Irreperibilità, spese gonfiate e una contabilità spesso difficile da leggere per chi non è del settore. Il rapporto tra condòmini e amministratori non è sempre idilliaco, anzi per la maggior parte di chi vive in complessi multifamiliari è al centro di discussioni, più o meno animate. Oltre la metà – per la precisione il 52% – degli italiani che vivono in condominio non è soddisfatta del proprio amministratore ed esprime un giudizio negativo sulla sua gestione, secondo l’ultima indagine Changes Unipol-Ipsos. Nelle grandi città, il malcontento è ancora più diffuso con Roma che raggiunge addirittura il 64%.
A parte eventuali comportamenti scorretti e illeciti di singoli professionisti, che ovviamente aprono a un contenzioso vero e proprio, a creare insoddisfazione è la mancanza di controllo su spese, preventivi, fatture, stato dei lavori. E infatti oltre il 70% dei residenti indica proprio la scarsa trasparenza finanziaria come principale fonte di frustrazione. In particolare, il fatto di non avere accesso immediato ai documenti economici, non poter verificare facilmente il saldo del conto condominiale o controllare movimenti e pagamenti aggiornati in tempo reale. Ma anche quando i documenti sono disponibili, spesso risultano tecnici e poco leggibili ai non addetti ai lavori. C’è poi il tema del recupero delle informazioni: fatture, contratti di manutenzione e documenti fiscali vengono spesso custoditi esclusivamente dall’amministratore e per i residenti questo significa dover fare specifica richiesta di informazioni, con tempi più lunghi e poca visibilità su ciò che accade realmente nel proprio palazzo.
Un altro nodo riguarda la manutenzione e gli interventi tecnici, tra fornitori difficili da valutare e scarsa visibilità sullo stato dei lavori, che rendono complicato capire se il preventivo sia davvero competitivo o se i lavori vengano eseguiti correttamente. Diversi aspetti critici, insomma, di un modello di gestione condominiale che si svela distante dalle aspettative degli inquilini. D’altronde, se oggi chiunque può monitorare in tempo reale e con un clic il proprio conto bancario o tracciare una spedizione, nel condominio prevalgono ancora comunicazioni frammentate, archivi cartacei e processi lenti e a volte poco chiari. Gli strumenti oggi disponibili sono poco evoluti e quasi esclusivamente software gestionali pensati per gli amministratori.
Il tema riguarda milioni di persone, considerando che in Italia circa il 70% della popolazione vive in condominio, vale a dire oltre 45 milioni di cittadini condividono spazi comuni, manutenzioni, bollette, lavori straordinari e decisioni economiche. Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando. Sul piano normativo, il disegno di legge 1816/2026, presentato al Senato lo scorso febbraio, introduce requisiti professionali più stringenti per gli amministratori, l’obbligo di polizza assicurativa e nuove regole sulla trasparenza contabile.
Ma anche sul mercato si sono affacciate alcune realtà innovative che puntano a digitalizzare il settore. In Europa, in particolare Francia, Germania e Spagna, sono attive già da diversi anni (la prima addirittura nel 2017) alcune aziende che hanno creato l’amministratore di nuova generazione. In Italia, dove la gestione amministrativa condominiale vale circa 3 miliardi di euro, ci ha pensato la startup Dommio. Nata qualche mese fa a Milano, propone un modello di gestione condominiale integrato con strumenti digitali, così da renderla più accessibile e verificabile da tutti. Attraverso una piattaforma digitale, ogni condòmino può monitorare le spese in tempo reale, consultare documenti e verbali, seguire lo stato delle manutenzioni, aprire segnalazioni tracciabili, partecipare alle assemblee non solo in presenza ma anche online e ricevere aggiornamenti sulla gestione del palazzo. La digitalizzazione comporta una maggiore comodità, apprezzata soprattutto dagli inquilini più giovani che con la tecnologia hanno più dimestichezza, ma non solo. Favorisce anche quella trasparenza finanziaria che tanto manca ai residenti. In Italia un amministratore condominiale costa mediamente tra 80 e 150 euro all’anno per unità immobiliare, con punte superiori ai 300 euro nei condomìni di pregio. Secondo questi nuovi amministratori 2.0, una gestione più efficiente e trasparente può anche ridurre alcune voci di spesa, alleggerendo il peso delle attività amministrative sul bilancio complessivo.
In ottica di risparmio e vita condominiale serena c’è poi la possibilità di sviluppare la cosiddetta economia condominiale, quella che nasce direttamente dalla vita interna del palazzo e dalla collaborazione tra vicini tra baby-sitting, ricezione pacchi, condivisione della linea internet, piccoli lavori domestici, dog-sitting e assistenza reciproca. Secondo un’indagine Emg Different per Facile.it, oltre 5 milioni di italiani che vivono in contesti multifamiliari hanno avviato queste forme di condivisione o sviluppo di servizi con i vicini e ben il 94% dichiara di aver ottenuto un risparmio economico concreto quantificato in media in 269 euro. Complessivamente, il beneficio stimato supera i 560 milioni di euro in un anno.
Leggi anche:
1. Condomini, morosi protetti onesti bastonati
2. Attico che passione. Ma scatta la trappola spese condominiali
© Riproduzione riservata