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Partita Iva: obbligo per i B&B

Vorrei dei chiarimenti riguardo alle nuove norme sugli affitti brevi. Con la legge di bilancio tutti i proprietari di b&b sono in attesa di capirci qualcosa. Non è facile con tutte le spese, tra tasse e manutenzione, continuare ad affittare case per brevi periodi, soprattutto nelle zone costiere, dove i turisti in inverno non ci sono. Ora la riforma lascia forti dubbi. In caso di comproprietà del terzo immobile, bisogna aprire la partita Iva ugualmente? E se sì, su chi gravano le spese? Solo su quel comproprietario con il terzo immobile? La questione solleva non pochi dubbi, soprattutto in un Paese in cui molti immobili vengono ereditati e appartengono a più figli che, per affetto, preferiscono recuperare le spese con gli affitti brevi piuttosto che vendere. Il rischio è che si creino attriti e liti in famiglia, o, peggio, che l’immobile venga venduto.
Clara Lalenti

Aigab (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi) spiega a Moneta: «Abbiamo diverse interpretazioni che purtroppo sono concordi nel dire che ciò che rileva ai fini della presunzione assoluta di imprenditorialità è il fatto di avere destinato almeno 3 unità immobiliari alle locazioni brevi nel periodo di imposta, indipendentemente dalla quota di proprietà». Di conseguenza, se dal 1° gennaio si è comproprietari di 3 case che hanno preso anche solo una prenotazione ciascuna, è richiesta l’apertura di partita Iva. Per Aigab, si può ovviare dando il terzo immobile in comodato gratuito.

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