Il Mezzogiorno italiano prova a scrollarsi di dosso l’immagine di periferia produttiva. Tra Zone Economiche Speciali, potenziamento dei porti e nuovi investimenti in energie rinnovabili e data center, il Sud si candida a diventare un hub industriale e logistico nel cuore del Mediterraneo. Le Zes Uniche, operative da gennaio 2024, sono al centro di questa strategia di rilancio.
I dati più recenti mostrano che nel primo anno di attuazione della Zes Unica gli investimenti autorizzati sono cresciuti da circa 1,9 a 3,4 miliardi di euro, con un incremento del +73,7% rispetto alle precedenti aree Zes regionali. Il numero di autorizzazioni ha superato le 800, di cui circa 160 “autorizzazioni uniche” concesse a imprese italiane ed estere, per un totale di oltre 4,3 miliardi di euro di investimenti complessivi.
Logistica
Gran parte di questi investimenti punta alla modernizzazione produttiva e alla logistica internazionale. Nella Zes Campania, ad esempio, gli investimenti registrati si avvicinano a 900 milioni di euro, con quasi 3.700 posti di lavoro creati in due anni. Nella Zes Ionica Puglia-Basilicata i progetti avviati superano i 1.600 con oltre 700 milioni di euro di investimenti diretti, mentre nelle Zes di Sicilia e Sardegna gli impegni privati hanno raggiunto rispettivamente decine e centinaia di milioni di euro.
Porti
I porti del Sud giocano un ruolo chiave nel nuovo disegno industriale: infrastrutture come il Porto di Gioia Tauro e il Porto di Taranto non sono più semplici terminali di transhipment, ma veri e propri hub integrati di catene globali. A Gioia Tauro il traffico container ha registrato una crescita dell’11,6% nel 2025, trainando anche l’export regionale.
Energie rinnovabili
Parallelamente, la spinta verso le energie rinnovabili rende il Sud particolarmente competitivo sul fronte della transizione energetica. Progetti eolici e fotovoltaici sono ormai parte integrante dei piani di investimento, sostenuti anche dalla disponibilità di energia a costi concorrenziali e dall’accelerazione delle connessioni alla rete nazionale. Questo mix energetico attrae anche realtà legate ai servizi digitali: i piani governativi indicano che il Sud può diventare un polo per data center, grazie alla posizione baricentrica, alla rete in fibra ottica già estesa e alla crescita della domanda di servizi cloud.
Fisco
Dal punto di vista fiscale, sono confermati strumenti importanti: per il 2024 era previsto un credito d’imposta Zes di circa 1,8 miliardi di euro, pensato per sostenere gli investimenti in beni strumentali da parte delle imprese insediate nella ZES Unica. Per il triennio 2026-2028, le dotazioni stanziate nei documenti di bilancio superano 2,3 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungono misure di decontribuzione e incentivi per l’occupazione giovanile e femminile.
Il quadro che emerge è quello di un Sistema Sud più attrattivo e dinamico, con oltre 34.000 posti di lavoro generati o previsti dalle attività ZES, di cui circa 11.000 diretti. Gli effetti indiretti sulle filiere logistiche, manifatturiere e dei servizi suggeriscono un impatto potenziale di oltre 37 miliardi di euro sull’economia meridionale se si considerano moltiplicatori e ricadute occupazionali.
Le sfide
Restano tuttavia sfide strutturali: la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni locali, la necessità di completare le reti di trasporto e l’effettiva realizzazione dei grandi impianti energetici. Se queste condizioni saranno soddisfatte, il Mezzogiorno potrebbe non essere più periferia, ma nuova frontiera industriale dell’Italia e gateway produttivo nel Mediterraneo.
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