Sono passati cinquant’anni; per chi è meno giovane il 6 maggio 1976 è una data segnata nella memoria: il terremoto del Friuli provocò poco meno di mille morti e un’ondata di solidarietà nazionale paragonabile forse a quella che si animò dopo l’alluvione di Firenze. È ricordato come il quinto peggior evento sismico che abbia colpito l’Italia nel Novecento. Ma dieci anni fa la sequenza sismica che ha scosso il Centro Italia – da Amatrice a Norcia, da Camerino a Teramo dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017 – ha superato la magnitudo misurata in Friuli nel secolo scorso, interessando un’area circa doppia di quella del Friuli. La magnitudo misura l’energia liberata dallo scontro lento, inesorabile e progressivo di piattaforme terrestri che collidono per millenni, fino a un punto di rottura. Va però detto che la quantità di energia rilasciata non è l’unico parametro di cui tener conto per valutare l’impatto di un terremoto. La frequenza con cui i terremoti avvengono, il valore umano, storico, artistico ed economico dei territori, degli insediamenti e delle popolazioni che sono coinvolti, rendono “gravi” le conseguenze anche di terremoti relativamente “minori”, cioè di moderata energia.
Leader involontari
Ed è il problema che devono affrontare i “ricostruttori”. Sarà perché l’Italia è leader involontaria della sismicità europea, ma è certo che nel nostro Paese si sono sviluppate tecnologie ricostruttive uniche e all’avanguardia, proprio per risolvere un problema che molti altri territori sismici al mondo non hanno, o hanno in sedicesimo: la vetustà, storicità, e il valore artistico e culturale degli immobili antichi.
L’ingegner Riccardo Venturini ha recentemente ricevuto un ambito premio internazionale, il premio Assisi, proprio per la tecnologia che ha utilizzato – e sta applicando – in molte località coinvolte dal sisma del Centro Italia di dieci anni fa. Il “caso” che gli è valso il premio Assisi (un acronimo che si presta volutamente a ricordare la patria di San Francesco, ma che esattamente significa Anti-Seismic System International Society dell’Università di Berkeley, California) è il sistema di isolatori sismici applicati alla ricostruzione del Palazzo Comunale di Norcia.

Norcia, grazie all’intervento dell’ingegner Venturini e della sua società, Ingenium di Foligno, condivide il lustro del premio anti-sismico di quest’anno con il Toda Building di Tokyo e l’aeroporto di Xian (la città dell’esercito in terracotta, per intenderci) in Cina. «È da quindici anni che adottiamo questa tecnologia all’avanguardia nel mondo – spiega Vetturini – a Norcia l’abbiamo applicata a un edificio storico del XIII secolo. Certamente un “unicum”. A Berkeley ho visto professori universitari che hanno proposto interventi simili ma in contesti molto diversi, ad esempio in edifici dei primi del Novecento. Applicazioni ce ne sono in California e in Canada ma in edifici che per loro sono “storici”, ma sono del secolo scorso». Un’eccellenza mondiale che si misura con l’unicità della storia del nostro Paese, da sempre flagellato da eventi sismici, ma per questo impegnato a preservare un patrimonio storico, architettonico e artistico che non ha confronti al mondo.
Norcia
L’intervento sul Palazzo Comunale di Norcia ha comportato l’inserimento – alla base delle fondamenta medievali – di 40 isolatori, che sono dei cilindri “elastomerici”, costituiti da una serie di strati di acciaio e neoprene coperti da una pellicola nera, in grado di oscillare su 27 slitte, in modo che il movimento impresso all’edificio dalle prossime scosse – ci saranno, ahinoi, ci saranno: con i terremoti bisogna convivere con il massimo della sicurezza possibile – possa scaricarsi senza incidere sull’equilibrio della costruzione, che si sposterà come su un piano semovibile, fino alla fine delle scosse.
Il commissario Castelli
«Il terremoto nel Centro Italia non è un’emergenza casuale ma una caratteristica ambientale, frutto di un connubio tra caratteristiche geofisiche e geografiche, rete insediativa e storia delle attività e vicende umane – spiega Guido Castelli, commissario straordinario per il sisma 2016, con l’orgoglio di chi vede premiate le soluzioni adottate nel territorio – le sue manifestazioni macroscopiche si ripresentano a intervalli che, alla luce delle notevoli ma comunque imperfette conoscenze disponibili, non sono costanti né prevedibili. Non lo si può escludere, non lo si deve ignorare, non è saggio disperderne la memoria nell’oblio durante gli intervalli di quella che la debole percezione umana può scambiare per perfetta quiete. Ma è possibile imparare a conviverci e mantenere vigilante l’attenzione. Soprattutto occorre ricordare che giocare questa partita non vuol dire limitarsi alla gestione delle emergenze via via che si presentano, ma in oculate scelte di lungo periodo, che coinvolgono la qualità costruttiva dei nuovi edifici e la manutenzione di quelli già esistenti, la conservazione del tessuto sociale ed economico, la coltivazione dei rapporti umani che sono alla base dello spirito di fratellanza e vicinato senza il quale non esiste comunità di intenti e di persone».
Edifici storici e religiosi
«L’isolamento alla base, su muratura storica è una tecnologia relativamente recente ma ormai consolidata – aggiunge Vetturini – gli interventi precedenti riguardano soprattutto edifici religiosi o residenze storiche, mentre i casi su edifici pubblici medievali sono più rari». Gli ultimi interventi, prima di Norcia, hanno riguardato alcuni edifici dell’Aquila – il Palazzo dell’Emiciclo e il Palazzo Gagliardi Sardi (XVI-XVIII secolo) – che tuttavia sono un po’ più recenti di quello medievale di Norcia.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata