Inizia a sentirsi da più parti il sibilo delle spie di allarme di una crisi finanziaria. Lo si è sentito distintamente quando una delle banche più grandi al mondo – JP Morgan – ha avvertito il bisogno di dichiarare pubblicamente quanto ha investito in un settore specifico (attualmente flagellato dai timori dell’IA) per rassicurare gli investitori. JPMorgan ha infatti reso palese la propria posizione riguardo il settore dei software, le cui aziende stanno soffrendo una fase di forte instabilità: hanno perso circa un terzo del loro valore rispetto ai massimi. La crisi è stata innescata dagli ultimi lanci nel campo dell’intelligenza artificiale, in particolare i nuovi modelli di OpenAi e Anthropic, capaci di assolvere il compito di scrivere il codice di programmazione che tiene in piedi siti e applicazione.
“Un argomento di recente interesse del mercato è il potenziale rischio nel settore del software derivante dai progressi dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato lunedì il direttore finanziario Jeremy Barnum agli analisti nell’ambito di un aggiornamento aziendale programmato. “La nostra esposizione a questo settore è ridotta rispetto alle dimensioni del portafoglio wholesale ed è concentrata nel settore del software aziendale. Anche l’esposizione ai player più vulnerabili del settore del software in generale è piuttosto ridotta. Oltre a ciò, il potenziale impatto della disruption dell’IA non si limita ovviamente al settore del software. Pertanto, continuiamo a esaminare l’intero portafoglio per identificare i rischi emergenti”.
Anche l’amministratore delegato Jamie Dimon ha espresso le sue preoccupazioni per l’economia. La situazione attuale ricorderebbe infatti la fase che precedette la crisi del 2008. Durante l’annuale aggiornamento con gli investitori ha esplicitato le sue perplessità sullo stato dell’economia statunitense: “La mia opinione è che le persone si stiano un po’ tranquillizzando sul fatto che questi prezzi elevati degli asset e i volumi elevati siano reali e che non avremo problemi”, ha affermato.
Ma è inevitabile che – secondo Dimon – il ciclo economico cambierà direzione: “Un giorno ci sarà un ciclo… Non so quale confluenza di eventi causerà quel ciclo. Sono molto in ansia al riguardo. Non mi conforta il Per i dirigenti di JPMorgan, questo scenario di forte volatilità non è una sorpresa ma una conseguenza prevedibile della fine di un ciclo economico, confermando l’importanza di aver sottoposto preventivamente il proprio portafoglio a rigorosi test di resistenza per affrontare scenari simili.
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