I sindacati vanno all’arrembaggio per far saltare uno dei pilastri della riforma della previdenza complementare approvata dal governo, ovvero la portabilità del contributo del datore di lavoro. Come aveva anticipato Moneta (qui l’articolo) le sigle temono che le nuove regole riducano la loro influenza.
Con un “avviso comune” associazioni di imprese e sindacati si schierano contro le “modifiche relative alla portabilità del contributo datoriale”, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, che “mette in discussione la funzione assegnata ai fondi pensione negoziali quale secondo pilastro di un sistema che vede nella previdenza complementare una necessaria forma di integrazione e di sussidiarietà”.
Chi aderisce
Il documento è firmato da 11 associazioni datoriali: Confindustria, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcooperative, Legacoop, Agci, Confesercenti, Confcommercio, Confapi, Confservizi; e dai sindacati Cgil, Cisl Uil. Parallelamente, c’è attesa per l’eventuale approvazione di emendamenti in Parlamento ma la norma sarebbe fortemente difesa dal ministero dell’Economia.
Secondo i sindacati, le modifiche “penalizzano i fondi pensioni negoziali e impattano sul modello collettivo-contrattuali della previdenza complementare in questi anni faticosamente costruito”. Le parti mettono in campo contromisure condividendo, come “opportuno”, di prevedere per i contratti collettivi “linee di indirizzo comuni” per “salvaguardare l’autonomia e la volontà contrattuale nella determinazione e tutela del contributo datoriale” e prevedono una formula condivisa da inserire nei rinnovi dei Ccnl: “Nessun contributo è dovuto dal datore di lavoro nel caso in cui il lavoratore decida di aderire ad una forma pensionistica diversa da quella contrattuale di riferimento”.
Più concorrenza fra fondi pensione
La norma introdotta dal governo apre alla concorrenza tra fondi chiusi, quelli previsti dalla contrattazione collettiva ed a cui possono aderire solo i lavoratori direttamente coinvolti da quei contratti, e quelli aperti offerti da banche, assicurazioni, Sgr, Sim. L’avviso comune di associazioni di imprese e sindacati evidenzia che la portabilità è “lungi dal creare condizioni di parità e competitività”, darebbe invece “luogo ad una obiettiva discriminazione dei fondi negoziali” che non possono ricevere iscrizioni provenienti da ambiti diversi da quello contrattualmente definito.
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