Una realtà dalle fondamenta solide e anche redditizie. Così appare Icop, una piccola di Piazza Affari che sta creando valore sia nei cantieri sia in Borsa. Tanto che è stata inclusa nella lista delle pmi più interessanti stilata da Websim Corporate (Intermonte). Gli analisti di diverse case d’affari esprimono tutti una raccomandazione di acquisto, convinti che questa small cap italiana possa continuare a costruire un percorso di crescita. Per un investitore, c’è da chiedersi se sia una storia capace di reggere nel tempo.
Più di un secolo di storia
A proposito di tempo, Icop (acronimo di Impresa Costruzioni Petrucco) nasce nel 1920 a Basiliano, in provincia di Udine. Oggi, dopo più di un secolo e quattro generazioni alla guida, è diventata una realtà internazionale con oltre 1.100 dipendenti e attività in 25 Paesi, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’America Latina e all’Asia. La sua identità è rimasta però ben definita e cioè un vero specialista dell’ingegneria del sottosuolo. Il gruppo opera in segmenti molto specifici come quello dei microtunnel, ossia gallerie di piccolo diametro, fondamentali per la posa di tubazioni sotterranee legate a gasdotti e reti idriche, nelle fondazioni speciali che costituiscono le basi invisibili delle grandi opere, nelle infrastrutture marittime come porti e banchine e nei progetti complessi ad alto contenuto ingegneristico, come metropolitane, viadotti e sottopassi. Non è un caso che tra i committenti ci siano grandi nomi industriali ed energetici, come Snam, Enel, Terna e Saipem.
I numeri che sostengono la struttura
Il 2025 è stato l’anno in cui la società ha cambiato scala. Non solo crescita organica, ma anche acquisizioni mirate (Atlantic Geoconstruction negli Stati Uniti e Palingeo in Italia) che hanno ampliato la sua capacità e presenza geografica. Il risultato è stato un balzo dimensionale che si è tradotto nei numeri: i ricavi consolidati hanno superato i 428 milioni di euro, mostrando una crescita del 135% su base annua. L’Ebitda rettificato (cioè escludendo le voci straordinarie) è più che raddoppiato raggiungendo gli 84,6 milioni. Anche l’utile netto rettificato è cresciuto con forza, un +92%, arrivando a 36,6 milioni. Una performance che ha permesso al gruppo di distribuire un dividendo di 0,14 euro per azione. La forza del business emerge anche dalla composizione dei ricavi, che per l’84% derivano da attività specialistiche nel sottosuolo, ad alto valore aggiunto. Mentre la distribuzione geografica esprime la progressiva internazionalizzazione del gruppo: l’Italia pesa ancora per poco più della metà del fatturato, ma le Americhe rappresentano già circa un quarto e il resto è distribuito principalmente in Europa (soprattutto Germania e Francia).
Un altro elemento chiave per valutare la solidità di una società di costruzioni è il portafoglio ordini, e anche qui Icop mostra fondamenta robuste. Il backlog (ossia il portafoglio ordini) raggiunge circa 1,5 miliardi di euro, garantendo copertura fino al 2026-2027 e una buona visibilità fino al 2028. Inoltre, il rischio di concentrazione è contenuto, perché nessuna singola commessa ha un peso dominante (nessun progetto pesa oltre il 10%). Questo si traduce in una maggiore prevedibilità dei flussi futuri, un aspetto tutt’altro che scontato nel settore.
Guardando avanti, per il 2026 i ricavi sono previsti salire ancora oltre i 600 milioni di euro, sostenuti dagli investimenti in infrastrutture, soprattutto energetiche e idriche, nelle principali economie mondiali. Dal punto di vista geografico, gli Stati Uniti rappresentano il principale motore di crescita, grazie a un mercato dove i margini sono strutturalmente più elevati rispetto all’Europa. In parallelo, la Germania resta un pilastro per l’espansione europea, mentre l’innovazione tecnologica continua a rafforzare il posizionamento competitivo del gruppo. A questo riguardo, si parla di un piano di investimenti intorno ai 30 milioni, con un focus particolare sulla tecnologia e sulla robotica applicata al microtunnel in cui si prevede un aumento dell’utilizzo di RoboGO, un robot subacqueo per la manutenzione automatizzata delle infrastrutture portuali.
La performance del titolo
Il titolo quotato alla Borsa Italiana, sul listino delle piccole (segmento Euronext Growth Milan) ha già vissuto una performance notevole. Dall’Ipo, avvenuta soltanto nel luglio 2024 a un prezzo di 5,92 euro per azione, le quotazioni sono salite in area 26 euro, con un guadagno superiore al 350%. Anche considerando solo l’ultimo anno, la crescita è stata a tripla cifra (+153% circa). Un rally di questo tipo potrebbe far pensare a una storia già del tutto “prezzata”, ma il consenso degli analisti suggerisce altro.
Case d’investimento come Alantra, Kepler Cheuvreux e Banca Akros mantengono tutte raccomandazioni positive (rating buy) con target price compresi tra 28 e 29 euro, quindi con un possibile ulteriore upside. «In prospettiva – aggiungono da Alantra – la progressiva realizzazione delle sinergie derivanti dalle operazioni di fusione e acquisizione, l’accelerazione dell’attività negli Stati Uniti e il proseguimento delle iniziative basate sulla tecnologia dovrebbero sostenere un’ulteriore crescita e la solidità dei margini».
La tesi condivisa da più parti è che, nonostante la corsa del titolo, Icop continui a trattare a multipli in linea o persino inferiori rispetto ai concorrenti, pur offrendo una crescita e una redditività sensibilmente superiori. Anche l’inserimento nella EGM Watchlist delle pmi più interessanti da parte di Websim Corporate suggerisce che il titolo non sia ancora completamente scoperto dal mercato, lasciando spazio a ulteriori rivalutazioni in caso di esecuzione efficace del piano industriale. Ma appunto, i rischi non mancano, nemmeno in questo caso: la complessità nell’integrazione delle acquisizioni e la dipendenza da grandi commesse.
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