Crollo delle vendite per i colossi del lusso nei centri commerciali in Medio Oriente, in particolar modo ad Ad Dubai e Dubai. A marzo cali tra il 30% e il 50% al Mall of the Emirates, uno dei più grandi centri commerciali di Dubai, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’affluenza al centro commerciale di lusso, che sopita marchi come Louis Vuitton, Dior, Gucci, Cartier, Chanel e Rolex, è calata del 15%.
Dati anche peggiori per il Dubai Mall, molto amato dai turisti, dove l’affluenza è crollata del 50%.
Ad Abu Dhabi, le vendite di marzo al Galleria mall hanno registrato un calo di circa il 10%.
A rivelare i dati Reuters, che ha consultato alcune fonti riservate.
Il lusso è un comparto da tempo in crisi e il Medio Oriente era una delle poche aree in controtendenza, che da sola prima dell’inizio del conflitto valeva il 5% dei consumi globali del comparto. Secondo i dati diffusi ieri da Lvmh, che ha mantenuto il fatturato sostanzialmente stabile nel primo trimestre, la guerra ha avuto un impatto negativo del -1% sui suoi conti.
Gli analisti
Gli analisti di Bernstein hanno affermato in una nota ad aprile che gli effetti a catena del conflitto, tra cui l’aumento dei costi di petrolio e viaggi, l’inflazione o un possibile crollo dei mercati azionari, potrebbero “facilmente compromettere” la propensione agli acquisti anche oltre il Golfo, in particolare negli Stati Uniti.
“Se ora si scopre che la ripresa del lusso che speravamo per il 2026 non si verificherà e verrà al massimo rinviata alla seconda metà dell’anno o al prossimo, non credo che qualcuno possa sorprendersi”, ha dichiarato Christopher Rossbach, gestore di portafoglio presso J Stern & Co a Londra.
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