’orizzonte temporale e agli obiettivi del singolo investitore. Gli esperti mettono in chiaro quello che può essere uno dei rischi: il classico home bias che si manifesta sotto forma di investimenti concentrati unicamente in ciò che è familiare, “di casa” appunto. «L’errore più comune in Italia – avverte Rossignoli – è credere che un portafoglio composto al 100% da Btp sia a rischio zero. Anche per un profilo estremamente conservatore, che magari desidera un’esposizione obbligazionaria dell’80% o 90%, la concentrazione su un singolo emittente non dovrebbe idealmente superare il 15-20% del patrimonio totale».
Non va dimenticato che in caso di rialzo dei rendimenti di mercato, l’obbligazione in questione può perdere di valore e venderla sul mercato comporterebbe una perdita. Ovviamente, tenendo il prodotto fino a scadenza l’investitore schiva qualsiasi pericolo di perdita. Inoltre, questo strumento così come tutti i titoli di Stato presenta un prelievo fiscale agevolato al 12,5%, a cui si aggiunge il vantaggio dell’esenzione dalle imposte di successione nonché l’esclusione dal calcolo Isee (fino ad un limite massimo di 50mila euro).
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