Mentre Ursula von der Leyen lancia un’app Ue per regolare l’accesso dei minorenni ai social, subito dopo la condanna negli Usa contro Meta e Google accusate di creare dipendenza, gli esperti di disagio giovanile mettono in guarda dalla trappola di provvedimenti troppo semplicistici.
Corena Pezzella, psicoterapeuta e Clinical Manager di Unobravo, distingue infatti fra luci e ombre dell’iniziativa di Bruxelles: “Per molti ragazzi – esordisce – i social non rappresentano uno spazio neutro, ma ambienti che possono incidere in modo significativo sulla costruzione dell’identità e sull’equilibrio emotivo. Quando l’esperienza online è prevalentemente legata alla ricerca di approvazione o alla comparazione costante con gli altri, possono emergere vissuti di inadeguatezza, difficoltà nella regolazione emotiva e, in alcuni casi, modalità di utilizzo disfunzionali”, spiega.
Non bisogna, però, passare dalla totale mancanza di regole a una stretta draconiana: “Non si tratta di demonizzare le piattaforme. È importante piuttosto riconoscere come alcuni dei meccanismi che le regolano possano amplificare vulnerabilità già presenti, soprattutto in una fase evolutiva come l’adolescenza, in cui il bisogno di appartenenza e riconoscimento è centrale. In questo senso, strumenti come la verifica dell’età possono rappresentare un primo passo utile, ma non esauriscono il tema della protezione dei più giovani. È fondamentale spostare l’attenzione dalla sola regolazione dell’accesso alla qualità dell’esperienza digitale. Accompagnare gli adolescenti nello sviluppo di una maggiore consapevolezza emotiva e di competenze relazionali online è ciò che può fare davvero la differenza, permettendo ai social di diventare, se utilizzati con equilibrio, anche uno spazio di espressione e di costruzione positiva dell’identità”.
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