Intesa Sanpaolo rafforza il supporto ai progetti di sostenibilità di imprese e famiglie destinando il 30% delle nuove erogazioni a medio-lungo termine al credito sostenibile: oltre 110 miliardi di euro nell’arco dei quattro anni del Piano presentato a febbraio dal consigliere delegato e ceo Carlo Messina. Di queste, circa 87 miliardi sono destinati alla transizione green e circa 25 miliardi a crediti con impatto sociale. Nel Piano il gruppo ha inoltre confermato gli impegni di decarbonizzazione in linea con l’obiettivo Net-Zero al 2050, attraverso il rafforzamento dei target al 2030 relativi a emissioni finanziate, asset management, assicurazioni ed emissioni proprie.
Il convegno
L’iniziativa è stata presentata da Intesa durante un convegno che ha riunito istituzioni, finanza e mondo delle imprese, Energia e adattamento climatico: nuove sfide per le imprese, tenutosi oggi a Milano. L’evento è stato aperto da Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, e ha visto gli interventi, tra altri, di Enrico Letta, Enrico Giovannini, già ministro delle Infrastrutture e delle Mobilità sostenibili e Direttore scientifico Asvis, Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer Intesa Sanpaolo, e Anna Roscio, Executive Director Sales & Marketing Imprese, Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo.
Le direttrici seguite da Intesa
Intesa Sanpaolo orienta il suo impegno verso la sostenibilità su diverse direttrici:
- Erogazioni nel primo trimestre 2026: 4,2 miliardi di euro di nuovi prestiti a medio lungo termine per la transizione sostenibile, di cui 1,4 miliardi di mutui green (pari al 35% dei nuovi mutui);
- Emissioni proprie CO₂ (Scope 1 + 2): in calo del 6% nel 2025 rispetto al 2024;
- Energia acquistata da fonti rinnovabili a livello di Gruppo nel primo trimestre 2026: 96%;
- Emissioni finanziate: riduzione del 12% nei settori oggetto di target di decarbonizzazione nel 2025 rispetto al 2024 (-41% rispetto al 2022);
- Social lending: circa 1,4 miliardi di euro erogati nel primo trimestre 2026 per rafforzare l’inclusione finanziaria;
- Supporto di istruzione, orientamento e occupabilità: raggiunti oltre 11.000 giovani attraverso le iniziative lanciate;
- Confermata nei Dow Jones Best-in-Class Indices, inclusa nella Cdp Climate A List e prima tra le banche del peer group per Sustainalytics.
“Il nostro piano prevede che il 30% dei nuovi prestiti a medio e lungo termine sarà dedicato al sustainable lending per quanto riguarda i finanziamenti e poi per tutto il resto. L’obiettivo è accompagnare le aziende che adottano business innovativi basati su nuove fonti di energia rinnovabile, sull’adattamento ai cambiamenti climatici, su nuovi modelli di economia circolare. Siamo stati pionieri naturalmente nel supporto alla circolare economy investendo non solo in riciclo e riuso ma anche sul redesign dei processi produttivi”, ha osservato il presidente Gros Pietro, spiegando che l’obiettivo è “ottenere di non consumare risorse riproducibili più di quante se ne possano riprodurre in ogni anno e questo è reso possibile anche dagli ottimi risultati conseguiti dalla banca anche nell’ultimo anno, che sono frutto di una pianificazione attenta e lungimirante di 90.000 persone del gruppo“.
Le parole del presidente Gros-Pietro
“L’adattamento climatico non riguarda solo la gestione dell’emergenza ma la capacità stessa di anticipare i mutamenti e il nostro supervigilante di Francoforte è molto attento e molto esigente in questa direzione”, ha aggiunto Gros-Pietro sottolineando: “La transizione energetica è una leva strategica, ridefinisce filiere e modelli di business, richiede capacità di innovare e un coordinamento tra le diverse parti coinvolte e per essere efficace deve avere una dimensione sistemica, non può essere affidata unicamente alla volontà dei singoli attori economici. Servono politiche pubbliche coerenti anche a livello sovranazionale strumenti adeguati, un quadro regolatorio che premi il futuro. Noi siamo pronti a collaborare dobbiamo essere consapevoli che il tempo della gradualità è finito. La trasformazione è in corso sta a noi governarla con lucidità, responsabilità e ambizione”.
La crisi energetica
Sulla guerra, Gros-Pietro ha sottolineato: “Le guerre non hanno mai fatto bene all’economia, possono portare molti utili per chi produce armi, ma l’umanità nel suo complesso patisce moltissimo. Quindi è importante porre fine a questa guerra che sembrerebbe limitata per quanto riguarda i territori coinvolti, ma invece vediamo non lo è per gli effetti”.
“Il costo dell’energia – ha aggiunto – è cresciuto in tutto il mondo, questo crea delle difficoltà soprattutto per i territori che non sono autonomi nella produzione di energia. Di qua viene l’importanza di far crescere le fonti rinnovabili di energia, torniamo al tema importantissimo della rinnovabilità, del riuscire a produrre tutti gli anni tutto ciò che abbiamo consumato delle risorse riproducibili”, ha concluso.
Il 30% delle erogazioni
Paola Angeletti, chief sustainability officer di Intesa Sanpaolo, ha ricordato: “Per noi è fondamentale essere a fianco dei nostri clienti, per i loro investimenti, i loro fabbisogni finanziari, proprio per tutti quegli investimenti sostenibili. Abbiamo preso l’impegno che il 30% delle nuove erogazioni a medio lungo termine saranno per finanziamenti sostenibili. Abbiamo anche pubblicato le nostre linee guida proprio per rendere chiaro, esplicito, trasparente che cosa intendiamo per finanziamenti sostenibili”.
Stress test
Nel suo intervento, Letta si è concentrato sul ruolo dell’Europa: “Siamo di fronte a un altro stress test dato dalla crisi in Medio Oriente, il secondo dopo pochissimo tempo, quello legato alla crisi dei prezzi dell’energia dovuta all’invasione russa dell’Ucraina”, quello prima ancora è “il Covid”. E il messaggio che “è venuto fuori in tutti e tre, se posso permettermi di banalizzarlo molto, è ‘Ci state raccontando che bisogna occuparsi della fine del mondo, ma se non riesco ad arrivare alla fine del mese, la fine del mese conta di più della fine del mondo‘. E questo messaggio, che in tutti e tre questi stress test è stato molto efficace, è molto duro perché ha toccato ovviamente la vita concreta, reale dei cittadini, delle imprese, ha messo a durissima prova la direzione di marcia”.
Letta ha sottolineato che “bisogna riuscire a mantenere la direzione di marcia, nonostante questi stress test che ci mettono alla prova e ci riportano duramente alla necessità di trovare soluzioni immediate a crisi immediate, ma sapendo che le due vicende, i due piani, sono due piani che devono per forza di cose rimanere separati”. “I due piani devono rimanere separati – ha ribadito -, cioè dobbiamo riuscire a mantenere la direzione di marcia della strategia compresa nel Green Deal, a prescindere dalle crisi congiunturali che si sono ripetute, di cui la terza è quella che stiamo vivendo oggi. Ed è difficilissimo perché questa terza crisi sostanzialmente spinge molto a dire: ‘be’, ma allora deceleriamo, torniamo indietro, perché bisogna andare così veloci?'”. Secondo Letta “bisogna chiedere alle istituzioni europee e quindi anche ai governi nazionali, di riuscire a mantenere separate le risposte, quelle di breve periodo e quelle di lungo periodo. Perché se si mischiano le due cose non si riesce a dare una risposta efficace né all’una né all’altra”.
Il ruolo dell’Europa
“In termini di Pil l’Europa vale, l’Europa comunitaria vale il 17% del mondo. In termini di market cap sui mercati finanziari, questo 17% diventa 9%. Gli Stati Uniti sono il 26% del mondo e il market cap di quel 26% del mondo è il 65%. Vorrei semplicemente fermarmi a questo dato, perché questo dato ci racconta cosa vuol dire avere 27 mercati finanziari frammentati, vuol dire ridurre la nostra forza e cosa vuol dire per gli Stati Uniti avere un mercato finanziario unico che ha una dimensione globale come quello: vuol dire sostanzialmente dominare e questo dominare lo si è visto sull’intelligenza artificiale, su tanti altri temi, e la loro indipendenza energetica non è secondaria”, ha detto Letta.
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