Hanno comprato una Ferrari e adesso rischiano di scassarne il motore». Negli austeri corridoi di Piazzetta Cuccia non è insolito sentire queste poche parole, sussurrate ma non misurate. Non è solo l’opinione di un singolo dipendente. In Mediobanca sta montando sempre più forte la resistenza all’idea di essere disciolti nel gruppo Mps. Non è un mistero che la decisione presa dal cda di Siena di procedere al delisting della storica merchant bank abbia provocato malumori tanto tra alcuni soci forti del Monte (il gruppo Caltagirone) quanto tra una folta truppa milanese. Si tratta di una questione di status: Mediobanca è un brand prestigioso, che si porta appresso un patrimonio di conoscenze e di professionalità invidiabile. Difficile accettare che tutto questo possa essere ridotto a una divisione, o comunque a una semplice controllata, pur di un gruppo importante come quello guidato da Luigi Lovaglio. Non è un caso che Mediobanca abbia lavorato a un suo piano industriale autonomo, approvato dal suo cda giovedì 26 poche ore prima di quello di Mps. Dettagli apparentemente marginali, ma che hanno un loro senso più che simbolico. Siena ha approvato il suo, incorporando quello di Piazzetta Cuccia. Altro fatto curioso è che il compenso del presidente Vittorio Grilli non è ancora stato votato, dopo che Mps ha approvato linee guida per contenerlo in una forchetta tra 1 e 2 milioni di euro in linea con altri presidenti di istituzioni italiane paragonabili. Possibile che un numero uno di quel calibro, con deleghe importanti, può continuare a lavorare a lungo con il solo compenso di consigliere? Anche questo nodo prima o poi andrà sciolto.
Così come quello sul concambio da offrire agli azionisti di Mediobanca (al 14% circa di azioni che non è ancora in mano a Montepaschi) per arrivare alla revoca delle quotazioni.
Lovaglio
Lovaglio vorrebbe definire l’operazione il più velocemente possibile, ma in consiglio ci sono tensioni perchè c’è chi sostiene che questo passaggio non possa essere affrontato da un cda prossimo alla scadenza. Insomma, si profilano nuovi contrasti dopo quelli che si erano consumati prima della mozione «fusione per incorporazione e addio a Piazza Affari» voluta con determinazione da Lovaglio, che era riuscito a convincere anche la parte di cda contraria riuscendo a far approvare l’operazione all’unanimità evitando uno stallo pericoloso. Questo però gli ha provocato non pochi problemi e probabilmente continuerà a provocargliene. A partire dai lavori per scegliere i 20 nominativi della “lista corta”, quella con i candidati proposti all’assemblea degli azionisti per il rinnovo dei vertici di Mps del 15 aprile: indiscrezioni sostengono che Lovaglio potrebbe addirittura essere tagliato fuori da questa lista. Difficile si arrivi a tanto, ma già il fatto che circolino queste ipotesi la dice lunga sui tentativi di logorare la sua posizione. E la dice lunga su quanto Rocca Salimbeni sia diventata una polveriera fatta di veti e controveti.
I consulenti
Alla lista stanno lavorando il consigliere e presidente del Comitato Nomine, Domenico Lombardi, insieme al consulente Korn Ferry e al presidente Nicola Maione, che conduce l’attività di consultazione presso gli azionisti. Lovaglio, almeno nella fase iniziale, non è stato della partita. Lo sarà probabilmente quando arriverà il momento di votare la lista: è il compromesso deciso dopo che l’amministratore delegato è finito nell’indagine della Procura di Milano sul presunto concerto durante la scalata di Mps a Mediobanca. A quel punto la domanda è: se davvero venisse escluso, i consiglieri a lui affini sarebbero disposti a votare la lista? Sul tavolo c’è anche uno scenario ipotetico, ma comunque allo stato davvero remoto, che alla fine non si riesca ad approvare una lista del cda. Non bisognerà però aspettare tanto prima di capire: pur essendo la scadenza per presentare la lista dei candidati il prossimo 5 marzo, i vertici di Mps vorrebbero decidere i 20 nomi ufficiali già lunedì 2 marzo. Quello che terrà aperti i giochi fino all’ultimo, però, sarà una novità assoluta favorita anche dalla nuova legge Capitali: secondo alcune fonti, nella lista potrebbero non essere indicate le posizioni di amministratore delegato e presidente. Gli azionisti, quindi, riceveranno una lista di candidati che saranno votati uno per uno, per arrivare a decidere i 15 componenti del consiglio d’amministrazione. Se così fosse, la situazione potrebbe diventare problematica per l’ad Lovaglio e per il presidente Maione. Non bisogna dimenticare che tra i nomi già emersi ci sono profili con un curriculum di grande peso: si pensi a Corrado Passera, ex ministro e numero uno di Intesa Sanpaolo che avrebbe dato una disponibilità di massima a coprire la carica di presidente.
Nomi pesanti
Ma ci sono anche nomi come quello dell’amministratore delegato di Acea, nonché consigliere di Generali, Fabrizio Palermo o dell’ex direttore generale di Unicredit, Carlo Vivaldi. Questi ultimi sono nomi spendibili anche per la carica di amministratore delegato del gruppo. Quindi la battaglia in assemblea potrebbe essere accesa, fermo restando che Lovaglio ha dalla sua alcune armi: sarebbe conveniente tagliare fuori dai vertici di Mps l’uomo che ha ideato il piano presentato lo scorso venerdì 27 febbraio al mercato? E come reagirebbero gli investitori a un cambio dei vertici, dopo che Lovaglio ha giocato un ruolo importante nel convincerli a sposare l’operazione? Quesiti che potrebbero portare molti soci a rinnovargli ancora la fiducia e con lui anche a Maione. Certo, tra gli azionisti votanti non ci sarà il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti, che pur avendo espresso stima nei confronti di Lovaglio ha già fatto filtrare che il Tesoro non parteciperà né alla scelta dei candidati né tantomeno al voto in assemblea. Ma nel corso dell’assise gli attuali vertici avranno comunque un loro sostegno, da vedere però se questo sostegno sarà sufficiente.
Piano industriale
Prima di allora, però, ci sarà la tappa dirimente della «lista dei 20». L’occasione è perfetta, con tutti i consiglieri di Mps riuniti a Rocca Salimbeni per il nuovo piano industriale. Una volta presentato quest’ultimo, i lavori passeranno pancia a terra sulla lista per i nuovi vertici dell’istituto. E l’esito finale dirà cose importanti sui rapporti di forza reali all’interno della banca senese.
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