L’eventuale mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 (oggi gli Azzurri di Gattuso disputano la prima partita dei playoff contro l’Irlanda del Nord) non sarebbe soltanto una delusione sportiva, ma un colpo economico significativo per l’intero sistema calcio e, in parte, anche per l’economia del Paese. I numeri più recenti mostrano chiaramente quanto la partecipazione alla Coppa del Mondo sia diventata una componente strutturale dei ricavi federali e dell’indotto.
Margini ridotti
Secondo quanto analizzato dal sito Calcio e Finanza, la Figc ha costruito il proprio equilibrio finanziario dando per implicita la presenza al Mondiale. Per il 2026, il budget prevede circa 191,9 milioni di euro di ricavi complessivi a fronte di costi pari a 189,1 milioni, un margine estremamente ridotto che rende evidente quanto anche una sola variabile – come la mancata qualificazione – possa compromettere la sostenibilità complessiva. In questo contesto, il Mondiale rappresenta molto più di un evento sportivo: è una voce fondamentale nei conti.
Flussi
Entrando nel dettaglio, la partecipazione garantisce innanzitutto un ritorno diretto da parte della Fifa, con circa 10 milioni di euro già solo per l’accesso alla fase a gironi, a cui si aggiungono premi progressivi in base ai risultati. A questi si sommano i ricavi indiretti legati agli sponsor, ai diritti televisivi e alla maggiore esposizione internazionale della Nazionale. Tutti flussi che, in caso di esclusione, verrebbero meno quasi completamente.
L’esperienza recente aiuta a capire la portata del problema. Le mancate qualificazioni del 2018 e del 2022 hanno già dimostrato quanto possa essere pesante l’impatto economico, con perdite stimate superiori ai 100 milioni di euro per l’intero sistema calcio. Non si tratta solo della federazione, ma di un ecosistema più ampio che comprende club, broadcaster, partner commerciali e tutta la filiera legata al prodotto calcistico.
L’effetto moltiplicatore
Il danno, però, non si limita ai bilanci del settore sportivo. Durante un Mondiale con l’Italia protagonista, si attiva un effetto moltiplicatore sull’economia reale: aumentano i consumi nei bar e nei ristoranti, cresce la raccolta pubblicitaria, si intensifica l’attenzione mediatica internazionale sul Paese. Al contrario, l’assenza della Nazionale riduce significativamente questo impulso, con un impatto che si riflette su diversi comparti, dall’intrattenimento al turismo. Anche se difficile da quantificare con precisione, si tratta di una perdita concreta che si somma ai mancati ricavi diretti.
Reputazione rovinata
C’è poi una dimensione ancora più profonda, legata alla reputazione. Una terza esclusione consecutiva dai Mondiali rappresenterebbe un evento senza precedenti per una Nazionale storicamente tra le più vincenti al mondo. Le conseguenze andrebbero oltre il breve periodo: minore attrattività per sponsor e investitori, perdita di peso politico nelle istituzioni calcistiche internazionali e un generale indebolimento del brand del calcio italiano. Il vero nodo è che l’intero sistema sembra oggi costruito su un presupposto implicito: la qualificazione. Senza di essa, non si perde soltanto una fonte di ricavi, ma si mette sotto pressione un modello economico già molto fragile. La riduzione delle entrate potrebbe tradursi in minori investimenti sul settore giovanile, nello sviluppo tecnico e nelle infrastrutture, generando effetti negativi anche nel medio-lungo periodo.
Per questo motivo, le qualificazioni ai Mondiali 2026 assumono un valore che va ben oltre il campo. Non si tratta solo di partecipare alla competizione più prestigiosa del calcio mondiale, ma di difendere un equilibrio economico e simbolico fondamentale. Sommando premi Fifa, ricavi commerciali, indotto e valore reputazionale, l’assenza dell’Italia potrebbe significare oltre 100 milioni di euro di perdite dirette, con effetti ancora più ampi sull’intero sistema Paese.
Leggi anche:
I supersponsor mandano in Serie B il calcio italiano
© Riproduzione riservata