Doppio ricorso in Appello contro la sentenza del Tribunale di Milano che ha disposto la chiusura dell’ex Ilva il prossimo 24 agosto in mancanza di una nuova Aia, autorizzazione di impatto ambientale.
I “Genitori tarantini”
Ma a colpire non è tanto il ricorso presentato dai commissari, ampiamente previsto. Quanto piuttosto il ricorso dei promotori stessi della causa che ha portato fin qui.
“La sospensione dell’attività produttiva deve essere immediata”, dichiara l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, uno dei legali, insieme all’avvocato Ascanio Amenduni, dei cittadini di Taranto e dell’associazione “Genitori Tarantini”, promotori del ricorso iniziale. “E’ illegittima la concessione di un qualsiasi termine”, afferma Rizzo Striano con riferimento al tempo concesso dalla sentenza del Tribunale di Milano (entro il 24 agosto prossimo) alle società in amministrazione straordinaria Ilva e Acciaierie d’Italia per adeguare, ma soprattutto dettagliare sul piano delle modalità attuative e dei tempi di esecuzione, le prescrizioni Aia che il collegio dei giudici ha ritenuto carenti per la tutela della salute e dell’ambiente.
“Si parla molto di questioni finanziarie e di occupazione dell’ex Ilva, ma si dice poco in merito a quello che il decreto del Tribunale di Milano ha detto circa la salvaguardia della salute – sostiene Rizzo Striano -. Noi oggi impugniamo quel decreto”.
Il ministro Urso
In parallelo, viene presentata oggi alla Corte d’Appello di Milano l’impugnazione (tecnicamente definita “reclamo”) contro la medesima sentenza. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha dichiarato: “Ho chiesto ai commissari di fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto disposta dal Tribunale di Milano a partire dal prossimo agosto, impugnando la decisione nei tempi già annunciati e formulando al più presto un’Aia sostenibile”.
Linee guida
Una delle linee guida del “reclamo” che verrà depositato oggi e al quale, sino a ieri pomeriggio, ha lavorato per Ilva e per AdI un pool di avvocati, è che secondo l’azienda non è vero che ci sono prescrizioni ambientali inadempiute. Quelle che i giudici di Milano sostengono essere inadempiute, in realtà sono connesse a un procedimento amministrativo tutt’ora in corso, quello degli studi di fattibilità. Per l’azienda, in sostanza, con la nuova Aia ci sono obblighi che non rientrano nelle Bat, le migliori tecniche di gestione, per cui la loro definizione deve avvenire attraverso nuove ricerche. Appunto gli studi di fattibilità.
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