In una Wall Street sempre più animata da piccoli investitori bramosi di guadagni veloci e sprezzanti del pericolo, il palesarsi di un’azienda che appiccica l’etichetta di intelligenza artificiale al suo business rappresenta una sorta di miraggio da cogliere al volo. Così, sulla fiducia, la caccia all’affare ha scatenato la scorsa settimana uno degli exploit più grandi della storia: fino a +800% nell’intraday per poi chiudere la giornata a +583%. L’azienda in questione è Allbirds, quotatasi a New York nel 2021 con una valutazione di ben 4 miliardi sull’onda del grande successo delle sue sneakers Wool Runner, calzature sostenibili fatte in lana merino filata dal produttore italiano Reda e arrivata ad essere negli scorsi anni quasi uno status symbol nella Silicon Valley, proclamate dalla rivista Time “le scarpe più comode al mondo“ e calzate anche da Barack Obama e Leonardo DiCaprio. Peccato che la sostenibilità non c’è mai stata nei bilanci, tutti in rosso dal 2020 in avanti. Allbirds è così finita nel dimenticatoio degli investitori dilapidando il 99% del proprio valore. La svolta, almeno sulla carta, arriva il 15 aprile con l’annuncio di una radicale revisione strategica. Da un lato la cessione del suo marchio di sneakers ad American Exchange Group, dall’altro l’accensione di una linea di credito convertibile da 50 milioni di dollari per concentrarsi sull’intelligenza artificiale, con un rebranding in “NewBird AI”. L’intento è quello di diventare un fornitore integrato di soluzioni cloud, acquisendo asset GPU ad alte prestazioni, che saranno impiegati per servire i clienti che necessitano di accesso dedicato alla capacità di calcolo dell’IA e far crescere nel tempo la piattaforma neocloud. Idee chiare per una società che senza una svolta andava incontro a una lenta condanna a morte, mentre l’infrastruttura GPU rappresenta un potenziale biglietto d’oro.
La svolta ha scaldato in primis gli investitori retail, sempre più alla ricerca di narrazioni da cavalcare. Gli acquisti netti sul titolo hanno raggiunto un record di 5,2 milioni in un solo giorno, superando la domanda vista il giorno dell’Ipo. La narrativa IA spiega in gran parte questo entusiasmo e nella stessa settimana c’è stato un altro pivot nella stessa direzione con Myseum che ha deciso di passare dall’ambito social media ad assistente IA focalizzato sulla privacy. Risultato: +230% in Borsa. «Il capitale si muove dove si muove l’attenzione. E oggi l’attenzione è tutta sull’intelligenza artificiale», rimarca Gabriel Debach, market analyst di eToro. Il primo trimestre dell’anno ha visto il funding privato globale per l’IA raggiungere 226 miliardi, più dell’intero 2025 (217 miliardi) sotto la spinta di mega-round tra i quali spicca OpenAI (122 miliardi).
La sfida per Allbirds è riuscirci nel concreto. «Non esiste un parametro di valutazione valido», avvertono gli esperti di William Blair riferendosi all’assenza di un modello di business stabile durante la fase di transizione e sottolineando anche il fatto che il finanziamento di 50 milioni appare «una goccia nell’oceano» rispetto ai miliardi che vengono stanziati dalle big per competere nel segmento delle infrastrutture IA. «In questo mercato dominato da capitali enormi e concentrazione su pochi leader, Allbirds arriva senza storico operativo in GPU, data center o infrastrutture di calcolo. Non ha ancora costruito nulla. Ha solo venduto le scarpe e preso 50 milioni per acquisire GPU assets», taglia corto Debach.
Ondata neocloud
Il riposizionamento dalle sneakers all’IA è tutto da costruire. Il pivot deciso da Allbirds ha certamente una sua logica nei numeri: si passa da una valutazione a multipli frazionali dei ricavi (circa 0,6 volte) a valutazioni pari a oltre 25 volte i ricavi per un operatore infrastrutturale IA in un mercato che è alla disperata ricerca di fornitori specializzati che fanno una sola cosa: fornire accesso a GPU. E così aziende come CoreWeave, Lambda e Voltage Park vengono oggi valutate non solo in base ai loro ricavi attuali, ma anche alla loro capacità contrattuale. Tra i rischi spicca il fatto che le GPU sono tutt’altro che eterne. Se NewBird AI non genererà abbastanza flusso di cassa per rinnovare regolarmente la flotta di GPU si ritroverà con un magazzino di costose infrastrutture che richiedono molta energia. Inoltre, i clienti richiedono non solo l’accesso alle GPU, ma spesso a GPU specifiche. Si tratta di un tapis roulant di spese in conto capitale per cui molti dirigenti che vengono dal mondo retail non sono preparati a fronteggiare.
Metamorfosi
Se nel concreto la svolta IA non dovesse funzionare, Allbirds entrerà di diritto nella lista – decisamente lunga – di pivot aziendali che hanno prima ammaliato gli investitori per poi dimostrarsi dei veri e propri flop. Senza tornare troppo indietro ai tempi della bolla dot-com, quando come funghi spuntavano pivot volti ad abbracciare la rivoluzione internet, lo scorso decennio una grande decaduta come Kodak ha, con colpevole ritardo, cercato di reinventarsi in ambiti diversi da quello delle pellicole fotografiche che avevano fatto la sua fortuna il secolo scorso. Nel gennaio del 2018 le azioni Kodak sono arrivate a più che raddoppiare in scia all’annuncio di una partnership con Wenn Digital per lanciare una criptovaluta rivolta ai fotografi. L’hype cripto ha innescato un rally illusorio, spentosi rapidamente, così come successo a Long Island Iced Tea – produttore di tè freddo e limonata – che nel 2017 si ribattezzò Long Blockchain, volò a +380% in Borsa, ma nel giro di un anno fu sonoramente estromessa da Wall Street a seguito dell’abbandono dei piani di acquistare attrezzature per il mining di Bitcoin.
Certo non mancato i casi di pivot andati a buon fine, come Riot che ha costruito davvero un’infrastruttura nel mining di Bitcoin. Rimanendo nell’universo degli asset digitali, MicroStrategy negli anni si è tramutata nella maggiore società che fa tesoreria di Bitcoin, beneficiando del ciclo rialzista negli scorsi anni. Abbastanza silenziosamente anche BlackBerry ha svoltato abbandonando l’hardware per diventare un player software e in ambito di cybersecurity.
Probabilmente nessuno ha invece memoria dell’app Burbn, fondata da Kevin Systrom e Mike Krieger nel 2010 e volta a mettere in contatto gli appassionati di questo whisky, con il business che ruotava attorno al social networking basato sulla posizione. Un flop totale che non ha scoraggiato i due fondatori che, notando la passione tra gli utenti di Burbn nel condividere foto, decisero di cambiare strategia ribattezzandola Instagram. Il resto della storia la conosciamo tutti, con Mark Zuckerberg che l’anno dopo fiutò l’affare e si prese l’app sborsando 1 miliardo di dollari; oggi Instagram genera un giro d’affari di oltre 83 miliardi di dollari contribuendo per oltre la metà sul fatturato pubblicitario di Meta.
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