L’ultimo botto di mercato porta ancora una volta la firma di Claude Lalanne, che con il marito Francois-Xavier ha sedotto il collezionismo con una scultura che rappresenta il frutto più proibito: la mela, in questo caso gigantesca opera bronzea battuta una settimana fa all’asta parigina di Christie’s per 6 milioni di euro. Non un record per la coppia le cui opere postume hanno sdoganato il design nell’olimpo delle arti maggiori. E non è un caso se la Pomme de New York datata 2006 sia stata aggiudicata in un’asta milionaria dove figuravano una cinquantina di lotti con i più grandi maestri delle arti figurative, da Maurice de Vlaminck a Gerhard Richter. Giova parlarne durante la Design week milanese perché anche qui il design d’autore divenuto scultura brilla della luce di una celebre coppia che seppe trasformare la natura in oggetto d’uso, senza mai perderne la dimensione poetica. Negli spazi fieristici del Salone Raritas, inedita mostra sul design da collezione, è la galleria Mitterand di Parigi a presentare un nucleo dedicato alla coppia Lalanne con l’ensemble Williamsburg del 1984, tavoli e sedute in bronzo dorato firmati Claude che traducono forme vegetali in arredi. Accanto a loro, le opere di François-Xavier, dalla Lampe Échassier al Paravent Rhinocéros.
Il caso Lalanne è oggi uno degli esempi più chiari di come il design possa trasformarsi in linguaggio artistico globale e, allo stesso tempo, in asset di mercato estremamente performante. E a colpi di record, come nel caso dell’Hippopotame Bar, il bar scultura a forma di ippopotamo venduto all’asta lo scorso dicembre da Sotheby’s New York per 31,4 milioni (prezzo top per un oggetto di design), o del Grand Rhinocretaire II, mobile-rinoceronte di bronzo firmato da François-Xavier e aggiudicato cinque mesi per 16,4 milioni di dollari. O ancora il Bar aux Autruches venduto a oltre 11 milioni, terzo top lot nello stesso anno per lo stesso autore: un’anomalia che segnala come il design funzioni ormai secondo dinamiche tipiche dell’arte contemporanea. Meno spettacolari ma più “abitabili”, le mele di Claude incarnano perfettamente quella fascia di mercato compresa tra 1 e 5 milioni di dollari che è oggi la più liquida e competitiva. Non sono i record assoluti a guidare il sistema, ma la continuità della domanda. Eppure, è proprio scendendo di scala che si coglie il vero cuore del mercato: le mele forse non fanno il record, ma si vendono con regolarità, spesso sopra le stime, e con una platea di collezionisti più ampia. Sono opere che mantengono la dimensione scultorea ma si inseriscono facilmente in uno spazio domestico: un fattore decisivo in un mercato sempre più guidato da collezionisti privati a caccia di oggetti che raccontano storie, costruiscono identità.
Il trend è confermato dagli altri risultati d’asta recenti, come le vetrate monumentali in stile Art nouveau di Tiffany Studios battute nel 2024 a 12 milioni di dollari, o come la lampada di Frank Lloyd Wright venduta per 7,5 milioni di dollari da Sotheby’s, il suo oggetto più costoso mai ceduto all’incanto. In parallelo, figure storiche come Jean Royère, Jean Prouvé e Charlotte Perriand continuano a consolidare una fascia alta stabile, tra i 5 e i 10 milioni. Il risultato è che negli ultimi due anni le vendite di opere di design da Sotheby’s, Christie’s e Phillips hanno registrato crescite oltre il +60% in alcune sessioni, con totali stagionali sopra i 75 milioni di dollari.
A Milano in questi giorni tali dinamiche si rendono visibili e soprattutto si proiettano nel futuro: la capitale italiana del design è lungi dall’essere la piazza dei record (che restano appannaggio di New York, Parigi e Londra) ma è il luogo in cui questi record si preparano eccome. Gallerie big come la Nilufar Gallery, tra Depot e spazio di via della Spiga, mettono in scena ambienti completi più che singoli oggetti: il Nilufar Grand Hotel è un esempio di come il collezionismo si stia spostando verso esperienze immersive, dove ogni elemento è potenzialmente un pezzo unico. Allo stesso modo, la mostra Casa Magica propone oggetti simbolici e rituali, in cui la funzione è quasi secondaria, una linea che dialoga direttamente con la poetica di Claude Lalanne. Il dato chiave, confermato dai più accreditati report, è la polarizzazione: sempre più forte concentrazione su opere museali e contemporaneamente crescita delle fasce medio-alte, con i nuovi collezionisti (Millennials e Gen Z) a rappresentare quasi il 40% dei collezionisti.
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