L’economia italiana è alle prese con criticità che si trascinano da anni, ma anche con la necessità di consolidare i segnali di ripresa emersi prima delle tensioni internazionali culminate con la guerra in Iran. “Non siamo fragili per colpa delle crisi, ma per problemi strutturali irrisolti”, ha spiegato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, commentando le previsioni macroeconomiche dell’Ufficio studi e indicando nel peso della fiscalità e nella complessità burocratica due elementi che continuano a incidere sulla competitività del sistema produttivo.
Negli ultimi decenni, secondo l’associazione, la crescita si è progressivamente ridotta mentre la pressione fiscale è aumentata. Un dato che, pur nel contesto delle trasformazioni economiche globali, suggerisce l’esigenza di proseguire lungo il percorso di riforme già avviato. “Alcuni interventi vanno nella giusta direzione, ma non sono ancora sufficienti a cambiare passo”, ha aggiunto Sangalli, lasciando intendere la necessità di rafforzare le misure a sostegno di imprese e investimenti.
Il quadro macroeconomico
Le stime presentate da Confcommercio delineano un quadro di rallentamento, ma non di crisi conclamata, per l’economia italiana nei prossimi anni. Nello scenario che cede il conflitto terminare a giugno, infatti, il Pil è previsto in crescita dello 0,6% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, con un andamento che conferma una traiettoria positiva, seppur contenuta e fortemente influenzata dal contesto internazionale.
Un risultato che riflette la capacità di tenuta del sistema economico, soprattutto alla luce delle tensioni energetiche e geopolitiche. Prima dell’acuirsi dello scenario internazionale, come sottolineato anche dall’ufficio studi, l’Italia mostrava indicatori solidi, con consumi e occupazione in aumento.
Accanto allo scenario base, Confcommercio delinea anche un’ipotesi più complessa, legata al prolungarsi delle tensioni sui prezzi energetici. In questo caso, la crescita si ridurrebbe sensibilmente fino allo 0,3% nel 2026 e allo 0,4% nel 2027, con un rallentamento marcato rispetto alle prospettive iniziali che sarebbero state tre volte superiori.
Crisi energetica e impatto sui consumi
Le tensioni legate allo scenario internazionale, in particolare sul fronte energetico, rappresentano oggi uno dei principali fattori di incertezza. Le stime di Confcommercio indicano una possibile riduzione del potere d’acquisto delle famiglie di circa 1.000 euro in due anni, con effetti diretti sui consumi, anche se il quadro resta legato all’evoluzione del contesto geopolitico.
Nello scenario più favorevole, la crescita si manterrebbe su livelli moderati ma positivi, mentre in quello più complesso si registrerebbe un rallentamento più marcato. In entrambi i casi, emerge con chiarezza come la stabilità dei prezzi energetici sia una variabile chiave per sostenere la domanda interna e accompagnare la ripresa.
Lavoro e contrattazione: segnali di dialogo
Un altro elemento centrale è rappresentato dall’andamento dell’inflazione, che potrebbe mantenersi su livelli elevati nel breve periodo. “Significa minori consumi e minore Pil, si andrebbe a cavallo della recessione”, ha osservato il direttore dell’Ufficio studi Mariano Bella, sottolineando tuttavia come le dinamiche attese lascino spazio a un progressivo rientro.
Lo stesso Bella invita a mantenere un approccio equilibrato, evitando letture eccessivamente pessimistiche. “Gli spazi per l’ottimismo sono molto ristretti”, ha spiegato, ricordando però che l’economia italiana arrivava a questa fase in condizioni complessivamente solide, con crescita e inflazione sotto controllo rispetto ad altri Paesi europei.
Lavoro e contrattazione: segnali di dialogo
Sul fronte del lavoro, Confcommercio registra un’attenzione crescente verso il tema dei salari e della qualità della contrattazione. “Abbiamo registrato un maggior interesse del governo a dare una risposta al lavoro povero”, ha evidenziato Sangalli, sottolineando l’importanza del confronto tra le parti sociali.
Il percorso avviato con sindacati e organizzazioni d’impresa mira a un aggiornamento dei modelli contrattuali, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità per le imprese e tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. “È una battaglia sociale che richiede il contributo di tutti, non interventi unilaterali”, ha ribadito il presidente, indicando una strada fondata sul dialogo e sulla responsabilità condivisa.
Le prospettive per l’Italia
Il quadro complessivo resta caratterizzato da incertezza, ma anche da elementi di resilienza che possono sostenere il sistema economico nei prossimi mesi. Le previsioni indicano una crescita contenuta, ma positiva nello scenario base, con un mercato del lavoro ancora in grado di generare nuova occupazione.
Ecco perché diventa centrale rafforzare le politiche economiche volte a sostenere la competitività e a consolidare la fiducia di imprese e famiglie. La sfida sarà quella di accompagnare l’economia italiana in una fase complessa, mantenendo equilibrio tra rigore e sviluppo e valorizzando i segnali di tenuta già emersi.
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